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Toninelli spariglia carte col M5S e Conte: al Referendum sulla Giustizia voterà Sì

Referendum sulla Giustizia

Toninelli e i duri e puri della prima ora grillina votano Sì: scelgono la riforma e mollano (sbugiardandoli) Conte e Travaglio

Politica - di Bianca Conte - 28 Febbraio 2026 alle 19:45

A volte ritornano… E ci ripensano. Come Toninelli, per esempio, che nelle ultime sortite pubbliche, tra interviste e interventi radiofonici, colpisce e affonda. E, soprattutto, sbugiarda i suoi ex colleghi movimentisti, oggi politici del partito capitanato da Giuseppe Conte… Così, dalle colonne del Corriere della sera spiega: «Il sorteggio è l’antitesi del sistema di potere delle correnti». Mentre ai suoi ex colleghi rimprovera il modo. «Chi sostiene il No lo sostiene anche per andare contro politicamente a Meloni. Ma allora andrebbe detto: “Io sono d’accordo con il sorteggio, ma voto No per indebolire Meloni”. Noi Cinque Stelle avevamo dei principi di coerenza e lealtà»…

Toninelli spariglia e sconfessa Conte: al referendum sulla Giustizia voto Sì

Insomma, la frazione grillina del “campo largo” perde i pezzi e, soprattutto, la coerenza. Mentre Giuseppe Conte si è ormai definitivamente accasato sotto l’ala protettrice del giustizialismo alla Travaglio e dei vari magistrati prestati alla politica, mettendosi (e mettendo il M5S) sotto l’ombrello di De Raho, Scarpinato, Gratteri e Di Matteo, tra i grillini della prima ora esplode la rivolta. Il motivo? Il referendum sulla Giustizia di fine marzo. Sì, perché la riforma che prevede separazione delle carriere e sorteggio per il Csm sta provocando un cortocircuito senza precedenti nel Movimento, riportando a galla l’anima “libertaria” e anti-correnti che Conte ha cercato di sbianchettare dall’agenda pentastellata.

Toninelli e la carica dei dissidenti grillini della prima ora che sconfessano Conte

A guidare la carica dei dissidenti è allora proprio Danilo Toninelli. L’ex ministro del Conte I non usa giri di parole e, tra interviste al Corriere della Sera e dichiarazioni a Radio Cusano Campus, demolisce la linea ufficiale del partito che una volta rappresentava in parlamento. La sua analisi è un proiettile nel cuore del nuovo corso contiano, anche se dalle colonne del quotidiano di Via Solferino l’ex ministro grillino sulle prime la prende alla lontana, e afferma: «In realtà non ho ancora maturato una decisione: di sicuro però andrò a votare. Il referendum per noi è sempre stato lo strumento di democrazia più importante. Volevamo addirittura introdurre i referendum propositivi senza quorum».

«Conte è diventato il portavoce dell’Anm»

Ma è solo un modo per girarci attorno prima di sferrare la stilettata che non ci si aspetta. Che, puntualmente, arriva. Perché Toninelli – e lo fa capire chiaramente – non accetta che il No della segreteria sia solo un modo per andare contro premier e governo. Il che già sarebbe abbastanza per terremotare le stanze del M5S dell’era Conte (post premierato)… Invece Toninelli insiste. Incalza. E punge i suoi ex colleghi sulla sudditanza psicologica (e non solo) verso le toghe: «L’Anm finanzia il No, perché non tira fuori i soldi anche il comitato per il Sì?». E ancora: «Conte è diventato il portavoce dell’Anm».

Ma Toninelli non è solo…

Non solo, perché Toninelli rilancia sul sorteggio, a sua detta “sacro” perché «è l’antitesi del sistema di potere delle correnti». E aggiunge: «C’è un motivo anche di merito per ostacolare il sorteggio. Il sorteggio indebolisce il potere delle correnti. Io il sorteggio lo farei su tutto. Anche per l’elezione dei parlamentari»… Una sconfessione di Conte (e del nuovo corso pentastellato) che non si ferma peraltro al solo Toninelli. Secondo il sondaggio Noto pubblicato dal Giornale, uno spicchio (pari al 25%) di elettori del M5s tifa per il Sì. Un quarto dell’elettorato a 5 Stelle è pronto a votare ignorando i diktat di De Raho e Scarpinato.

Referendum Giustizia, anche Castelli e Dettori scelgono la riforma e mollano Conte e Travaglio

E Laura Castelli, già viceministro all’Economia, lo dice chiaramente: «Io e mio marito (Giuseppe Marici) voteremo Sì al referendum anche se non ci piace la politicizzazione del tema». Se consideriamo poi che a coordinare la comunicazione del Sì c’è addirittura Pietro Dettori, lo storico braccio destro di Casaleggio, abbiamo anche la conferma che il “vaffa” del brand originario del MoVimento era rivolto anche alle incrostazioni del potere giudiziario.

Toninelli lancia stilettate, Grillo resta rumorosamente in silenzio

Nel frattempo, sullo sfondo, il silenzio assordante di Beppe Grillo e quello “tattico” di Chiara Appendino danno da pensare e inducono a chiedersi: se la base e i volti storici hanno capito che la separazione delle carriere non è un “favore alla destra”, ma un atto di civiltà, Conte – ormai ridotto a megafono del sindacato magistrati – starà realizzando di camminare sulle macerie mentre insiste a difendere la casta delle correnti?

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di Bianca Conte - 28 Febbraio 2026