Una sconfitta e una vittoria
La Corte Suprema Usa conferma la linea Trump sulle atlete trans, ma dice no alla limitazione dello ius soli
L'abolizione della cittadinanza automatica per nascita era stata firmata con un ordine esecutivo nel primo giorno del secondo mandato, ma era rimasta congelata per le precedenti sentenze dei tribunali minori
La linea Trump è passata sulle atlete transgender, ma non sullo ius soli. È finita così la partita che restava aperta presso la Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo il pronunciamento delle scorse ore su una serie di temi di grande rilevanza per il presidente americano, primo fra tutti il potere di intervenire direttamente sui vertici delle agenzie federali indipendenti cui i giudici hanno dato il via libera con la sola eccezione della Fed.
Trump esulta per il no alle atlete trans nelle competizioni femminili
Trump ha esultato per la sentenza che ha confermato la legittimità delle leggi statali che vietano agli atleti transgender di partecipare alle competizioni sportive femminili. «Grande Vittoria: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena emesso una sentenza contro la partecipazione degli uomini negli sport femminili. Wow! Questo mette fine a quella situazione ridicola», ha scritto Trump in un post su Truth Social.
La decisione della Corte Suprema Usa
Secondo quanto riportato da Nbc News, la sentenza, redatta dal giudice conservatore Kenneth Kavanaugh, ha respinto con una maggioranza di 6 a 3 i ricorsi di due studentesse transgender, stabilendo che le restrizioni imposte in West Virginia e Idaho non violano né il 14mo emendamento sull’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, né il “Title IX”, la normativa federale che proibisce la discriminazione sessuale nell’istruzione.
Sebbene la pronuncia riguardi direttamente solo i due Stati promotori della causa, l’impatto del verdetto è destinato a estendersi rapidamente ad altri 25 Stati che hanno già adottato divieti simili, allineandosi peraltro alle recenti restrizioni internazionali già introdotte dal Comitato Olimpico Internazionale.
Passa la linea Trump sul genere determinato dalla biologia
L’amministrazione di Donald Trump ha dato nuovo slancio a questo trend già diffuso, schierandosi al fianco degli Stati conservatori e promuovendo l’ordine esecutivo “Keeping Men Out of Women’s Sports” (“Tenere gli uomini fuori dagli sport femminili”). Il governo ha anche avviato una causa legale contro la California che consente la partecipazione alle competizioni sportive sulla base dell’identità di genere percepita. Le normative confermate si basano sul principio, sancito dal West Virginia, che il genere sia determinato esclusivamente dalla genetica e dalla biologia riproduttiva alla nascita, blindando così le categorie femminili da qualsiasi successiva transizione di genere.
Lo stop alle limitazioni dello Ius soli
Viene letto, invece, come un duro colpo per il presidente lo stop al tentativo di abolire lo ius soli automatico per i figli degli immigrati privi di documenti o con visti temporanei, al centro di uno degli ordini esecutivi firmati da Trump nel primo giorno del secondo mandato. Sempre secondo quanto riportato da Nbc News, per i giudici viola apertamente il 14esimo Emendamento della Costituzione, che da oltre un secolo garantisce la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo americano.
Il decreto presidenziale, rimasto congelato dai tribunali inferiori e mai entrato effettivamente in vigore, mirava a riscrivere radicalmente la prassi costituzionale, restringendo il diritto di nascita solo ai neonati con almeno un genitore cittadino o residente permanente.
I giudici hanno invece riaffermato la validità dello storico precedente del 1898 (United States v. Wong Kim Ark) e lo spirito originario del 14esimo Emendamento, ratificato dopo la Guerra civile per tutelare i diritti degli ex schiavi afroamericani. La decisione accoglie così i ricorsi presentati dagli Stati progressisti e dalle associazioni per i diritti civili, guidate dall’Aclu, che avevano denunciato l’illegittimità del provvedimento a tutela di migliaia di famiglie e neonati che rischiavano l’esclusione dai diritti fondamentali.