Il centro sociale
Processo d’appello a Torino contro Askatasuna, la Procura: “Riconoscere l’associazione a delinquere”
I Pm contestano al sentenza del tribunale di primo grado e chiedono di collegare diversi fatti criminali
E’ iniziato a Torino il processo d’appello contro 25 persone del centro sociale Askatasuna. Per sedici di loro la procura chiede che venga riconosciuta l’associazione a delinquere, negata dal tribunale in primo grado.
Il processo
Nelle carte dell’accusa, come scrive Il Giornale, si legge che “Il Tribunale è arrivato a escludere la sussistenza di un medesimo disegno criminoso tra i reati commessi in Val di Susa e quelli commessi nell’episodio Neruda”. La battaglia per il no al Tav si intreccia così con il caso della famiglia Camara, che sarebbe stata minacciata per pagare una quota, aggredita a livello fisico nei casi di mancato pagamento e picchiata. Il tutto all’interno di uno “spazio sociale”, il Neruda, dentro cui la famiglia sarebbe stata anche sequestrata”.
Il Tribunale di Torino, con Askatasuna, non ha usato la mano ferma. L’accusa annota che c’è stata una “demolizione di tutti gli elementi emersi nel corso dell’istruttoria che dimostrano l’esistenza di tale sodalizio, opera che non è riuscita, per le evidenti contraddizioni e lacune”.
L’esaltazione delle Brigate Rosse
La Procura fa presente come siano state “captate molte conversazioni dalle quali si evince che i componenti arrivano ad esaltare o quantomeno a rimpiangere le azioni terroristiche degli anni 70/80 delle Brigate Rosse“. Aska- scrive Il Giornale- non è un centro sociale tra tanti, è il cervello dell’autonomia europea. E riesce a coinvolgere nelle sue manifestazioni singole spagnole, greche e tedesche.
Il caso Zerocalcare
Nelle intercettazioni del settembre 2020, uno dei capi di «Aska» parlava di Zerocalcare, invitato a Torino per un festival che si svolgerà tra il 25 aprile e il primo maggio. L’uomo, nelle intercettazioni, specificava che portando “Zerocalcare in Val di Susa” si è “ragionato da perdenti, perché ti abitui a riabbassarti tu, ti abitui a riabbassarti”. Insomma, si abbassava il livello delle iniziative. E invece di alzare lo scontro, è stato invitato un artista. Poi esclamava inoltre che “a loro che cazzo gliene frega di Zerocalcare…”. Il fumettista era stato anche l’autore del disegno presente sul manifesto del corteo dello scorso gennaio. Quello in cui «Aska» ha preso a martellate i poliziotti. La battaglia processuale è appena iniziata.
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