Parla al Parlamento spagnolo
Pace, diritto a non emigrare, sacralità della vita: 10 minuti di applausi per Papa Leone XIV
Dieci minuti di applausi. Tutti in piedi, tra sorrisi e grida “Viva il Papa”. Un ringraziamento e un plauso trasversale che ha unito tutte le forze politiche: è così che il Parlamento spagnolo ha salutato il Pontefice Leone XIV al termine del suo intervento a Palacio de las Cortes, durato sette minuti. Il massimo rappresentante della Chiesa di Pietro è tornato in Spagna a distanza di quindici anni dall’ultima volta, quando al suo posto c’era Benedetto XVI. Per la prima volta però un Papa ha parlato all’assemblea degli eletti. E probabilmente in molti di coloro che lo hanno ascoltato pronunciare il suo discorso dallo scranno più alto dell’aula, avranno pensato che il grande teologo, padre del Catechismo della Chiesa cattolica e teorico delle radici cristiane dell’Europa fosse ancora al suo posto. Il Santo Padre ha infatti affrontato questioni come l’immigrazione, il diritto alla vita, la civiltà dei popoli con fede e decisione.
Le armi non costruiscono una pace autentica
Ha parlato di pace e armi il Pontefice, ricordando che «Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare» e che «le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Per questo motivo, è preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale». Perché «Il mondo sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale, che si manifesta in molteplici forme di violenza, polarizzazione e diffidenza reciproca. In questo contesto, la pace si presenta come un’aspirazione politica e, ancor più, come una vera e propria esigenza morale».
Dramma migratorio tocca la dignità umana
Papa Leone XIV ha parlato di migrazione toccando il grande tema del rispetto dell’altro, spiegando che «L’affermazione della dignità umana non può rimanere astratta, quando tante persone sono costrette a lasciare tutto per cercare pace, sicurezza e futuro. Anche il tragico dramma migratorio interpella oggi la coscienza delle nazioni e il fondamento etico dell’ordine internazionale. Numerosi uomini, donne e bambini si trovano forzati, a causa di circostanze spesso drammatiche, a partire dalle loro comunità e lasciarsi alle spalle persone care, storie e legami».
Diritto a rimanere nella propria terra
Secondo il Pontefice «Questa realtà va oltre qualsiasi lettura puramente demografica o economica: costituisce una questione eminentemente morale e giuridica. Laddove una persona è discriminata per la sua origine nazionale, etnica, religiosa o linguistica, o per la sua condizione economica o sociale, viene gravemente violato il principio universale dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani».
Per il Papa inoltre «La situazione dei migranti e dei rifugiati richiede una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi. Da qui nasce una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinché nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica».
Un passaggio che ha riportato alla mente Giovanni Paolo II e Benedetto XIV sul tema del diritto a non emigrare, introdotto dal primo e formalizzato dal secondo.
Trafficanti approfittano della disperazione delle loro vittime
Il Papa americano ha anche lanciato il suo monito: «Negli ultimi anni, le rotte sempre più pericolose hanno evidenziato il costo altissimo di questa realtà, spesso nascosta o ignorata. Molte persone continuano a essere vittime di trafficanti e contrabbandieri che approfittano della loro disperazione. È necessario rafforzare la prevenzione, il salvataggio e l’assistenza alle vittime, specialmente nel quadro di una cooperazione regionale e multilaterale. Nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata. Per questo è indispensabile una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra. Quando la risposta istituzionale si fa vicina, equa e coordinata, le frontiere cessano di essere luoghi di abbandono e possono diventare spazi di tutela responsabile della dignità umana».
Difesa della vita è una meta di civiltà
Altro tema che il Papa ha voluto affrontare di fronte all’assemblea parlamentare che a maggioranza sostiene il governo socialista di Sanchez è stato il diritto alla vita. Leone XIV ha ricordato qual è a suo avviso il vero parametro sul quale si giudica la “civiltà” di un popolo e di una nazione: «La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà”. Così come tante volte ricordato da Bergoglio, Leone ha voluto rivolgere «una parola serena e decisa a coloro che hanno la grave responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale. Tale convivenza può vedersi minacciata dalla cultura dello scarto, come ha più volte osservato Papa Francesco . In questo senso, se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà».
Vita da custodire fin dal concepimento
Perché per Leone XIV «Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità».
Famiglia: Papa, ‘fondamento della comunità, va sostenuta’
Il Papa, nel suo discorso al Parlamento spagnolo ha parlato anche della famiglia «Prima realtà umana e fondamento naturale della comunità. Nell’ambito familiare si intrecciano le generazioni e si trasmette una memoria viva che dà continuità interiore alla società. Laddove la famiglia è sostenuta, si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale delle nazioni. La famiglia sarà sempre la prima scuola di umanità dove si impara, prima che in qualsiasi altro luogo, la grammatica elementare della convivenza: accogliere la vita, prendersi cura dell’altro, perdonare, servire e appartenere».