Il monaco ultras
La malagiustizia e il caso di Padre Fedele Bisceglia: in carcere da innocente, poi tutti promossi
Arrestato e condannato poi assolto perché completamente estraneo a tutto, il suo caso dimostra la necessità di una giustizia giusta
Nello scorso agosto Padre Fedele Bisceglia, il monaco ultras cosentino, è morto. Dopo un’odissea giudiziaria che lo vide arrestato, privato della funzione sacerdotale, indicato al pubblico ludibrio e poi assolto. Ma chi ne ordinò il carcere, tralasciando gli elementi a discarico, è stato promosso.
Un caso di malagiustizia
Diventato un personaggio nazionale per essere stato il primo sacerdote ultras, da sempre al fianco degli ultimi, Padre Fedele fu arrestato il 2005 con l’accusa di violenza sessuale ai danni di suor T, una monaca che frequentava il suo centro di assistenza sociale.
Sospeso a divinis, Padre Fedele fu condannato a 9 anni e 3 mesi di detenzione nel 2011 dal Tribunale di Cosenza. La sentenza fu confermata in Appello. Ma poi si scoprirono tante cose.
La Cassazione
Difeso da suo cugino Eugenio Bisceglia e da Franz Caruso, attuale sindaco di Cosenza, Padre Fedele ebbe giustizia in Cassazione. La Suprema Corte annullò la condanna ordinando un nuovo Appello e mettendo in evidenza come l’accusa non avesse considerato tutta una serie di atti e documentazioni che potevano comprovare la sua innocenza.
Successivamente l’Appello bis assolse il frate ultras per non avere commesso il fatto. Una sentenza che ribaltò dieci anni di sofferenza e persecuzione giudiziaria.
La sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro del 2015, confermata dalla Cassazione nel 2016, ha stabilito che la violenza sessuale denunciata da una suora non è mai avvenuta.
I giudici del secondo processo d’appello hanno ritenuto che le dichiarazioni della suora non fossero supportate da prove concrete e presentassero contraddizioni.
La denuncia del frate
Il frate denunciò l’allora sostituto procuratore della Repubblica, Claudio Curreli, per abuso d’ufficio, sostenendo che il Pm avesse nascosto degli atti fondamentali alla difesa. Curreli fu indagato ma il Gip di Salerno archiviò nel 2015.
Tutti promossi
Curreli oggi è sostituto capo della Procura di Pistoia. E’ stato di fatto promosso. Cosa che ha riguardato tutti i protagonisti della vicenda; compreso chi effettuò le indagini. Non vi è dubbio che il magistrato non abbia agito per dolo contro Padre Fedele, ma che l’inchiesta dovesse contemplare anche tutti gli elementi in favore dell’indagato è pacifico.
Lo hanno assolto i giudici terzi
Senza la Cassazione, Padre Fedele sarebbe andato in carcere. Mentre la Procura era in possesso di elementi che avrebbero potuto, se si fosse seguito il principio di trovare gli elementi a discarico, portare a un’assoluzione nei primi gradi. Forse anche questo è il sintomo di come si debba procedere a costruire una giustizia giusta in Italia.