Le lezioni della storia
Xi Jinping e Tucidide: la vera “trappola” è la Cina che cita i classici mentre l’Europa li dimentica
Difficile dire se Tucidide si possa davvero applicare a Usa e Cina, ma è curioso che a ricordarsene sia stato l’autocrate di Pechino. L’Europa ha la sua occasione per divenire potenza politica, ma serve un’altra cultura. Che poi è sempre la stessa ed eterna: la cultura classica
L’opera storiografica di Tucidide (460-400 a.C.) è nota come La guerra del Peloponneso, e racconta i fatti dal 431 al 411, interrompendo lo svolgimento, forse per la morte dell’autore. Egli assistette comunque alla disfatta di Atene e allo spettacolare abbattimento delle Lunghe Mura (402). Usando un metodo razionalistico e senza chiamare in causa gli dei o il destino, si chiede la causa profonda del conflitto tra le due massime potenze greche del V secolo. Ritiene che tutti sappiano gli antefatti, e siccome noi non abbiamo la sua convinzione, qui brevemente li riassumiamo.
La Guerra del Peloponneso: gli antefatti
Nel 490 un esercito persiano (toh!) sbarca a Maratona, venendo annientato da Milziade con novemila opliti ateniesi e mille platesi. Gli Spartani, impacciati da riti e leggi, promisero ma non fecero in tempo a partecipare. Nel 480, re Serse invade la Grecia con un esercito inutilmente enorme; supera l’eroismo delle Termopili e distrugge Atene; viene sconfitto per mare a Salamina, e l’anno dopo per terra a Platea. Sparta si ritira, Atene inizia la sua cavalcata imperiale, liberando (ci sono sempre dei liberatori!) dal dominio persiano le isole dell’Egeo e le città greche dell’Anatolia; e inviando dovunque cleruchie, le colonie militari ed economiche.
I liberati (volenti o meno) vengono uniti in una Lega (summakhìa) di Delo, a queste condizioni: la guerra effettiva l’avrebbero condotta i baldi e avventurosi opliti e marinai ateniesi, e gli “alleati”, edonisti e disarmati e pacifici, avrebbero pagato un tributo (phoros)… a discrezione di Atene; e che subito ad Atene venne materialmente trasferito. Se vi ricorda il dopoguerra del 1945, leggete il mio libretto Democrazia imperialista di Atene, e avrete delle sorprese anche di carattere sociologico e politico, incluso l’assistenzialismo di Stato, in guerra e in pace.
Il conflitto inevitabile tra due potenze all’apice della crescita
Sparta, la cui forza restava l’esercito terrestre, ha l’appoggio dei Peloponnesiaci, tranne Argo; e delle città rimaste ancora indipendenti dalla “liberazione” ateniese. Sparta e Atene sono al massimo della crescita, e ciò, conclude Tucidide, rende inevitabile la guerra. Questa è l’aitìa (causa vera); a scatenare (archè) sono diversi contingenti episodi. Non manca la pròphasis, motivazione ideologica: democrazia ateniese contro aristocrazia spartana. Non mancò nemmeno la sottile satira di entrambe, con lo sciopero amoroso delle donne.
La prima fase della guerra
La prima fase, decennale, della guerra, si rivelò inconcludente. Nel 427 Atene aveva inviato una spedizione in Sicilia; coinvolgendo Reggio e Locri e altro. Si giunse a una pace, da intendere almeno come sospensione delle ostilità. Nel 415, nuova spedizione ateniese di Sicilia, senza questa volta interessare i Magnogreci, che restarono neutrali; e che si conclude con il fallimento dell’assedio navale di Siracusa e con il massacro degli Ateniesi all’Assinaro.
Era anche il fallimento della democrazia assembleare e demagogica (tipo “uno vale uno”!); e nel 411 Atene si dà quanto meno delle regole per limitare la presentazione di proposte e leggi allegramente votate, a urla, dagli sfaccendati presenti nell’agorà; e che poi andavano a divertirsi negli innumerevoli processi, come li deride Aristofane nelle Vespe. O a fare da giudici, con effetti disperati e dissennati come dopo le Arginuse e con la condanna di Socrate. Tutto legale, in un’Atene zeppa di leggi antichissime e ogni tanto riesumate da qualcuno o a convenienza o per ideologia: vi ricorda qualcosa?
