Ora la parola al Tribunale
Famiglia nel bosco, nella perizia finale “auspicabili nuove condizioni per il rientro a casa dei bambini”
I bambini della "Famiglia nel bosco, secondo l'ultima perizia, scontano un'immaturità e un'educazione inadeguata e lacunosa, a partire dalle conoscenze basilari dell'italiano e dell'aritmetica. Nonostante ciò, si è aperto uno spiraglio per il ritorno con i genitori
Come ha certificato la perizia finale da cinquanta pagine, i bambini della Famiglia nel boscoscontano «un’immaturità» e un’educazione definita «inadeguata e lacunosa». Nonostante ciò, la separazione dai genitori non dev’essere definitiva. Sono questi alcuni passaggi chiave della perizia finale depositata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila dalla consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli.
Tra i fogli della complessa valutazione, i tecnici del Tribunale dell’Aquila hanno stabilito alcuni principi che successivamente potrebbero addolcire il contrasto con la difesa. Inoltre, nell’ultima perizia c’è una frase che apre uno spiraglio per il ricongiungimento tra figli e genitori: «Le affermazioni sopra riportate non intendono in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al loro rientro nel contesto familiare. Al contrario si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere».
Famiglia nel bosco, auspicato un ricongiungimento nella perizia finale
La perita del tribunale aquilano, Simona Ceccoli, ha anche replicato allo psichiatra di parte Tonino Cantelmi, che aveva avuto da ridire sull’inadeguatezza genitoriale di Nathan e Cate: «Le considerazioni svolte mirano esclusivamente a evidenziare che gli aspetti di immaturità neuropsicologica rilevati sui tre bambini non appaiono riconducibili, sul piano causale, alla istituzionalizzazione, ma a fattori antecedenti e complessi sopra specificati. Pertanto, come più volte ribadito, nell’ambito della consulenza non viene effettuata una valutazione dello stile di vita dei genitori in sé, bensì viene analizzata l’eventuale incidenza che il loro stile educativo può avere sul crescere psicologico, educativo, affettivo e relazionale dei minori». Insomma, per lei sarà indispensabile che i due tengano conto dei «bisogni dei loro figli» trascurati in passato e che vengano superate le fragilità educative dei bambini.
L’analisi dei periti
Secondo l’analisi dei periti, «si è dimostrato come lo stile educativo di Nathan Trevallion e Catherine Birminghan ha leso i diritti dei minori garantiti dalla Costituzione: il diritto alla salute, alla istruzione e alla socializzazione ed ha inciso sullo sviluppo psico emotivo e cognitivo dei tre figli». Per Ceccoli questi sono fatti inoppugnabili, a partire dalla scarsa conoscenza dell’alfabeto e dell’aritmetica da parte dei bambini. Ma non solo perché, «tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham presentano carenze nell’attenzione, nelle funzioni esecutive, carenze nelle abilità visuo-spaziali e prassiche e infine nell’apprendimento; presentano pertanto un quadro importante di immaturità neuropsicologica». Insomma, la psichiatra sostiene la tesi di un’immaturità «caratterizzata da rigidità del pensiero e ridotta capacità di contatto e percezione della realtà».
Ora la parola passa ai giudici
Il Tribunale dei minori avrà un mese di tempo per occuparsi di eventuali decisioni sull’ordinanza con cui, lo scorso novembre, venne sospesa la responsabilità genitoriale a Nathan e Cate, oltre all’allontanamento dei tre bambini in una struttura protetta. Al momento, il legale della coppia, Simone Pillon, ha commentato positivamente alcune parti dell’ultimo elaborato: «Prendo atto del ripetuto auspicio della consulente di un precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell’interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari».