Polemiche a Cluj
Coppa del Mondo di ginnastica ritmica in Romania: vietati inno e bandiera russa. Il Cremlino fa ritirare la nazionale
"I rapporti tra la nostra federazione e la federazione internazionale sono stati pienamente ripristinati e le nostre ginnaste hanno il diritto di gareggiare sotto i propri simboli", commenta il Cremlino
La Russia non salirà sulla pedana di Cluj-Napoca. A poche ore dall’avvio della World Challenge Cup di ginnastica ritmica, in programma dal 26 al 28 giugno nella città romena, la Federazione russa ha ritirato la squadra dopo essere stata informata che bandiera e inno nazionali non sarebbero stati ammessi nell’arena. «Oltraggioso», il commento del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov all’agenzia di stampa Tass.
«Un caso scandaloso»
Il messaggio è arrivato venerdì, durante il briefing con la stampa. Peskov ha definito la scelta «arbitraria» e ha rivendicato la decisione della Federazione russa di non accettare la limitazione imposta dagli organizzatori locali. «Si tratta di un caso scandaloso», ha affermato. Poi ha aggiunto: «I rapporti tra la nostra federazione e la federazione internazionale sono stati pienamente ripristinati e le nostre ginnaste hanno il diritto di gareggiare» sotto i propri simboli.
La decisione della squadra
La Federazione russa di ginnastica ha spiegato il ritiro con «gravi violazioni del regolamento di gara» da parte degli organizzatori. Stando alla ricostruzione diffusa dalla delegazione, gli organizzatori avrebbero comunicato verbalmente che la bandiera russa non sarebbe stata esposta e che l’inno non sarebbe stato eseguito in caso di vittoria.
Il nodo politico si è acceso attorno alla posizione del sindaco di Cluj-Napoca, Emil Boc. Mercoledì, in un video sui social, il primo cittadino aveva annunciato la contrarietà all’uso dei simboli russi durante l’evento. «Non sono d’accordo sul fatto che i simboli politici di uno Stato aggressore in Europa debbano essere usati in un paese dell’Unione Europea», ha scritto.
Il precedente di maggio
Il punto contestato da Mosca è la decisione assunta il 18 maggio da World Gymnastics, che ha revocato le restrizioni introdotte nel 2022 e ha consentito agli atleti di Russia e Bielorussia di tornare nelle competizioni internazionali con vessilli e canti ufficiali del proprio Paese. European Gymnastics si è poi allineata alla federazione mondiale.
Per questo la Federazione russa sostiene che il divieto deciso a Cluj contraddica direttamente la linea dell’organismo sovranazionale. Ha già annunciato il ricorso a tutti gli strumenti giuridici disponibili per ottenere il rispetto delle decisioni sportive. World Gymnastics, sulla questione, invece non ha rilasciato commenti immediati.
Una nazionale simbolo della disciplina
Non si tratta di una rappresentativa marginale. La Russia è una delle eccellenze storiche della ritmica: da Alina Kabaeva, oro olimpico ad Atene 2004, a Evgeniya Kanaeva, campionessa olimpica a Pechino 2008 e Londra 2012, da Margarita Mamun, oro a Rio 2016, alle sorelle Averina, più volte campionesse mondiali tra il 2017 e il 2021, le sue atlete hanno segnato gli standard tecnici e artistici degli ultimi trent’anni, con titoli olimpici, mondiali ed europei in serie.
Dalla riammissione, le russe hanno già raccolto medaglie nelle tappe mondiali. Ora la questione passa dal campo di gara ai tavoli federali e legali. Cluj-Napoca resta nel calendario ufficiale, ma senza la squadra che più di molte altre ha definito la storia recente di questa disciplina.