Intervista esclusiva
“Salario giusto, assunzioni e più tutele per i rider: ecco il decreto lavoro”. Parla Bellucci
Il Viceministro racconta al Secolo d'Italia "le direttrici" su cui poggia il provvedimento varato dal Governo Meloni e guarda ai prossimi mesi. "La priorità resta la qualità del lavoro"
+ Seguici su Google DiscoverIn vista del 1 maggio, come ormai da tradizione, il governo Meloni ha varato il decreto lavoro. Il testo è stato licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri e presentato dalla premier in conferenza stampa. In una intervista esclusiva, il Secolo d’Italia ha interpellato il Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, on. Maria Teresa Bellucci, per parlare del provvedimento.
“Viceministro Bellucci, il Governo ha varato il nuovo dl lavoro alla vigilia del primo maggio. Un provvedimento che porta la firma della ministra Calderone. Quali sono i provvedimenti più importanti della norma?
Il decreto poggia su tre direttrici concrete che parlano a chi lavora e a chi crea lavoro. La prima è il salario giusto: quasi un miliardo di euro per il rinnovo degli incentivi all’occupazione — bonus per l’assunzione di giovani, di donne, e nelle aree della Zes — accessibili però solo alle imprese che riconoscono ai propri lavoratori un trattamento economico complessivo coerente con i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Non parliamo di mera paga oraria, ma di trattamento economico complessivo, di tutto ciò che concorre a un lavoro di qualità. Niente risorse pubbliche a chi sottoscrive contratti pirata o sottopaga i propri dipendenti.
La seconda è la stabilizzazione: per gli under 35 abbiamo introdotto un incentivo specifico per la trasformazione dei contratti a tempo determinato — di durata non superiore a 12 mesi — in contratti a tempo indeterminato. È la traduzione operativa di un principio: il lavoro stabile va premiato, non solo quello nuovo.
E la terza?
La terza è il contrasto al caporalato digitale, una piaga che colpisce in particolare il mondo dei rider. Interveniamo con regole chiare per tutelare i lavoratori delle piattaforme, perché non esiste dignità del lavoro che possa coesistere con lo sfruttamento mascherato da algoritmo.
Un provvedimento — come ha sottolineato la ministra Calderone — frutto di un confronto allargato, con una dote di risorse importante.
Una delle principali novità del dl lavoro è l’introduzione del “salario giusto”, che rimette al centro del tema lavoro l’importanza della contrattazione collettiva. È la risposta concreta del governo rispetto alla proposta del salario minimo che invece la metteva in discussione?
Sì, e lo è perché il salario minimo legale, così come è stato proposto, porta con sé un rischio che non è ideologico ma documentato: trasformare una soglia minima in una soglia massima di riferimento, con l’effetto paradossale di rivedere al ribasso retribuzioni che oggi la contrattazione collettiva garantisce. Lo ha ricordato anche il Presidente Meloni in conferenza stampa, citando il caso della Regione Puglia, dove l’applicazione del salario minimo orario in un bando per servizi di portierato ha portato i lavoratori a percepire una retribuzione complessivamente più bassa.
Il salario giusto invece?
Il salario giusto si muove su un piano diverso. Assume come parametro di riferimento il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali. Non sostituiamo la contrattazione, ma la rafforziamo, e la utilizziamo come argine concreto contro il dumping contrattuale e i contratti pirata che ledono il mercato del lavoro.
È una scelta che valorizza il ruolo della contrattazione collettiva delle organizzazioni comparativamente più rappresentative come strumento di giustizia retributiva. Mettere al primo posto la dignità del lavoro significa rafforzare ciò che già funziona, non smontarlo per inseguire una falsa scorciatoia, figlia della sterile caccia al consenso della sinistra, che rischia di colpire proprio i lavoratori che si vorrebbe difendere.
Se i numeri sono il metro di giudizio per valutare un risultato, guardando al record dell’occupazione e la disoccupazione ai minimi storici, si potrebbe affermare che il lavoro è un fiore all’occhiello per il governo Meloni. Quale sarà ora la priorità di fine mandato?
I numeri parlano chiaro: dall’inizio della legislatura circa 1,2 milioni di occupati in più e una riduzione significativa del lavoro precario, record di occupazione, anche femminile, una disoccupazione – generale e giovanile – ai minimi storici, una crescita del lavoro stabile e del tempo pieno e una corrispondente riduzione del part time. Sono risultati che l’Italia non aveva mai raggiunto.
Ma il Governo Meloni non si è mai accontentato del dato statistico. La priorità resta la qualità del lavoro: consolidare la stabilità – e il decreto di oggi va esattamente in questa direzione – agire sui salari reali attraverso la contrattazione collettiva e un sistema di incentivi che premia i virtuosi. Ma anche colmare divari che ancora pesano, come la partecipazione femminile al mercato del lavoro, il gap salariale di genere, la conciliazione dei tempi vita-lavoro.
C’è poi un terreno sul quale non intendiamo abbassare la guardia, ossia la sicurezza sul lavoro.
E su questo tema avete lavorato da subito
Abbiamo fatto molto, ma continueremo a investire su prevenzione, controlli e formazione, perché il lavoro è davvero dignitoso solo se è anche sicuro.
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Politica - di Redazione