Un atto definito "dovuto"
Sparatoria a Milano, indagati tutti e 4 gli agenti che hanno risposto al fuoco del 30enne cinese
Sparatoria a Milano, ultimo atto. Nonostante la dinamica dei fatti di Rogoredo appaia di una chiarezza cristallina – con un immigrato irregolare armato che apre il fuoco contro una volante – la magistratura milanese ha attivato il consueto meccanismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per i quattro agenti dell’Uopi intervenuti. Così, mentre il loro aggressore, un 30enne cinese senza permesso di soggiorno – e attualmente ricoverato in gravi condizioni – accumula una sfilza di accuse che vanno dal tentato omicidio alla rapina a mano armata, i nostri agenti si ritrovano a dover giustificare l’uso legittimo delle armi davanti a una procura. E ancora una volta, il confine tra scriminante e colpa viene sfumato dalla burocrazia giudiziaria. Lasciando le forze dell’ordine in un limbo di incertezza professionale e personale.
Sparatoria a Milano: i 4 poliziotti indagati per lesioni colpose
Dunque, la Procura di Milano indaga non solo il poliziotto che ha sparato domenica in zona Rogoredo. Ma anche – sempre “a garanzia” – gli altri tre colleghi dell’Uopi, le unità operative esperte in conflitti a fuoco. Il procuratore capo Marcello Viola ha iscritto nel registro degli indagati per lesioni colpose i quattro agenti, con la scriminante dell’uso legittimo delle armi. Uno strumento normativo che interviene quando chi spara «vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza. O comunque di impedire la consumazione dei delitti come l’omicidio volontario». Un elemento che al termine dell’indagine potrebbe portare all’archiviazione nei confronti delle divise.
I capi d’accusa per l’immigrato cinese
Il giovane cinese, senza regolare permesso di soggiorno in Italia, e in queste ore ricoverato in gravissime condizioni al Niguarda, deve invece rispondere del tentato omicidio dei quattro poliziotti. Ma anche della rapina e delle lesioni aggravate nei confronti della guardia giurata a cui (armato di una mazza di ferro) è riuscito a sottrarre la Walther P99. Il trentenne deve rispondere, inoltre, di minacce aggravate nei confronti di due arabi a cui ha puntato contro l’arma. E di minacce anche contro il poliziotto di un commissariato che ha seguito il giovane fino all’arrivo dei colleghi dell’Uopi.