Invito alla scoperta
Il Museo Soares dos Reis: perdersi a Porto per ritrovare l’anima d’Europa
La città portoghese racconta storie del Vecchio Continente, il suo museo più importante lo spirito che ha attraversato l'Ottocento. Un ritorno a radici che parlano anche di Italia
Obrigado. Il Portogallo è così: grato e colmo di gratitudine. Arrivare a Porto è un’esperienza di ritorno a un’Italia rurale e cosmopolita allo stesso tempo. Visitare il Museo Nazionale Soares dos Reis, custode di una delle sculture più potenti dell’Ottocento O Desterrado, significa scoprire il luogo in cui il Paese incontra Roma, il romanticismo europeo e la malinconia dell’esilio.
Ogni cosa è qui
Il tempo, giusto, di un Portotonico, l’equivalente di una pausa con la tonica e il gin a questa latitudine, ma questa volta con il vino Porto rigorosamente bianco. La sua fermentazione e la consistenza liquorosa ci conducono in un’altra dimensione di Bacco. Le viste e lo strapiombo verso il fiume Douro, il terzo corso d’acqua più grande della penisola iberica dopo il Tago e l’Ebro, non ingannano. Ogni cosa è qui.
Una visita al Museo Nazionale Soares dos Reis
E qui la tragedia della Seconda Guerra Mondiale non ha intaccato palazzi e manto urbano donandoci i secoli dei secoli tra marmo, facciate e geometrie. Non vogliamo andare a sud, verso la capitale Lisbona, restiamo nei paraggi. Nessuna guida turistica, vogliamo portarvi al Museo Nazionale Soares dos Reis.
Vogliamo condurvi alle pendici della scultura dello scultore che ha dato il nome alle mura nelle quali siamo entrati. L’imbracatura fatta di ponteggi fuori dallo spazio espositivo non rende giustizia a quello che c’è dentro. Mostre in evoluzione, mostre in divenire, ma siamo qui per l’arte portoghese. Quella dell’Ottocento.
L’obbligo di «guardare negli occhi “O Desterrado”»
Inizialmente questi spazi – voluti da Pietro IV nel 1833, nel corso della Rivoluzione liberale – rappresentavano il Museo di Pittura e Incisione. Parliamo, quindi, di quasi 200 anni di storia. C’è un silenzio interrotto solo dal vociare dei turisti di maggio. L’inglese prende il suo timbro tra queste stanze.
Siamo arrivati dopo una francesinha, altro piatto tipico che ha la consistenza e il sapore di un ottimo antidoto post sbornia, con uno scrittore locale. «Non puoi andartene da Porto senza aver guardato negli occhi O Desterrado di António Soares dos Reis, il più grande scultore portoghese». O Desterrado, l’esiliato.
Il legame con l’Italia
Chi siamo noi per sottrarci allo sguardo dell’esule? Partiamo dall’autore. Vissuto nel cuore dell’800, dal 1847 al 1889, in 41 anni di vita ha creato un legame stretto con l’Italia. Perché il marmo di cui sopra lo ha realizzato, nel 1872, a Roma. Ma non possiamo non osservare il Conde de Ferreira, realizzato in marmo per il cimitero di Agramonte.
L’eterno riposo della città. Durante il suo periodo di insegnamento all’accademia di Belle Arti di Porto ha scolpito il busto Flor Agreste e la Filha dos Condes de Almedina (Figlia dei Conti di Almedina). Appare anche il busto dell’inglese Mrs Leech e il gesso di Fontes Pereira de Melo. Ispirazioni che hanno segnato la mano dei suoi discepoli António Teixeira Lopes e Augusto Santo capaci di varcare la soglia del Novecento.
Porto, città d’Europa
La folta barba di Soares dos Reis la incontriamo nel ritratto con cui è stato tratteggiato, perpetuamente, da João Marques da Silva Oliveira nel 1881. Quadro che tra queste stanze possiamo ammirare. Siamo giunti tra queste mura però per l’esiliato. Appoggiato sul suo piedistallo possiamo circumnavigarlo a 360° come in un moto perpetuo. L’Europa è in ogni colpo sul marmo: toglie, non aggiunge, l’essenza del Continente.
E Porto è Roma, Porto è Parigi, Porto è Madrid, Porto è Vienna, Porto è Porto, Porto è Europa. Sarà che lo scultore si è tolto la vita – infiniti sarebbero gli esempi di altri suoi connazionali che hanno deciso nel XIX secolo di impartirsi la morte, quasi fosse un’epidemia – e quella saudade doveva essere colmata con l’arte.
Il racconto dell’uomo europeo nell’attesa del viaggio
Ecco della saudade abbiamo sentito parlare, l’abbiamo avvicinata ai portoghesi e ai brasiliani. L’abbiamo disegnata trasformandola nel rimpianto di un’era che non c’è più. Ma l’eterno ritorno è ora e ora ancora. Per scolpire l’ispirazione è arrivata dal poema Tristezas do Desterro di Alexandre Herculano.
Parliamo della realizzazione creata per l’esame finale che Soares dos Reis ha dovuto sostenere durante i suoi studi capitolini, raggiunti grazie a una borsa di studio per l’estero. L’uomo è adagiato, quasi fosse svuotato dall’anima, su uno scoglio. Il mare in cui riflettersi, anzi l’Oceano Atlantico. La linea d’orizzonte è il romanticismo, il neoclassico e il realismo. Non è solo l’esperienza portoghese del mare, è l’uomo europeo che nell’attesa del viaggio rivive i pesi dei secoli, la cultura eternamente sul petto che diventa tesoro o zavorra.
Le maglie di una catena invisibile
Deciderlo spetta allo spettatore, parte integrante dello sguardo. Perché nel giro attorno al marmo di Carrara diventato O Desterrado i suoi ricci nascondono appena gli occhi. Le pupille sono scavate, ma nel bianco della scultura (con venature azzurre) e dell’ambiente diventano sguardo di domande, di inquisizione, di risposta, di pensieri, di vita, di morte e di domani. Dannata anima, ci lascia in balia di noi stessi. Potremmo citare Friedrich e il suo Viandante sul mare di nebbia, certo potremmo eppure capiamo che le genti del Vecchio Mondo sono collegate attraverso il passato, il presente e il futuro. Maglie di una catena invisibile.
Seguendo la lezione di Daverio sui musei
C’è anche la pittura oltre la corte. Parliamo di Céfalo e Prócris di Marques de Oliveira dipinto nel 1879, ma c’è soprattutto Henrique Pousão pittore morto di tubercolosi nel 1884 a 25 anni che in vita ha visitato, facendole finire nei suoi lavori, Roma e Capri. E allora su tutti Academia – Nu masculino ed Esperando o sucesso. Il secolo scorso ci permette di incrociare Fernando Lanhas, Dominguez Alvarez, Amadeo de Souza-Cardoso ed Eduardo Viana, quest’ultimo unisce la macchina ai colori. L’avanguardia lusitana.
Altro da raccontare ci sarebbe, ma come insegnava lo storico dell’arte Philippe Daverio nei musei si va per opere selezionate, niente tour infiniti che gonfiano le caviglie e che ci riempiono la psiche per poi diventare il nulla nella nostra memoria per la loro moltitudine. Il Portogallo è tanto ancora, ma António Soares dos Reis questa volta è il nostro tutto.
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