Mille consultazioni illegali
Dossieraggi, chiesto il processo per Laudati e Striano. Il ruolo dei giornalisti del Domani: “Istigatori”
La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Antonio Laudati e per l’ex finanziere Pasquale Striano nell’inchiesta sui presunti dossieraggi realizzati attraverso accessi abusivi alle banche dati riservate delle forze dell’ordine e della Dna. Le accuse contestate sono accesso abusivo a sistemi informatici, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e falso.
Secondo gli inquirenti, sarebbero oltre mille le consultazioni sospette effettuate negli anni su personalità della politica, delle istituzioni, dello sport e perfino ambienti legati alla criminalità organizzata. L’obiettivo, stando agli atti dell’accusa, sarebbe stato quello di reperire informazioni riservate da utilizzare per articoli di stampa e attività giornalistiche.
La richiesta di processo è stata depositata dai pm Giulia Guccione e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco davanti al gup di Roma. Nell’indagine risultano coinvolti anche altri indagati, mentre va verso l’archiviazione la posizione del giornalista Nello Trocchia, il cui fascicolo è stato stralciato dall’inchiesta principale.
Chi sono i nomi finiti nelle banche dati
Tra le persone oggetto dei presunti accessi abusivi figurano il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’ex premier Matteo Renzi, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari.
Nel fascicolo compaiono anche la deputata di Forza Italia Marta Fascina, Giulio Centemero della Lega, il parlamentare Antonio Angelucci, il governatore lombardo Attilio Fontana e l’ex presidente della Liguria Giovanni Toti.
Le ricerche avrebbero riguardato pure il mondo dello sport, con accessi relativi al presidente della Figc Gabriele Gravina e all’allenatore Massimiliano Allegri. Nelle carte dell’inchiesta compaiono inoltre i nomi di esponenti dei clan Casamonica e Gambacurta di Montespaccato.
Il caso Crosetto e gli accessi a Serpico
Uno degli episodi centrali dell’inchiesta riguarda Guido Crosetto. A Pasquale Striano viene contestato di aver effettuato accessi abusivi alle banche dati il 3 maggio 2022 ricercando il nominativo del ministro della Difesa per acquisire informazioni da destinare a un quotidiano.
Secondo la Procura, il 28 luglio 2022 sarebbe stato effettuato un accesso abusivo alla banca dati Serpico per consultare dati anagrafici e redditi percepiti dal ministro nelle annualità dal 2019 al 2022. Un ulteriore accesso risalirebbe al 10 ottobre 2022, attraverso il portale analisti, per verificare eventuali segnalazioni di operazioni sospette riconducibili a Crosetto.
Gli investigatori contestano inoltre consultazioni sui redditi del ministro anche per gli anni dal 2017 al 2021.
Il ruolo dei giornalisti del Domani
Nelle carte dell’inchiesta emerge anche il rapporto tra Striano e i giornalisti del quotidiano Domani Stefano Vergine e Giovanni Tizian. Per i pm i due avrebbero avuto un ruolo di “istigatori” rispetto alle condotte contestate al finanziere, all’interno di un “medesimo disegno criminoso”.
Secondo la Procura, il rapporto di collaborazione tra Striano e Tizian sarebbe andato avanti almeno dal 2012. Gli investigatori sostengono che il sottufficiale avrebbe consultato abusivamente le banche dati della Dna e della Guardia di Finanza per fornire centinaia di documenti riservati utilizzati in inchieste giornalistiche sui fondi della Lega, sul Russiagate e sul libro “Il libro nero della Lega”.
L’attività contestata si sarebbe protratta dal 2018 per circa quattro anni. Solo a Giovanni Tizian sarebbero stati inviati 337 documenti coperti da segreto investigativo.
Diversa invece la posizione di Nello Trocchia, destinata all’archiviazione. Secondo quanto emerso, il giornalista avrebbe ricevuto soltanto cinque file relativi al boss albanese Elvis Demce, senza coinvolgimento in materiale riguardante persone estranee a indagini antimafia.
La difesa di Laudati
Attraverso il suo legale Andrea R. Castaldo, Antonio Laudati ha respinto ogni accusa parlando di “assoluta estraneità ai fatti contestati”.
“Non ho mai effettuato alcun accesso a sistemi informatici di banche dati, non ho mai divulgato informazioni o documenti a nessuno”, ha dichiarato l’ex magistrato, spiegando di essersi limitato a delegare le indagini al gruppo Sos della Dna “composto da dieci persone e non solo da Striano”, nel rispetto delle procedure interne dell’ufficio.
L’inchiesta ha avuto un percorso complesso anche sul piano della competenza territoriale. Dopo un iniziale trasferimento a Perugia, nel febbraio 2025 il fascicolo è tornato a Roma in seguito alle decisioni del gip e del Tribunale del Riesame umbro, anche alla luce di una pronuncia della Cassazione sui procedimenti riguardanti magistrati della Direzione nazionale antimafia.