Il predicatore gongola
“Salvini ministro della malavita”, i giudici graziano Saviano: critica legittima. Il vicepremier: lo querelerò ancora
+ Seguici su Google DiscoverÈ una frase un tantino maleducata ma non è diffamazione. Il tribunale di Roma ha assolto in primo grado Roberto Saviano che in più occasioni ha definito Matteo Salvini “ministro della malavita”. Non proprio un complimento ma neanche un reato. Se l’insulto plateale è rivolto a un esponente di centrodestra insomma per alcuni solerti giudici va tutto bene. È legittima espressione di critica politica. Dopo otto anni dai post velenosi all’indirizzo del leader leghista, all’epoca ministro dell’Interno, il predicatore anti-mafia per contratto è stato salvato. L’autore di Gomorra gongola. La sua difesa? Prendere a prestito Gaetano Salvemini, che usò il termine «malavita» contro Giolitti.
“Salvini ministro della malavita”, Saviano assolto dall’accusa di diffamazione
Prima della sentenza si è divertito a provocare via social. In una storia su Instagram pubblicata dall’aula di tribunale è tornato alla carica contro il vicepremier, un’ossessione. “Oggi processo Salvini, sono portato in aula da 8 anni dal vicepresidente del Consiglio (lo so è sempre straniante leggerlo ma Salvini è vicepresidente del Consiglio!!! Ci sarà sentenza. Difendo con assoluta fermezza la mia critica con strumento salveminiano ad uno dei peggiori dei politici italiani”. La strategia è sempre la stessa: parlare alla pancia dei follower con la bava alla bocca contro il governo e sperare in una reazione scomposta dell’avversario.
Nuove sparate del predicatore antimafia a gettone
Dopo la vittoria (assolto!, assolto! assolto!) gioca al racconto della fine di un incubo. E va giù pesante, sperando in una nuova causa legale da esibire come una medaglia. “Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta. Questa sentenza, ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo. Voglio dedicarla a chi mi ha difeso”. Poi la chicca finale: la dedica a Gaetano Salvemini. “Gli avrebbe fatto piacere di sentire che le sue parole mettono così tanta paura, ancora oggi, al potere”. In serata la replica del vicepremier. “Da ministro dell’Interno ho combattuto mafia, camorra e ’ndrangheta. Che ci siano giudici ideologicamente schierati mi sembra evidente. Posso stare antipatico, ma non puoi darmi del malavitoso. Querelerò di nuovo Saviano, magari troverò un altro giudice di sinistra che dirà che mi può dare del delinquente, del camorrista, del malavitoso”.
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