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La morte di Domenico e le modifiche alla cartella clinica: 2 medici indagati per falso

I nuovi dettagli

La morte di Domenico e le modifiche alla cartella clinica: 2 medici indagati per falso

Dopo il decesso del bimbo all'ospedale Monaldi, per Oppido e Bergonzoni, due dei sette medici la Procura di Napoli contesta il nuovo reato che riguarderebbe gli orari di arrivo del cuore da Bolzano. Il gip ha chiesto una misura interdittiva ed entrambi,

Cronaca - di Giovanni Teller - 18 Marzo 2026 alle 14:35

La cartella clinica di Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto al Monaldi di Napoli a seguito del trapianto di cuore, sarebbe stata modificata. E ora la Procura sta contestando una nuova accusa, per il reato di falso, a due dei sette medici indagati per la morte del piccolo. Stiamo parlando del cardiochirurgo Guido Oppido, il medico che ha eseguito il trapianto, e della seconda operatrice Emma Bergonzoni. Per tutti e due il gip ha chiesto una misura interdittiva ed entrambi, in base a quanto si è appreso, saranno ascoltati alla fine del mese. Secondo gli inquirenti, tra cui il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, le modifiche effettuate sulla cartella di Domenico riguarderebbero nello specifico gli orari di arrivo del cuore da Bolzano a Napoli. Tra l’altro, ai due medici è stato già contestato il reato di omicidio colposo in concorso.

Domenico Caliendo e il cuore congelato

La vicenda inizia con il cuore congelato che viene trasportato da Bolzano fino al capoluogo campano. In base a quanto emerso dalle investigazioni e confermato dalle chat scioccanti tra il personale sanitario, l’organo sarebbe stato conservato in modo sbagliato, per poi finire direttamente a contatto con il ghiaccio secco. Tale procedura avrebbe “congelato” o “bruciato” i tessuti dell’organo. Un’altra caratteristica principale dell’inchiesta riguarda la sincronizzazione dell’intervento.

I periti stanno analizzando un’anomalia temporale gravissima: la squadra del Monaldi avrebbe cominciato l’espianto del cuore malato di Domenico circa 14 minuti prima che il nuovo organo arrivasse realmente in ospedale. Questo avvenimento avrebbe creato un “punto di non ritorno” tecnico: una volta rimosso il cuore originario, i chirurghi si sono ritrovati con il bimbo in circolazione extracorporea e un organo sostitutivo che, oltre a non essere ancora giunto a destinazione, si sarebbe poi rivelato inutilizzabile.

La tragedia e l’ispezione

La morte del piccolo Domenico ha portato a un’ispezione straordinaria della Regione Campania, che ha svelato criticità strutturali all’interno dell’ospedale. È venuto fuori, tra l’altro, che i protocolli per il trasferimento degli organi non erano aggiornati e che non erano stati usati dispositivi di conservazione all’avanguardia, sebbene fossero disponibili. Inoltre, l’indagine ha descritto un clima interno di pesanti tensioni e conflitti tra il personale: si parla di  un fattore che potrebbe aver influito sulla catena di comando e sulla modalità di gestione dell’emergenza durante l’operazione.

L’inchiesta per omicidio

Assieme ai due dottori accusati di falso per aver provato ad “aggiustare” gli orari sul verbale operatorio, l’indagine ha coinvolto in tutto sette persone per omicidio colposo. L’autopsia, eseguita alla presenza di decine di periti, avrà il compito di chiarire una volta per tutto se il decesso sia stato provocato dalle condizioni dell’organo all’arrivo o da errori tecnici nel corso dell’impianto. Intanto, l’attività di trapianto pediatrico al Monaldi resta sospesa, mentre la famiglia del piccolo ha dato vita a una fondazione in sua memoria, per promuovere la trasparenza e la sicurezza nelle cure.

 

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