Il calciatore svenuto
Eriksen sta meglio dopo il malore in campo: perché il caso Bove è diverso
Christian Eriksen è di “buon umore”, ha dichiarato il medico della nazionale danese, nonostante sia stato ricoverato in ospedale dopo essere collassato durante l’amichevole tra Danimarca e Ucraina, cinque anni dopo l’arresto cardiaco subito durante gli Europei. L’ex centrocampista del Manchester United, 34 anni, a cui è stato impiantato un pacemaker dopo il malore del 2021, è caduto a terra al 64′ minuto della partita di domenica a Odense. Lo staff medico si è precipitato in campo, mentre i giocatori di entrambe le squadre si sono radunati intorno a lui per proteggere la scena da telecamere e smartphone. L’arbitro ha sospeso la partita e Eriksen è stato successivamente portato in ospedale, protetto dai giocatori di entrambe le squadre mentre usciva dal campo. Il medico della nazionale danese, Morten Boesen, ha dichiarato che Eriksen è stato “brevemente privo di sensi”, ma “il pacemaker ha funzionato correttamente”. Lunedì mattina presto Boesen ha potuto fornire un aggiornamento positivo. “Ho parlato con Christian stamattina e sta bene”, ha scritto in un commento pubblicato su Instagram. “È con la sua famiglia ed è di buon umore. Ci aspettiamo che venga dimesso presto e possa tornare a casa”. Boesen ha affermato che lui e il suo staff medico sono in contatto regolarmente con i giocatori della nazionale danese. “Ci prendiamo cura dei giocatori e dello staff e siamo in contatto con loro regolarmente”. Eriksen porta il pacemaker da quando è collassato durante la partita della fase a gironi contro la Finlandia agli Europei del 2020, disputati nel 2021. Questo lo ha costretto a rimanere lontano dal calcio per oltre sei mesi.
“Dobbiamo tenere presente che giocare con un Icd (defibrillatore cardioversore impiantabile) non significa essere ‘a rischio zero’, ma avere una protezione importante. In chi porta un defibrillatore possono verificarsi episodi di aritmia con shock appropriati o, talvolta, inappropriati, più spesso durante attività fisica che a riposo, pur con dati osservazionali su atleti che mostrano assenza di decessi durante lo sport quando c’è una gestione specialistica adeguata, appropriata e nei tempi giusti”, dice all’Adnkronos Salute Federico Nardi, direttore Cardiologia dell’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato e presidente designato Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri).
Erikson e il caso Bove, le differenze secondo il cardiologo
Cosa potrebbe essere accaduto a Eriksen durante l’amichevole Danimarca-Ucraina? “Una perdita di coscienza, anche di breve periodo, in un atleta con storia di arresto e portatore di Icd, richiede comunque degli accertamenti mirati in ambito ospedaliero, a partire dall’interrogazione del dispositivo e dall’analisi del tracciato registrato – risponde Nardi – per capire se si è trattato di una aritmia ventricolare vera, di uno shock inappropriato o di un fattore scatenante correggibile. Prima di un eventuale ritorno in campo, le raccomandazioni moderne insistono su valutazione specialistica, conferma della stabilità elettrica anche sotto sforzo e decisione condivisa”.
Edoardo Bove, calciatore italiano, dopo oltre 400 giorni dall’intervento al cuore – subito dopo l’arresto cardiaco durante Fiorentina-Inter – è tornato a giocare nel Regno Unito al Watford dopo l’impianto di un defibrillatore. “Non è corretto trasferire automaticamente quanto accaduto a Eriksen su un altro atleta. Infatti, le diagnosi e i profili di rischio possono essere completamente diversi. Il messaggio, semmai, è che chi rientra ad alto livello dopo un evento aritmico deve essere seguito con protocolli di follow‑up strutturati e in centri esperti”, conclude il cardiologo.