Liberare la Liberazione...
Ogni 25 aprile sempre la solita storia: per andare avanti superare rimozioni e retorica
La storia non si risveglia in "una mattina": recuperare alla memoria collettiva tutto quello che ci fu prima e dopo non è revisionismo, ma un esercizio necessario di verità storica
La storia non comincia l’8 settembre 1943 e nemmeno la Seconda guerra mondiale, come, non potendolo proprio esplicitamente dire, si sussurra ogni 25 aprile. Non solo la storia d’Italia è un tantino più antica, diciamo di almeno tre millenni; ma la guerra iniziò il 10 giugno 1940, cioè tre anni e tre mesi prima dell’armistizio: e gli italiani non hanno dormito per svegliarsi soltanto, qualmente canticchia una canzonetta cara a certi giudici, la mattina dell’8 settembre. Anche perché se uno Stato fa o subisce l’armistizio, è ovvio che prima era in guerra contro qualcun altro, cui poi chiede l’armistizio, il quale, in poche parole, è l’anticipo della resa. Non è qui spazio e tempo per raccontare tutto, e sarò molto breve.
La storia prima dell’8 settembre
Nel settembre 1939 scoppia la guerra tra Germania da una parte e Francia e Gran Bretagna dall’altra; la Polonia, causa o solo occasione, venne subito occupata da Germania e Unione Sovietica, allora d’accordo. L’Italia (non più al centro del mondo come fu nel 1938 con i Sudeti!) adottò la curiosa formula della “non belligeranza”. A dire la verità, però, non belligeranti lo diventarono tutti, tranne qualche fugace scontro in Norvegia. A Natale, soldati tedeschi e francesi si scambiarono champagne e crauti. Solo nel maggio del ’40 la Germania decise l’attacco alla Francia, che in due settimane venne militarmente annientata.
Dalla “non belligeranza” alla guerra
Diciamo le cose come andarono: il precipitare dei fatti, inatteso a tutti, costrinse Mussolini a trasformare in guerra la formula attendista, e non solo con scarsa sua volontà, ma senza un’intenzione; e, come si vide, senza una strategia. Brevi furono le operazioni sulle Alpi; e la Francia, intanto arresasi alla Germania, chiese l’armistizio anche all’Italia. Non si ottenne così alcun vantaggio territoriale, nemmeno la strategicamente preziosa Tunisia.
Restava nemica la Gran Bretagna, ma non si prese in considerazione l’operazione più ovvia: conquistare subito Malta. Venne invaso l’Egitto inglese; la controffensiva con poche ma moderne truppe corazzate, ebbe ragione di due Armate italiane numerose e ben munite, però non pronte alla guerra di movimento e dei carri. Si dovette, molto malvolentieri, chiedere aiuto all’alleato, che inviò due divisioni corazzate, e, a comandare, di fatto, lo sperimentato Rommel. L’Armata, ora italotedesca, riconquistò la Cirenaica; e dopo un altro anno di offensive e controffensive, nell’estate del 1942 giunse a pochi chilometri da Alessandria d’Egitto.
Quaranta mesi in armi
Intanto, e per non meglio definite finalità politiche, e convinta fosse un’operazione facile, l’Italia attaccò la Grecia, la quale non solo resistette, ma contrattaccò in Albania, e la guerra dovette divenire difensiva. Tornò offensiva nella primavera del 1941, e si aggiunse una determinante presenza tedesca. La Grecia venne occupata in massima parte dall’Italia; Germania e Italia avevano attaccato la Iugoslavia, che si dissolse, come non poteva non essere, e come è ora, tra etnie e partiti. L’Italia si annesse Lubiana e parte della Dalmazia, e occupò Croazia, Montenegro e Kossovo.
Nel giugno seguente, la Germania attaccò l’Urss. L’Italia, per quanto colta di sorpresa, invierà un Corpo d’Armata (Csir), poi un’Armata (Armir). L’offensiva tedesca non sfondò il fronte sovietico, e vani furono i tentativi dei tre anni seguenti.
In Africa, l’offensiva italotedesca si fermò ad Alamein, mentre la Gran Bretagna rafforzava il suo fronte difensivo, facendolo poi divenire offensivo. Abbandonati l’Egitto e la stessa Libia, le operazioni italotedesche continuarono in Tunisia e Algeria fino alla primavera del 1943. Nel luglio gli Angloamericani sbarcarono in Sicilia. Il seguito è il 25 luglio e l’8 settembre, ma è un seguito del 1943, e dopo quaranta mesi di guerra, e non di “una mattina”.
L’eroismo dei soldati
Dobbiamo, ma sarebbe arduo, tentare di riassumere le triennali operazioni navali e aree in Mediterraneo, e, con i sommergibili, in Atlantico. La Marina assolse, in buona sostanza, al compito di assicurare i rifornimenti in Africa. Ottenne alcuni successi, e subì pesanti perdite. L’Aviazione schierò valentissimi piloti e alcuni ottimi tipi di aerei; c’erano però troppi modelli, e alcuni antiquati.
Milioni di soldati, marinai, aviatori combatterono in mare, in cielo, e sulle Alpi, in Africa, nei Balcani, in Russia; e quasi tutti compirono il loro dovere, e molti con eroismo. Degno dell’intera Iliade è il celebre fonogramma “Carri nemici fatta irruzione. Ariete accerchiata. Carri Ariete combattono”. Onore ai Caduti.
Una conduzione strategica confusa e con gravi errori
Tra le cause della sconfitta, alcuni motivi tecnici di mezzi e organizzazione, e soprattutto una conduzione strategica confusa, estemporanea e con gravi errori. Qui parliamo dell’Italia, però la Francia aveva fatto una figuraccia molte volte peggiore; e la Gran Bretagna, per non essere sconfitta, divenne amica dell’Urss comunista, e si mise, di fatto, agli ordini militari e politici degli Stati Uniti. Il risultato fu, fino al 1990, la divisione dell’Europa tra le due superpotenze Usa e Urss.
Ci furono i tradimenti, di cui tanto si parlò nel dopoguerra, anche a scopo consolatorio? Sì, e, caso unico, essi sono ufficialmente testimoniati dal famigerato articolo 16 del trattato del 1947, come speriamo di dire a suo tempo. Non bastano certo a spiegare la sconfitta; e, in quanto avvennero, la colpa è di chi non seppe scoprire e tenere a bada i fedifraghi.
La necessità di conoscere i fatti
A che serve, questo così fugace riassunto? A raccontare le cose come andarono davvero dal 10.6.1940 all’8.9.1943; a parte i discorsi di circostanza, i quali (anche quelli di cui avremmo volentieri fatto a meno), appartengono alla ben nota categoria delle “cose che si dicono”, come gli auguri ai compleanni e le sentite condoglianze ai funerali. Gli italiani hanno bisogno di verità storica, quindi di conoscere i fatti. Poi ognuno li giudichi come gli pare.