La sinistra che censura i suoi
Niente festival: purghe staliniane per Erri De Luca, il “compagno” che si è permesso di dissentire dai “flotillisti”
Vietato dissentire, vietato sabotare il pensiero unico della sinistra, figuriamoci poi se si parla di Gaza e di Israele. Quella frase sul “genocodio” che non c’è, nella Striscia, è valso al compagno Erri De Luca, famoso scrittore pro-No-Tav, anti-Meloni, ex Lotta Continua e cose del genere, la scomunica della sua parte politica, “flotillisti” in primis. Ed è scattata anche la purga staliniana per il Festival Salerno Letteratura, previsto dal 13 al 20 giugno. Il suo nome è scomparso dal programma a causa delle sue controverse dichiarazioni sul sionismo e sulla “distorsione storica della parola genocidio applicata alla guerra di Gaza”.
Erri De Luca epurato dalla sinistra
Secondo quanto riportano oggi i giornali locali, lo scrittore napoletano non sarebbe persona gradita. “Nessun censura”, precisa uno dei due direttori artistici Gennaro Carillo, interpellato da Il Mattino che ha tirato fuori la vicenda: “Abbiamo preferito riconsiderare la nostra decisione originaria – spiega Carillo, docente di Dottrine politiche alla università Suor Orsola Benincasa – anche per evitare strumentalizzazioni. La prolusione che detta un po’ la linea al festival implica una certa identità di vedute, con chi te la commissiona, quantomeno rispetto alla più tragica delle evidenze: i morti civili di Gaza”. Allo scrittore era stato offerto comunque uno spazio nel programma del festival, ma ha declinato l’invito dopo il no alla prolusione. A nulla sono valse le precisazioni, affannose, dell’intellettuale di sinistra, che aveva abbozzato un dietro-front. Dopo aver detto che “il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria”, ha corretto il tiro. “Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati… Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese che naturalmente condivido. È accaduto e me ne dispiace”. Ma intanto, la sentenza del tribunale “rosso” era già definitiva.