Lo scoop di "Open"
C’è la prova: è colpa del superbonus di Conte lo sforamento deficit/Pil. A marzo è rispuntato l’incubo grillino
+ Seguici su Google DiscoverPoche storie, carta canta, soprattutto se le carte sono quelle del Mef e la firma è quella di un giornalista autorevole, Franco Bechis, direttore di “Open”, la testata fondata da Enrico Mentana: è stato il Superbonus edilizio a impedire all’Italia di rientrare sotto la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil nel 2025. Senza l’impatto dei bonus edilizi, il disavanzo si sarebbe fermato al 2,7%, consentendo l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo. A certificarlo sono i tecnici del Ministero dell’Economia nel Documento di finanza pubblica, dove si segnala l’emersione “in gran parte inattesa” di nuovi crediti legati al Superbonus. Una sorpresa arrivata solo a marzo 2026, dovuta a una coda di lavori già avviati negli anni precedenti ma comunicati in ritardo all’Agenzia delle Entrate, scrive Open.
L’incubo del superbonus di Conte non è finito
Si tratta di operazioni effettuate nel 2025 e registrate entro il 16 marzo 2026, grazie alle clausole di salvaguardia previste dalla normativa. Una dinamica sfuggita ai sistemi di monitoraggio della spesa pubblica e che ha avuto un impatto significativo sui conti dello Stato.
“La frittata ormai è fatta, ma l’Agenzia delle Entrate ha avviato subito verifiche sui beneficiari imprevisti del bonus. E Giorgetti indaga su chi al ministero non si è accorto di nulla”, scrive Bechis. “Per quanto riguarda il deficit, la differenza è spiegata dall’emersione in gran parte inattesa di nuovi crediti edilizi legittimati dalla legislazione previgente sul Superbonus”, è la frase chiave. “Nello specifico, si tratta prevalentemente dell’emersione tardiva di una coda di operazioni effettuate nell’anno 2025 e comunicate all’Agenzia delle entrate entro il 16 marzo 2026, per le quali si è fruito dello sconto in fattura/cessione del credito sulla base delle clausole di salvaguardia e che, sulla base della normativa sul Superbonus, includono interventi che, alla data del 15 ottobre 2024, risultavano già formalmente avviati”. Ora il fisco prova a recuperare. L’Agenzia delle Entrate ha inviato circa 12mila comunicazioni ai contribuenti, selezionati in base al rapporto tra bonus ricevuti e valore catastale degli immobili. Dai controlli già conclusi emergono situazioni diverse: immobili regolarizzati, casi senza obblighi dichiarativi e altri che richiedono ulteriori verifiche.
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