L'ultima polemica
Eurodelirio di Albanese: da Bruxelles attacca Italia e Germania “complici di genocidio”. E fa la vittima
+ Seguici su Google DiscoverFrancesca Albanese stupisce ancora. In negativo. Più che una relatrice Onu sembra ormai un’ospite militante con microfono internazionale. Stavolta il bersaglio sono l’Italia della premier Meloni e la Germania del cancelliere Merz, finite nel mirino per non essersi piegate alla linea più radicale sul conflitto in Medio Oriente.
Dal Parlamento europeo, durante una conferenza sulle sanzioni Usa, Albanese ha scelto toni da requisitoria: “È anche colpa vostra se il genocidio continua”. Un’accusa pesantissima, sparata senza troppi giri di parole contro governi democraticamente eletti. Il motivo? Non aver sospeso l’accordo di associazione tra Ue e Israele. Insomma, o si segue la linea Albanese o si diventa complici.
La “lezione” all’Europa: o con me o contro di me
Non contenta, la relatrice Onu ha parlato di “schizofrenia” dei governi europei: da una parte frenano sulla cooperazione militare, dall’altra mantengono i rapporti economici con Israele.
Traduzione: se non si adotta una linea di rottura totale, si è nel torto. Una visione tradizionalmente faziosa, che lascia poco spazio alla complessità diplomatica – ma molto alla polemica.
Il paradosso: “Sono una vittima delle sanzioni”
Poi arriva il momento, ormai immancabile, dell’auto-narrazione. Albanese si definisce “vittima” delle sanzioni americane, pur ammettendo che si tratta di strumenti normalmente usati contro chi viola gravemente le regole internazionali.
“Servono per i criminali, ma oggi colpiscono chi chiede giustizia”, sostiene. Una lettura che, a seconda dei punti di vista, suona come denuncia… o come una comoda autoassoluzione.
Attivismo o ruolo istituzionale?
Il passaggio più sorprendente resta però quello rivolto agli attivisti. Albanese li invita a “usare tutte le risorse” e a non fermarsi alle iniziative simboliche.
L’obiettivo dichiarato? “Sconvolgere l’infrastruttura materiale” del sistema. Più che un intervento istituzionale, sembra un appello da piazza globale. Con tanto di invito a non “istituzionalizzare la rivoluzione”.
L’ultimo attacco a Israele
Come se non bastasse, il giorno prima Albanese aveva chiesto la sospensione di Israele dal Consiglio d’Europa: “Non è un’opzione, è diritto internazionale”. Una posizione fortemente ideologizzata, che arriva in un contesto già incandescente dopo il conflitto esploso il 7 ottobre 2023.
Il copione si ripete
Alla fine, lo schema è sempre lo stesso: dichiarazioni forti, accuse dirette, zero sfumature. E una certezza: quando parla Francesca Albanese, la fa con i toni da barricadera. Con buona pace del ruolo super partes che dovrebbe rappresentare.
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