Antimafia e sinistra
Figuraccia di Scarpinato, ricorso inammissibile. Il centrodestra: “Per il M5S lui è il campione del diritto…”
Inammissibile, sbagliato nel destinatario, a dispetto delle competenze del ricorrente, il giudice parlamentare grillino Roberto Scarpinato, che contro ogni coerenza contesta l’utilizzo di intercettazioni telefoniche che lo metterebbero in difficoltà in Antimafia.
La Corte costituzionale, con l’ordinanza numero 106, depositata oggi, ha dichiarato l’inammissibilità del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, promosso dal senatore Roberto Scarpinato nei confronti della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie. Il ricorso aveva a oggetto l’utilizzazione e la messa a disposizione ai membri della medesima Commissione parlamentare di alcune intercettazioni telefoniche e messaggi istantanei ai quali il senatore ricorrente aveva preso parte, interloquendo con una persona sottoposta a indagini della Procura di Caltanissetta. Il ricorrente lamentava, in particolare, che la Commissione parlamentare avesse utilizzato e consentito ai suoi membri l’accesso a tali intercettazioni senza avere preventivamente richiesto al Senato l’autorizzazione prevista dagli articoli 4 e 6 della legge numero 140 del 2003 e 68, terzo comma, della Costituzione. Tale omissione avrebbe, così, menomato le prerogative di cui ciascun membro delle Camere sarebbe personalmente e direttamente titolare.
La Consulta contro Scarpinato: ricorso bocciato
L’ordinanza dichiara l’inammissibilità del ricorso, sottolineando che, quando la lesione delle prerogative del parlamentare proviene da soggetti esterni alle Camere (quali, tra gli altri, il Governo o l’Autorità giudiziaria), la tutela delle stesse spetta, di regola, all’organo parlamentare di appartenenza. In questi casi opera, infatti, il cosiddetto principio di assorbimento: le attribuzioni costituzionali del singolo deputato o senatore vengono fatte valere collegialmente dalla Camera di appartenenza, promuovendo conflitto di attribuzione tra poteri. Al contrario, il parlamentare ha la facoltà di sollevare conflitto di attribuzione singolarmente nei confronti della Camera di appartenenza solo in presenza di specifiche condizioni: devono, anzitutto, venire in rilievo attribuzioni costituzionali sue proprie e la violazione contestata deve essere così grave da menomare prerogative riconosciute al singolo direttamente dalla Costituzione. Inoltre, al fine di evitare che le prerogative del singolo deputato o senatore siano soggette all’arbitrio della maggioranza, questi è legittimato a promuovere individualmente conflitto inter-organico nei confronti della Camera di appartenenza, nel caso in cui quest’ultima non l’abbia a sua volta tutelato collegialmente, ad esempio decidendo di non sollevare conflitto.
Nel caso in esame, tuttavia, il ricorso è inammissibile perché non viene censurata la decisione del Senato di non sollevare conflitto contro la Procura o contro la Commissione parlamentare di inchiesta, bensì la condotta della Commissione parlamentare di inchiesta, del suo Presidente e del suo Ufficio di presidenza, per avere utilizzato il testo di alcune intercettazioni senza l’autorizzazione del Senato. In queste circostanze è esclusivamente l’Assemblea che può promuovere il conflitto. Non sussiste, infatti, alcuna ragione per derogare al principio secondo cui la legittimazione del singolo viene assorbita da quella dell’organo parlamentare titolare della prerogativa, ove rivolta a un potere esterno che, nella specie, è quello rappresentato dalla Commissione parlamentare di inchiesta, le cui autonome attribuzioni sono disciplinate dall’articolo 82 della Costituzione.
Il centrodestra accusa: “Una figuraccia colossale”
La reazione del centrodestra è durissima. “Cronaca di una figuraccia colossale. Un magistrato che scrive un ricorso inammissibile non è solo un paradosso ma dà il senso del livello di pretestuosità e incoerenza che contraddistingue Scarpinato. Il senatore che, non si capisce perché, viene celebrato dal M5s come il campione del diritto, è riuscito a sottoscrivere un atto rigettato dalla Corte costituzionale. Colui che ci spiegava perché le carriere tra giudici e magistrati non andavano separate è lo stesso che è stato capace di promuovere un ricorso che solo l’assemblea di palazzo Madama avrebbe potuto proporre contro la commissione Antimafia, di cui è parte, per evitare l’utilizzo di intercettazioni che lo vedono protagonista in negativo. L’eroe, solo per i Cinquestelle, le sta provando tutte pur di non far venire a galla la verità sui suoi rapporti con persone indagate o che sarebbero state audite dalla stessa Antimafia. L’unica cosa che ancora non ha fatto, e sarebbe la sola giusta e coerente, sarebbe quella di firmare la propria astensione dai lavori dell’assise guidata da Chiara Colosimo quando si affrontano tematiche e vicende processuali che lo hanno visto agire in prima persona per evitare un palese, evidente, gigantesco conflitto di interessi”, è scritto in una nota i parlamentari del centrodestra nella commissione Antimafia.