L'inferno in salotto
Orco in casa, da Bordighera a Bergamo l’orrore delle torture sui figli piccoli: lager domestici, chat choc e punizioni medievali
Da Bordighera a Bergamo, la mostruosa scia di torture contro bambini innocenti. E dalle indagini e dalle aule dei tribunali, spuntano dettagli orrorifici che hanno per vittime dei piccoli indifesi torturati quotidianamente
Ce lo chiediamo tutti in questi giorni, dopo l’emersione da un sommerso di torture e maltrattamenti sui più piccoli, figli di un Dio minore quanto meno agli occhi dei genitori o dei loro conviventi rivelatasi degli orchi senza pietà. E dalla vicenda drammaticamente nota di Bordighera a quella appena spuntata dalla cronaca di Bergamo di cui daremo conto a breve, le domande in attesa di risposta sono sempre le stesse: dove alberga quell’abisso della mente umana in cui l’istinto più puro della natura, quello che dovrebbe spingere una madre a proteggere i propri figli, e quando e perché si corrompe fino a trasformarsi in sadismo e violenza cieca?
Inferno in casa: da Bordighera a Bergamo, la mostruosa scia di torture contro i bambini
Sì, perché le cronache giudiziarie che arrivano in queste ore da Bordighera, nell’imperiese, e da un comune della provincia di Bergamo, aprono i cancelli di un vero e proprio inferno domestico. Due vicende drammaticamente speculari, dove piccoli innocenti sono stati trasformati in sacchi da pugilato, vittime di torture fisiche e psicologiche perpetrate da chi avrebbe dovuto amarli e proteggerli. E invece, il quadro che emerge dalle indagini della magistratura non descrive semplici, per quanto odiosi, maltrattamenti. Di più: evoca scenari da lager. Punizioni disumane. E un sistematico annichilimento dell’animo e una mortificazione dolorosa del corpo di creature indifese.
Orrore a Bordighera, la mamma della piccola Beatrice piange in aula. Ma come?
E mentre a Bordighera la tragedia ha già consumato il suo tributo più alto con la morte della piccola Beatrice, una bimba di appena due anni. Da Bergamo arriva, tristemente, la storia tragica di altre bambini costretti all’inenarrabile. Ma procediamo con ordine: e ripartiamo dalla piccola vittime ligure. Davanti al gip, la madre Emanuela Aiello ha pianto e negato, scaricando le colpe sul compagno, Emanuel Iannuzzi, rimasto in silenzio. Ma le carte dell’inchiesta parlano eccome in compenso. E svelano dettagli da brividi. Per oltre un mese la piccola ha vissuto con il volto deturpato da ecchimosi. Con i capelli strappati e vistosi lividi. Tutto inquietante specchio di un’agonia durata 72 ore prima del decesso, e senza che nessuno chiamasse i soccorsi.
Bordighera, i messaggi choc di Iannuzzi alla sorellina di Beatrice: «Non la lanci dalla finestra?»
Senza che parenti e amici si rendessero conto dello scempio perpetrato a lungo sulla piccola vittima, il cui corpo, alla fine, ha ceduto. Ma non è tutto. Perché se Beatrice è stata la martire predestinata di questa tragedia annunciata, anche sua sorella maggiore (di appena nove anni) è una vittima collaterale. Costretta a interpretare il ruolo imposto dagli adulti di governante” della casa. Come a fotografare il volto tumefatto di Beatrice per inviare i report alla madre. Chat e messaggi, allora, restituiscono la totale disumanità imputata agli imputati. Con Iannuzzi, che addirittura, scriveva alla bambina di nove anni chiamata a un compito molto più grande di lei, frasi d’odio puro rivolte alla sorellina: «Che faccia da c… ha tua sorella. Non la lanci dalla finestra?»…
Torture ai figli a Bergamo: altro orrore sotto il tetto domestico
Ma non finisce qui, perché l’orrore non ha tetto, né legge, né confini geografici. E allora, spostando lo sguardo dalla Liguria alla Lombardia, lo scenario non cambia. Se non per il fatto che i quattro fratellini sopravvissuti – di 13, 12 e 10 anni – che sono riusciti a scampare al peggio grazie alla denuncia del nonno e alla fuga di uno di loro con tre zaini in spalla. A Bergamo, il gip Riccardo Moreschi non sembra nutrire dubbi sulla vicenda. E ha formulato l’accusa più grave e infamante: tortura. Sotto accusa una donna di 38 anni, oggi in carcere.
Un calvario lungo una breve vita
I racconti dei bambini descrivono un calvario iniziato nel 2016. Due gemelli di 12 anni venivano sistematicamente privati del cibo, insultati, costretti a dormire rannicchiati sul pavimento o all’interno della doccia, usata come prigione, dove l’acqua fredda fungeva da sveglia. Una violenza metodica che mirava a distruggerne dignità e resistenza fisica. Obbligati ad andare a scuola in pigiama o con scarpe da bambina. Marchiati con sigarette spente sulle gambe. E terrorizzati da minacce di morte.
Bergamo come Bordighera, punizioni medievali e violenze quotidiane
Non solo. I fratelli hanno raccontato di punizioni medievali, come quando la madre ha spinto la testa di uno dei gemelli dentro un piatto di minestra bollente, ustionandogli il volto, o quando ha puntato un coltello contro il figlio più piccolo di dieci anni. La primogenita veniva perfino obbligata ad assistere e a percuotere a sua volta i fratellini, in un delirio di sottomissione psicologica e di violenza fisica e morale.
E allora, queste due storie lasciano una ferita profonda nella coscienza di tutti noi. Evidenziano il fallimento parziale di quella rete di monitoraggio – tra assistenti sociali, scuole e denunce pregresse poi archiviate – che avrebbe dovuto intercettare il grido d’aiuto di questi bambini prima che fosse troppo tardi. Il funzionamento a corrente alternata che agisce in fretta e forse in nome di scrupoli non proprio emergenziali, sul caso della famiglia nel bosco. Salvo poi tralasciare interventi tempestivi su vicende ben più complesse e tragiche.
Mentre sullo sfondo resta l’orrore per una violenza che si consuma nel silenzio delle nostre province. Dietro facciate curate e villette con il giardino con bagni a norma e sistemi fognari irreprensibili, ma dove la barbarie più cupa ha preteso di farsi legge domestica.