Lotta alla dipendenza digitale
Ia, social e minori, Von der Leyen prepara stretta Ue: “I bambini non sono merce”
«Dobbiamo costruire un mondo digitale in cui i nostri figli possono crescere liberi e sicuri» perché «i bambini non sono merci e nessuna azienda tecnologicamente al mondo dovrebbe essere autorizzata a trattarli come tali». Nel suo intervento a summit su Intelligenza artificiale e infanzia a Copenaghen, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen non ha dubbi su quale strada si debba seguire quando si affronta il tema delle nuove tecnologie in rapporto ai più piccoli. Parla da politica autorevole, madre, donna, ricordando che «le opportunità che la rivoluzione tecnologica offre sono straordinarie, ma i pericoli sono altrettanto grandi. Con il rapido progresso dell’intelligenza artificiale, questi rischi si moltiplicano a vista d’occhio».
L’Europa e il potere di agire
«Questi rischi sono la realtà del mondo digitale. E sia chiaro: non sono casuali. Sono il risultato di modelli di business che trattano l’attenzione dei nostri figli come una merce. Più attenzione, più profitto». Da questo punto di vista «L’Europa ha il potere di agire, siamo noi a decidere le nostre regole, non le grandi aziende tecnologiche».
Il Digital Services Act
Il numero della Commissione europea ha poi ricordato quello finora è stato fatto: «Stiamo indagando sulle piattaforme che consentono ai bambini di perdersi in un labirinto di contenuti dannosi, come video che promuovono disturbi alimentari o autolesionismo. Tutto questo è possibile grazie a un potente strumento che abbiamo creato: il Digital Services Act». Il provvedimento fa si che «Stiamo agendo contro TikTok e il suo design che crea dipendenza. Lo stesso vale per Meta, perché riteniamo che Instagram e Facebook non stiano applicando correttamente il loro stesso limite di età di 13 anni. Abbiamo avviato un procedimento contro X per l’utilizzo di Grok nella creazione e diffusione di materiale su abusi sessuali su minori».
Comitato speciale di esperti
Von der Leyen ha poi ricordato che si è costituito anche un ‘Comitato speciale di esperti sulla sicurezza dei minori online’ per guidare le proprie decisioni: «Senza anticipare le conclusioni del comitato, credo che dobbiamo considerare un rinvio dell’utilizzo dei social media a seconda dei risultati, potremmo presentare una proposta di legge quest’estate. Stiamo assistendo alla velocità fulminea con cui la tecnologia si sta evolvendo ea come penetra in ogni aspetto dell’infanzia e dell’adolescenza. E il dibattito sull’età minima per l’accesso ai social media non può più essere ignorato. Quasi tutti gli Stati membri dell’Ue chiedono una valutazione sulla necessità di tale misura».
Social non devono avere accesso ai giovani
La presidente della Commissione ha poi ricordato che «La questione non è se i giovani devono avere accesso ai social media, ma se i social media devono avere accesso ai giovani». Dunque fissare «un limite di età non significa esonerare le aziende tecnologiche dalla responsabilità per i contenuti presenti sulle loro piattaforme. In Europa, chiunque sviluppa un prodotto è responsabile della sua sicurezza» e «i fornitori di tecnologia sono responsabili della sicurezza dei loro prodotti e del loro utilizzo sicuro. Questo è il principio europeo, che è alla base del Digital Services Act (DSA). Standard elevati in materia di privacy, sicurezza e protezione dei minori sono obbligatori».
Diritti dei bambini sono una priorità
Ursula Von der Leyen ha poi sottolineato che «esistono norme contro i modelli che creano dipendenza, i contenuti dannosi e i contatti indesiderati. Questa è la ‘sicurezza fin dalla progettazione’ e queste protezioni devono essere rafforzate ed estese» Proprio «Per questo motivo abbiamo posto i diritti dei bambini tra le priorità delle nostre norme per lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Entro la fine dell’anno, inoltre, con il Digital Fairness Act, ci concentreremo sulle pratiche di progettazione dannose e che creano dipendenza: la cattura dell’attenzione, i contratti complessi, le trappole degli abbonamenti. In Europa, la sicurezza deve essere un principio guida fin dall’inizio, non un elemento da aggiungere in un secondo momento» ha concluso.
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