“Dopo il crollo del fascismo e la riconquistata democrazia, la sinistra italiana, compresa quella democratica, ha permesso che troppi temi diventassero un monopolio della destra…”. Neanche a sinistra, nemmeno tra gli intellettuali più pacifici e pacifisti, come il giornalista Corrado Augias, le parole di Ilaria Salis contro la Festa del 2 giugno, la parata dei Fori Imperiali e i soldati che sfilano con le armi alla mano, hanno minimamente fatto breccia. Anzi. Augias, oggi, su “Repubblica“, bacchetta l’europarlamentare di Avs parlando di tesi su armi, difesa e senso della Patria, che finiscono per diventare dei regali alla destra.
Ilaria Salis aveva criticato la tradizionale parata militare del 2 giugno sostenendo che dovrebbe essere abolita. In un post pubblicato sui social ha scritto che, in un periodo segnato da «riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine», servirebbe «abolire la parata militare del 2 giugno» e restituire alla Festa della Repubblica il suo «originario carattere civile, popolare e democratico».
La replica di Giorgia Meloni era stata molto dura. La presidente del Consiglio aveva definito quelle affermazioni «vergognose» e «indegne» nei confronti degli uomini e delle donne delle Forze armate. Oggi Augias, con parole diverse, si schiera a sua volta contro questo pacifismo ipocrita della sinistra.
Corrado Augias dà una lezione a Ilaria Salis
“Vero che la parata comprendeva reparti delle varie armi, droni di ultima generazione, mezzi atti ad offendere. Se vogliamo assicurare la difesa del territorio è necessario che le armi ci siano, tanto più in un momento in cui lo scudo americano ha ridotto la sua portata e la vecchia Europa deve fare un po’ da sola. Chi l’ha vista davvero la parata ha però potuto constatare che accanto ai reparti militari, c’erano sindaci, Croce rossa e crocerossine, vigili del fuoco, cani addestrati alla ricerca sotto le macerie, volontari della protezione civile, veterani e invalidi, i fanti nelle vecchie uniformi del ’15-‘18, quei corpi di forte radicamento popolare che sono gli alpini soprattutto nelle regioni settentrionali e i bersaglieri a Roma”, scrive Augias replicando a Salis.
Il valore degli uomini al servizio della nazione
Augias ricorda alla Salis che “quelle che sfilavano erano le varie articolazioni di un paese che interviene nelle zone di guerra con compiti di mantenimento delle tante effimere tregue, uomini e donne che si prodigano in patria quando una sciagura, un’alluvione, un terremoto mette a repentaglio vite e beni. La posizione dell’eurodeputata Salis si spiega solo in base a una collocazione ideologica… immagino che nel ribadire il suo rifiuto, l’onorevole Salis si sia sentita investita da quella purità di sinistra che non riguarda solo la parata del 2 giugno. Dopo il crollo del fascismo e la riconquistata democrazia, la sinistra italiana, compresa quella democratica, ha permesso che troppi temi diventassero un monopolio della destra. L’amor di patria, il valore militare (Cefalonia, El Alamein), i profughi istriani, le vittime delle foibe. C’è voluta l’energica azione del presidente Ciampi perché si cominciasse a porre rimedio ad alcuni di questi errori. Si è trattato in ogni caso di errori gravi perché esiste nel paese un sentimento di appartenenza che la destra, in particolare quella neofascista, declina in termini di sovranismo nazionalista e che presenta invece aspetti perfettamente compatibili con una visione democratica e repubblicana”. “Se ne resero conto i padri e le madri costituenti nel 1947, a pochi mesi dalla caduta del fascismo, a tanto maggior ragione dovremmo esserne consapevoli noi, ottant’anni dopo…”, conclude il giornalista.