Se Atene piange, Sparta non ride
Riprende, abbastanza confusamente, la guerra in Grecia. Sparta è costretta a varare una flotta, che, fortunosamente, distruggerà quella attica ad Egospotami. Priva di navi e di rifornimenti di cibo da Egitto e Scizia (oggi sono Ucraina e Russia! Il mondo è piccolo?), Atene si arrende.
Ma “se Atene piange, Sparta non ride”, e si avvia verso dei mutamenti sociali ed economici che porranno fine alla stessa tipologia ideale e sociale dello spartiata tradizionale e della parità anonima e disciplinata tra guerrieri. Del resto, gli Spartiati crolleranno di numero, e si dovette concedere la cittadinanza a perieci e iloti. Sparta stessa poi cesserà di esistere come luogo reale, per essere consegnata al mito da Senofonte e Platone stufi della democrazia; dagli utopisti Tommaso Moro e Tommaso Campanella; e dai reazionari e antidemocratici dei secoli XIX e XX.
Atene, pur in mezzo alle sue disavventure politiche, anzi proprio a causa del suo creativo disordine e alle sue innumerevoli guerre, ci lascia l’arte, la tragedia, la commedia, la filosofia. Dopo vane ultime vicende di politica e di guerra, vivrà per secoli di turismo culturale.
Cosa ci insegna Tucidide
Dopo questa inevitabilmente lunga premessa, chiediamoci cosa c’insegni Tucidide. Come egli stesso scrive, insegna che due potenze, raggiunto il massimo delle energie, non possono non scontrarsi. Perciò la Guerra del Peloponneso è, a suo dire, inevitabile, e risulta essere la più grande di ogni altro conflitto. Non tutti i suoi contemporanei la pensavano così, anzi si levarono molte voci a favore della pace; e non solo “voci”, se ricordiamo, come sopra, la Lisistrata, che è comunque specchio dell’opinione pubblica. Del resto, la storia mostra tantissimi casi di guerre che vennero evitate, o almeno rinviate a lungo; per non addurre esempi controversi, cito il Congresso di Berlino del 1878, che garantì la pace fino al 1914; e, vista con gli occhi d’oggi, la Guerra Fredda tra Usa e Urss, che non divenne mai calda.
La sua lezione vale davvero per Usa e Cina?
Si applica davvero Tucidide al confronto tra Usa e Cina? È difficile che scoppi per Taiwan, o Formosa che dir si voglia, anche se, volendo o dovendo battersi, un pretesto (pròphasis) vale l’altro; e mi si lasci osservare che quello di Danzica nel 1939 valeva molto meno. Un conflitto è in atto, a fasi alterne ed estemporanee, per il Pacifico, da quando gli Usa, in varie fasi dell’Ottocento, si affacciarono in California e conquistarono le Hawaii; e nel 1945 sconfissero il Giappone in una guerra ciclopica e atomica.
Solo che oggi la Cina, strano sistema capitalcomunista, sostanzialmente confuciano, è una potenza economica mondiale, e, tra l’altro, vende le terre rare, senza le quali non riusciremmo più a telefonare eccetera; e investe negli Usa in privato e nei buoni del Tesoro. Non è chiaro se è la Cina in ascesa, o sono gli Stati Uniti in declino; e se il confronto resterà economico o si corre il rischio divenga armato.
Se a ricordarsi di Tucidide è l’autocrate cinese e non l’Europa
Curioso che a ricordarsi di Tucidide sia stato l’autocrate cinese, e non un occidentale. L’Europa, infatti, e almeno mentre scriviamo queste vaghe righe, non tocca palla; mentre sarebbe, e forse è davvero la sua occasione per uscire dalla lunga fase dei tappi di plastica, per divenire una potenza politica; ma serve un’altra Europa, con un’altra classe dirigente, e un’altra cultura. Che poi è sempre la stessa ed eterna: la cultura classica.
Ultima notizia
"Nessun ripescamento"
La Russa al Corriere: “Ricordo Almirante ogni anno. Mai trovato un partito così democratico come il Msi”
Politica - di Redazione