I messaggi del Vate
Il Vittoriale acquista le lettere inedite di D’Annunzio: i rapporti con il duce, la famiglia e “il sorvegliante”
Ci sono molti argomenti che D'Annunzio ha trattato nel tempo, con il suo guardiano del Vittoriale, dai rapporti con Benito Mussolini a quelli con il figlio. Nell'ultima parte della vita sembrava aver ceduto allo sconforto
Negli finale della sua vita, Gabriele d’Annunzio (1863-1938) viveva al Vittoriale, davanti al lago di Garda, circondato da attenzioni, onori e privilegi, ma anche sotto il monitoraggio del regime fascista. A controllarne la vita, gli incontri e gli spostamenti era Giovanni Rizzo, questore e poi prefetto incaricato dal governo di Benito Mussolini di sorvegliare il poeta-soldato, una presenza che il Vate arrivò a descrivere con amara ironia come il suo «occhiuto carceriere». Il grande scambio di lettere tra i due è stato ora acquistato dalla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, presieduta dallo storico Giordano Bruno Guerri, come apprende l’Adnkronos, grazie ad una trattativa privata con la casa d’aste Finarte: il nucleo comprende 83 lettere autografe firmate da d’Annunzio, scritte tra il 1923 e il 1937 e rimaste finora in gran parte inedite.
Il Vittoriale acquista le lettere tra D’annunzio e il suo sorvegliante
Le corrispondenze epistolari documentano una relazione difficile e spesso tesa. Nonostante molte si aprano con il cordiale «Caro amico», il tono tradisce spesso diffidenza e insofferenza. In una lettera del febbraio 1928, D’Annunzio scrive a Rizzo: «Ella più volte mi ha dichiarato d’essere qui a mia disposizione, anzi ai miei ordini. S’Ella fosse qui soltanto per sorvegliarmi come ‘individuo pericoloso’ saprei protestare con la mia ben nota energia contro la sua presenza». I documenti offrono dunque uno sguardo privilegiato sugli ultimi quindici anni di vita del poeta e sul suo rapporto con il potere fascista. D’Annunzio utilizza spesso Rizzo come messaggero per far arrivare le sue comunicazioni al capo del governo, arrivando a scrivere più volte: «Lo dica al nostro Capo», riferendosi a Mussolini.
Gli argomenti trattati da D’Annunzio: l’ambivalenza con Mussolini e le questioni internazionali
Dalle lettere emerge un comportamento ambivalente nei confronti del Duce, che oscilla tra risentimento, disapprovazione e momenti di sincera partecipazione emotiva. Alla morte di Arnaldo Mussolini, fratello minore del dittatore faacista, ad esempio, il poeta si dice «straziato dall’annunzio inatteso» e aggiunge: «Manderò una parola a Benito, ma anche la mia parola è vana». Le lettere affrontano anche argomenti politici di grande attualità per l’epoca, dalle questioni legate al cosiddetto “Patto marino” fino alle questioni internazionali, con frequenti riferimenti al Re, a Galeazzo Ciano, al Duca d’Aosta, a Giuseppe Volpi e al ministro Alfredo Rocco. Ma, accanto alla dimensione pubblica, viene fuori anche quella privata.