Choc a Torino: scempio e beffa
Le occupano casa e discutendo con l’abusivo lo ferisce: la proprietaria finisce in cella, lo squatter resta beatamente nell’immobile
+ Seguici su Google DiscoverGli occupano la casa, la legittima proprietaria reagisce all’abuso scoperto all’improvviso e prova a difendere i suoi diritti. Solo che nel farlo la donna arriva a ferire lievemente l’occupante abusivo, e finisce in manette. Morale della storia di ordinaria beffa? La vittima del sopruso è in cella. Mentre l’abusivo resta nell’appartamento a fruire liberamente dell’abuso… La notizia che arriva da Torino stupisce e indigna, anche se da tempo ormai siamo amaramente consapevoli che la proprietà privata è sotto attacco (e non da ieri). E che la giustizia, sul fronte delle occupazioni, abbia smarrito polso e bussola. Eppure la vicenda che si è consumata all’ombra della Mole fa riflettere: quanto meno sulla portata paradossale dei suoi estremi che vede invertire clamorosamente i ruoli di vittima e carnefice, e sfumare la linea di confine che separa il diritto dal codice non scritto della legge della giungla.
Casa occupata, la proprietaria si difende e finisce in manette, l’abusivo resta nell’appartamento
Non stupisce allora che, sul caso della famiglia – madre e due figli – che si è ritrovata la seconda casa di proprietà occupata arbitrariamente da un individuo senza alcun titolo, che si è arrogato il diritto di rifiutarsi di lasciare l’immobile su richiesta dei proprietari, alcune cronache riferiscano della vicenda parlando di “spedizione punitiva” nei confronti dell’occupante. Quando, in sintesi, il succo (e l’esito, ahinoi) della storia è sempre in realtà lo stesso: quello che racchiude nel suo resoconto la descrizione di un sopruso rimasto di fatto impunito. Ma, proprio a fronte di due ricostruzioni della vicenda – e della duplice narrazione – dobbiamo procedere con ordine per arrivare a capire cosa sia realmente accaduto e quale dell due ricostruzioni sia quella da prendere in considerazione.
Casa occupata dall’abusivo, la beffa oltre il danno per la proprietaria
Tutto inizia il 9 aprile. Avvisati dai vicini dell’occupazione abusiva e senza titolo della loro seconda casa, i proprietari – una madre con i due figli e un’amica – corrono sul posto. Ma subito di fronte a loro non trovano margini per un dialogo e un possibile accordo. Bensì un invalicabile muro di arroganza e oppositività. Ne nasce una discussione che degenera in una colluttazione: la proprietaria riferisce di essere stata ferita dall’occupante e di essersi difesa con un taglierino. Risultato? L’abusivo riporta ferite lievi, e a quel punto per la legittima titolare dell’immobile si spalancano le porte del carcere (poi tramutato in domiciliari).
«Volevamo solo sollecitare l’allontanamento», hanno poi spiegato i legittimi titolari dell’immobile. I quali hanno anche invocato la legittima difesa, ma inutilmente: per loro si sono prima aperte le porte del carcere. E poi, come anticipato, quelle degli arresti domiciliari: tutti e quattro sono ora in attesa di capire cosa li aspetta.
Se la giustizia punisce le vittime…
Il paradosso, allora, fa irruzione in questa vicenda e tocca il culmine nelle motivazioni del giudice. Sì, perché se per i proprietari non c’è scarcerazione perché esiste il rischio di “reiterazione del reato” – in pratica, secondo il tribunale, i cittadini onerosamente derubati del proprio bene sono soggetti pericolosi perché potrebbero ancora cercare di rientrare in possesso di ciò che è loro – di contro l’occupante (che negli atti risulta abitare lì «abusivamente e senza titolo»), è libero di continuare a godersi l’immobile usurpato.
Tanto che negli atti, che Il Giornale riporta, si specifica: «Per il giudice che ha in mano il fascicolo, esiste il pericolo “concreto e attuale, anche in ragione del brevissimo lasso temporale intercorso dall’esecuzione della misura” che il reato venga reiterato. Pertanto non è stato dato parere favorevole alla scarcerazione. Di contro, l’occupante risulta essere libero e ancora nell’immobile, dove abita “abusivamente e senza titolo, circostanza emersa pacificamente”, si legge negli atti». e, incredibile a dirsi, ma non è nemmeno ancora tutto…
Alla faccia della legittimità della difesa…
Sì, perché se consideriamo che i figli della donna lavorano a Londra proprio nel campo dell’assistenza legale per gli immigrati, l’intera vicenda assume i drammatici contorni della beffa di una deriva inaccettabile. Quella per cui la proprietà privata può essere cannibalizzata nell’impunità totale. Mentre chi invoca la legittima difesa viene trattato come un criminale incallito…
Ultima notizia
L'intervista
Caso “Promessi Sposi”, Frassinetti: “Nessun classico è troppo difficile per gli studenti. La scuola deve preparare alla complessità”
Politica - di Antonella Ambrosioni