Altro che sessismo
Ma quale patriarcato, Francesca Lollobrigida rivendica orgogliosa il titolo di “mamma d’oro” e smonta femministe e deliri social
L’abbraccio con Tommaso dopo il primo oro è l’immagine simbolo dei suoi Giochi olimpici di Milano Cortina 2026. Un’immagine, e un valore, che Francesca Lollobrigida rivendica orgogliosamente e sui cui rilancia: «Non vedo l’ora di incorniciarla». Eppure, al netto di rivendicazioni e affermazioni, foto e post sui social, c’è un fantasma che ai aggira per le redazioni dei giornaloni del mainstream e nei salotti della sinistra Ztl: il fantasma della maternità. Non quella sbandierata come “scelta individuale” o “diritto all’autodeterminazione”, ma quella vissuta con orgoglio. Naturalezza. E, “orrore degli orrori”, come completamento dell’identità di una donna.
Francesca Lollobrigida e “l’affronto” dell’essere mamma
Insomma, il caso di Francesca Lollobrigida, doppia medaglia d’oro ai Giochi di Milano-Cortina, è diventato il nuovo cortocircuito della narrativa progressista. E quale piatto più ricco in cui ficcarsi a capo fitto se non quello del Festival di Sanremo? A due giorni dall’evento che ha scatenato recriminazioni e polemiche in punta di politicamente corretto e di strafalcioni sessisti 2.0 infatti, il processo sull’agorà della Rete è regolarmente – e alacremente – in corso da quella seconda serata di Sanremo. Tanto che, tra un j’accuse rinvigorito e un’esclamazione di sgomento aggiornata, si ritorna ininterrottamente al preciso istante della scaletta tv in cui Carlo Conti ha definito l’atleta «mamma d’oro»…
I postumi, più attuali che mai, del “caso Sanremo”
L’avesse mai fatto: da quell’istante in poi la polizia del pensiero è scattata in piedi: «Sessismo», «Patriarcato» le invettive ricorrenti. E poi un sempreverde: «Perché non la chiamate solo atleta?». Insomma, un coro scomposto a difesa della campionessa si è levato come un sol uomo – o una sola donna – per replicare a tono a una presunta “offesa” che esisteva solo nelle menti ideologizzate di chi ne aveva colto il retro-pensiero “oltraggioso”…
La lezione della campionessa
Peccato che a smontare il castello di carte della retorica anti-mamma abbia provveduto la stessa diretta interessata. Che, con la stessa precisione con cui pennella le curve sul ghiaccio, ha rimesso i puntini sulle “i” in un’intervista all’Adnkronos, rivendicando ciò che per i “compagni” sembra essere un tabù intoccabile: «Ringrazio chi mi definisce atleta, olimpionica o altro. Ma io per prima mi definisco mamma, fin dall’inizio di questo percorso. Volevo lanciare un messaggio chiaro, si può essere entrambe le cose. Mi sono fermata nel momento più alto della mia carriera e sono tornata più forte di prima, dopo essermi dedicata completamente alla famiglia. Ho vinto più ora di quanto fatto in passato. Essere definita mamma non mi scredita in alcun modo».
Francesca Lollobrigida: «Io per prima mi definisco mamma»
Chiaro no? Checché ne obietti la sinistra, per Francesca Lollobrigida, bicampionessa olimpica, il podio più alto è quello dove si sale con il cuore rivolto a casa. E tutto il resto, lascia il tempo che trova. Come sottolinea Carlo Fidanza (europarlamentare per Fratelli d’Italia, di cui è capodelegazione al Parlamento europeo) in un post sui social in cui tra le righe, e con poche parole – comprese quelle in cui cita le dichiarazioni dirimenti della pattinatrice azzurra – evidenza come c’è da scommettere che ora i teorici del gender fluid e le vestali del femminismo 2.0 inizieranno a sussurrare che Francesca sia una «vittima inconsapevole del patriarcato???». Perché per loro una donna che rivendica il suo essere mamma prima che atleta è una minaccia al dogma.
Il post di Carlo Fidanza
Quando invece la realtà è più semplice e bellissima: la Lollobrigida ha vinto due ori dopo essersi fermata per la famiglia, sostenuta da una federazione che ha creduto nel “Progetto Mamma”, ha dimostrato che l’identità non è un limite. Ma un volano. E se a sinistra preferiscono continuare a scandalizzarsi per un aggettivo di Carlo Conti, noi ci teniamo stretta la nostra “Mamma d’oro”. Con buona pace di chi vede il patriarcato anche nei biberon, ma chiude gli occhi davanti ai veri regimi che le donne le schiacciano davvero.