Credibilità ritrovata
Meloni da record in Europa: 19 Consigli europei e un primato che racconta la stabilità dell’Italia
La continuità come forza: un primato senza precedenti nella storia repubblicana
C’è un dato che sta passando quasi inosservato nel dibattito politico italiano, ma che racconta più di molti commenti la trasformazione del ruolo dell’Italia in Europa negli ultimi anni.
Il Consiglio europeo del 18 giugno sarà il diciannovesimo Consiglio europeo formale al quale parteciperà Giorgia Meloni da Presidente del Consiglio. Un numero che rappresenta già un primato nella storia repubblicana: nessun presidente del Consiglio italiano aveva mai partecipato a così tante riunioni del Consiglio europeo alla guida dello stesso governo.
Il dato assume un significato ancora più rilevante se si considera che a settembre il governo Meloni diventerà il più longevo della storia della Repubblica italiana. Un doppio primato che racconta la stessa realtà: la stabilità politica di un esecutivo che, in un contesto internazionale segnato da guerre, crisi energetiche, tensioni commerciali e sfide migratorie senza precedenti, ha garantito continuità di guida e presenza costante ai tavoli decisionali europei.
Dal governo Berlusconi a oggi: cosa raccontano i numeri
Fino ad oggi il riferimento storico era il secondo governo Berlusconi, che aveva partecipato a 15 Consigli europei formali. Il governo Meloni ha già superato quel traguardo e continua ad accumulare presenze in una fase storica nella quale il Consiglio europeo è tornato ad essere il vero centro politico dell’Unione.
Non si tratta di una curiosità statistica. Il Consiglio europeo è il luogo in cui i capi di Stato e di governo dei Ventisette affrontano i dossier più delicati: guerra in Ucraina, crisi mediorientale, competitività industriale, sicurezza energetica, immigrazione, difesa comune e futuro bilancio europeo. Partecipare con continuità significa costruire relazioni, consolidare credibilità e incidere sulle decisioni strategiche dell’Unione. L’Italia lo sta facendo. Con lo stesso governo, con la stessa guida, con la stessa visione.
La stabilità come forza negoziale
La forza negoziale di un Paese non dipende soltanto dal peso economico o demografico, ma anche dalla capacità di presentarsi ai tavoli internazionali con una leadership stabile e riconoscibile. Per anni l’Italia ha alternato governi di breve durata, spesso costretti a cambiare linea politica o interlocutori nel giro di pochi mesi. Oggi il quadro è profondamente diverso: un Paese che ha ritrovato stabilità e la usa come leva negoziale.
Il prossimo Consiglio europeo affronterà alcuni dei temi più complessi dell’agenda internazionale: dall’Ucraina alla migrazione, dalla difesa europea alla competitività industriale, fino al futuro quadro finanziario pluriennale. Temi sui quali l’Italia ha contribuito a spostare il dibattito europeo — sul contrasto all’immigrazione illegale, sulla difesa delle frontiere esterne, sulla necessità di alleggerire il peso normativo che grava sulle imprese — e sui quali si presenta non come Paese in affanno, ma come Paese con proposte.
Un’Italia che va a Bruxelles per proporre
Il record delle diciannove partecipazioni non è dunque soltanto un numero. È il simbolo di un’Italia che si presenta in Europa con una continuità politica senza precedenti nella storia repubblicana. Un’Italia che non arriva a Bruxelles a chiedere, ma a proporre. Con la schiena dritta e le idee chiare. È questa la cifra politica del governo guidato dalla prima Premier d’Italia, Giorgia Meloni.
*Antonio Giordano deputato Fratelli d’Italia *