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Caso Monaldi, le criticità e le chat degli infermieri

Morte del piccolo Domenico

Monaldi, sospesi due dirigenti medici. Verbali e chat interne svelano, minuto per minuto, la catena di errori fatali

Cronaca - di Prisca Righetti - 28 Febbraio 2026 alle 16:48

Il caso del piccolo Domenico, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un calvario iniziato due mesi prima all’Ospedale Monaldi di Napoli, entra in una fase cruciale. L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha rotto gli indugi: sospensione immediata per due dirigenti medici coinvolti nel trapianto che si è trasformato in un orrore clinico e umano. Una decisione che arriva mentre i verbali degli audit e le chat tra il personale di sala operatoria restituiscono un quadro di negligenza che lascia sgomenti. E che viene comunicata con una nota che recita: «L’Azienda Ospedaliera dei Colli, acquisiti gli atti dei procedimenti disciplinari, ha assunto i provvedimenti di sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico».

Caso Monaldi, l’azienda dei Colli sospende due dirigenti medici

Sottolineando contestualmente che «prosegue per gli altri sanitari coinvolti l’iter disciplinare secondo la normativa vigente». E ribadendo che «l’azienda intende precisare di essersi immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge. Coglie l’occasione per ribadire vicinanza e sostegno ai familiari del piccolo Domenico e ringrazia tutto il personale che ancorché profondamente ferito dalla vicenda ha continuato a lavorare con professionalità, dedizione e umanità». Concludendo con l’esprimere «riconoscenza a pazienti e cittadini che hanno manifestato solidarietà e fiducia all’ospedale Monaldi».

L’organo “congelato” nel ghiaccio secco, le chat degli infermieri

Al centro dell’inchiesta c’è il trapianto del 23 dicembre scorso. Il cuore, arrivato da Bolzano, non era nelle condizioni di essere impiantato. Nella sua relazione, il cardiochirurgo Guido Oppido descrive una scena surreale: l’organo era “inglobato in un blocco di ghiaccio”. L’estrazione dal contenitore termico è stata possibile solo dopo 20 minuti di tentativi e l’uso di ingenti quantità di acqua per un parziale scongelamento.

Le conversazioni che annunciano il dramma acquisite dalla Procura di Napoli

Ma è nelle chat di WhatsApp agli atti dell’inchiesta che emerge la cruda realtà di quei momenti. Alle 14.30, mentre l’equipe tentava l’impossibile, un’infermiera scriveva: «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato… è un casino». La risposta dei colleghi poco dopo è una sentenza: «Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda. Se riparte è un miracolo». E un quarto d’ora dopo, sempre scrivendosi tra colleghi, infermiera e caposala continuano ad aggiornarsi: «Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?», con un probabile riferimento al cardiochirurgo incaricato del trapianto…

Caso Monaldi, una catena di errori fatali

E infatti l’auspicato miracolo non è avvenuto. Alle 16.06 il verdetto finale trapela già dalle conversazioni interne: «Non va… zero… è una pietra». Eppure, nonostante l’evidenza di un organo ormai compromesso – “bruciato” dal gelo – il chirurgo ha proceduto all’impianto, motivando la scelta con l’assenza di alternative per evitare il decesso immediato sul tavolo operatorio.

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di Prisca Righetti - 28 Febbraio 2026