Alcuni aspetti da chiarire
Rapina in banca a Napoli, il mistero delle cassette svuotate “non a caso”: l’inquietante precedente” della Banda della Magliana
+ Seguici su Google DiscoverLe immagini mandate in onda dal Tg1, oggi, mostrano dei simpatici rapinatori che un po’ coperti un po’ no – dopo aver parcheggiato l’auto al Vomero, alle 11.3o del mattino, impresa diventata meme irresistibile tra i napoletani esperti di mission impossible con le auto – si infilano nella filiale di Crédite Agricole come se fossero ansiosi di accaparrarsi le ultime scatole di Colomba pasquale in un svendita al supermercato. Non c’è tensione, e neanche troppa accuratezza. Come se il dettaglio dei volti non fosse poi così importante, come se tutto fosse stato organizzato con la certezza di non poter essere identificati, se non per chiamata di correità personale.
Nel video si vedono tre uomini entrare con il cappello appena calato su mezzo viso dalla porta scorrevole dentro la filiale. Successivamente, un componente della banda viene ripreso mentre blocca la porta di emergenza mettendo una grossa sbarra fra il vetro e il maniglione antipanico per impedirne l’uso. Ma qualcos’altro, nel frattempo, sta già accadendo altrove, sotto terra, dove c’è il caveau: le cassette di sicurezza stanno per essere “attaccate”. Ma non tutte, a macchia di leopardo. Perché?
Il video dell’ingresso dei rapinatori
In banca solo quaranta casette di sicurezza svuotate
Sono solo quaranta, su oltre il triplo, le cassette di sicurezza di cui è stata accertata la razzia, ma il dato potrebbe non essere definitivo: lo sarà quando tutti i titolari si saranno recati in filiale per accertare il danno subito. Impossibile quantificare la portata dal bottino. Anche perché non essendoci obbligo di documentare alla banca il contenuto delle stesse, servirà un minuzioso lavoro di ricostruzione delle prove, alla base dei “depositi” di denaro, documenti o valori, per dimostrare l’entità del danno subito dai depositanti. Resta però un grande mistero. Con tutto il tempo che hanno avuto a disposizione i rapinatori, e dopo l’organizzazione di un piano così dettagliato, come mai la banda si è limitata a un bottino che potrebbe non essere particolarmente rilevante? Perché alcune file e alcune verticali sono state scassinate e altre no? C’era una talpa che ha indicato i numeri della cassette “giuste” da aprire? Ma c’è anche un’altra riflessione, perfino più inquietante, da fare: un furto su “commissione”, mirato a una o ad alcune cassette contententi materiale per qualcuno interessante. E non solo dal punto di vista economico, anzi. Un precedente, in questo senso, c’è. Ed è molto significativo.
Il colpo di Carminati e della Banda della Magliana del ’99
Nel 1999, a Roma, una clamorosa rapina al caveau della banca di Roma di piazzale Clodio destò enorme interesse. Il “furto del secolo”, come venne definito, avvenne nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1999, all’interno del caveau della filiale 91 della banca interna al Tribunale di Roma, nella cittadella giudiziaria tra Monte Mario e Piazzale Clodio: furono trafugate 147 delle 990 cassette di sicurezza, di proprietà di figure di spicco come avvocati, magistrati e cancellieri, per una stima totale di 17 miliardi di lire e una quantità mai stabilita di documenti. Massimo Carminati, ex membro dei NAR e figura considerata vicina alla cosiddetta Banda della Magliana, venne indicato dagli inquirenti come uno degli organizzatori o comunque come figura coinvolta nell’operazione. Il caveau più sorvegliato d’Italia venne saccheggiato in tutta tranquillità: non scattò il doppio sistema di allarme, non vennero tranciati lucchetti, non venne sparato neanche un colpo di pistola. Il bottino fu enorme: decine di miliardi di lire ma quasi subito emerse l’ipotesi che non si trattasse solo di un furto “classico”.
I rapinatori, aprendo le cassette di sicurezza, non avrebbero trovato solo denaro e gioielli, ma anche documenti riservati, materiale compromettente, valori non dichiarati al fisco che secondo alcune fonti investigative doveva essere usato per fare pressione su alcuni proprietari, non solo giudici, ma anche politici. Al punto che alcuni titolari delle cassette avrebbero preferito non denunciare tutto il contenuto reale. E se a Napoli fosse accaduta una cosa del genere?
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