Le parole dei legali
Caso Garlasco, cos’è l’affidamento in prova per Alberto Stasi e quali obblighi dovrà rispettare
Alberto Stasi lascia il carcere di Bollate dopo oltre dieci anni di detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano gli ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali, una misura alternativa che gli consentirà di scontare il resto della pena fuori dal carcere. Ecco che cosa significa e quali obblighi dovrà rispettare.
L’ok appena ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Milano è un diritto che spetta ai detenuti che hanno un residuo di pena inferiore ai quattro anni e che viene stabilito non solo per semplici calcoli matematici – la decorrenza della pena è fissata al 31 ottobre 2029, ma per alcuni benefici potrà arrivare già nel 2028 -. Ma anche in base al comportamento del condannato.
Per Stasi il parere positivo è legato alla buona condotta, alle relazioni positive del carcere, all’aver accettato la condanna (anche continuando a dirsi innocente); al risarcimento che paga alla famiglia della vittima, all’assenza di interviste alla stampa. Prima di questo ultimo passaggio, per Alberto Stasi c’è stato il lavoro esterno. Ottenuto con un’ordinanza del 24 gennaio 2023: i permessi premio a casa degli zii dal maggio 2024; quindi la semilibertà raggiunta l’11 aprile 2025 e richiesta quando erano già stati espiati i due terzi della pena.
Affidamento in prova: misura alternativa alla detenzione
L’affidamento in prova si inserisce dunque in un percorso ‘naturale’ dei detenuti: una progressione verso il reinserimento nella società. Studio e lavoro hanno dettato per oltre dieci anni il ritmo di vita del quarantaduenne, Che ha prima aderito ad associazioni di volontariato. Successivamente ha conquistato un contratto esterno come contabile e amministrativo in una società di gestioni finanziarie a Milano, dove ha già preso casa. L’affidamento in prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione che punta a favorire il reinserimento sociale e che consente al condannato, a determinate condizioni, di espiare la condanna fuori dalla cella.
Stasi, come ogni altro detenuto, deve rispettare alcune restrizioni, e deve mostrare impegno in un’attività lavorativa, formativa o di volontariato. Se il condannato rispetta tutte le prescrizioni, arrivato al termine del periodo di affidamento, la pena si considera estinta e solo allora torna un uomo libero. Se invece non le rispetta, il magistrato di sorveglianza può decidere di revocare l’affidamento in prova e per il condannato si potrebbero riaprire le porte del carcere.
L’avvocato De Rensis: ” Non potrei dire cosa prova”
Alberto Stasi “è uscito nella tarda mattinata” dal carcere di Bollate. La conferma che dopo oltre dieci anni dietro le sbarre, potrebbe non fare più rientro a Bollate arriva dall’avvocato Antonio De Rensis che insieme alla collega Giada Bocellari difende Stasi. Incalzato dalle domande dei cronisti sullo stato d’animo del suo assistito, l’avvocato resta vago e preferisce non commentare. “Sapete com’è riservato. Questo riguarda la sua sfera intima, non potrei trasferire esattamente quello che prova”. Il quarantaduenne ha lasciato il carcere di Bollate da un ingresso secondario tra le 10 e le 11 di questa mattina, ha così eluso giornalisti e troupe televisive che per ore hanno atteso davanti all’ingresso principale dell’istituto penitenziario.