Un calcio al fondamentalismo
Silenzio durante l’inno. Così le calciatrici iraniane si ribellano al regime degli ayatollah (video)
Silenzio totale durante l’inno iraniano. Questa la scelta delle calciatrici iraniane all’inaugurazione della Coppa d’Asia in Australia, in occasione della prima partita contro la Corea del Sud. Le atlete, allenate da Marziyeh Jafari, sono rimaste impassibili, anche se qualcuna ha versato qualche lacrima al solo pensiero che il proprio Paese stia continuando a vivere sotto le bombe e la repressione di un regime islamista. Sguardi che si sono incrociati con quelli di chi, sugli spalti, con fierezza sventolava la bandiera raffigurante il leone e il sole dorato, che risale al periodo in cui in Iran c’era lo scià Rezha Pahlavi. Il gesto delle giocatrici non è passato inosservato e rappresenta una sfida a quella dittatura teocratica che ha massacrato migliaia di persone nel corso degli ultimi mesi, soprattutto durante le proteste che hanno infiammato le piazze principali di Teheran.
Silenzio durante l’inno: la nazionale femminile dà un calcio al radicalismo islamista del regime
Secondo quanto ha raccontato la giornalista Tracey Holmes, alle calciatrici iraniane era stato ordinato di cantare l’inno proprio per evitare eventuali disagi. Nonostante le raccomandazioni, la squadra ha deciso di ignorare deliberatamente la consuetudine in nome della libertà personale. Una scelta che la loro allenatrice ha deciso di accogliere positivamente, con un sorriso sul volto, confermando il proprio sostegno alle atlete. Sui social un utente ha fatto notare che le calciatrici non hanno indossato nel modo giusto l’hijab, facendo scorgere i capelli: stiamo parlando di una decisione che in Iran le avrebbe rese facile bersaglio della Polizia morale. Nessuna dichiarazione è arrivata dopo la fine della partita, persa per 3 a 0.