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L'Iran in guerra

La gloriosa Persia tra lo Scià e la “rivoluzione” di Khomeini: una terra straordinaria senza pace

Dopo le riforme dello Scià, la guerra civile e l'avvento della Teocrazia: un secolo tormentato

Esteri - di Stefania Davide - 28 Febbraio 2026 alle 16:41

La gloriosa Persia, oggi l’Iran degli Ayatollah, terra ricca di cultura e di bellezza, ha vissuto un secolo di tormenti e di contraddizioni, tra la lunga stagione dello Scià, non priva certo di crimini e soprusi, e la rivoluzione del 1979 che portò l’Ayatollah Khomeini dall’esilio di Parigi al potere, instaurando la teocrazia spietata che regge da 47 anni.

La Persia immensa

Ricca di una storia immensa, che parte da Ciro il Grande (fautore della tolleranza e poi soccombente ad Alessandro Magno), l’antica Persia ha attraversato il Medioevo e anche la dominazione islamica lasciando straordinari contributi in termini umanistici, scientifici e architettonici.

L’epoca degli Scià

Da Reza Shah Pahlavi al figlio Mohammad Reza Pahlavi, dal 1925 al 1979 l’Iran fu oggetto di una rivoluzione bianca. Che portò benefici economici, aperture anche progressiste sul tema dei diritti, ma non fu immune da atteggiamenti autoritari.

Sostituirono i tribunali religiosi con un sistema giudiziario civile basato sui modelli francese e italiano, proibirono l’uso del velo, realizzarono importanti infrastrutture e resero obbligatoria l’istruzione scolastica.

La partecipazione agli utili e la crescita del Pil

L’ultimo Scià introdusse leggi che obbligavano le industrie a condividere una parte dei profitti con gli operai. E diede il diritto di voto alle donne. Il Prodotto interno Lordo cresceva costantemente e a ritmi alti incontrando l’opposizione religiosa per l’accusa di laicizzazione del Paese. La vicinanza al mondo occidentale e agli Usa creò un’ennesima frattura tra l’Impero e il mondo islamico.

La repressione

Attraverso la Savak, la polizia segreta, lo Scià operò una repressione anche feroce del dissenso religioso, causando migliaia di morti in un contesto nel quale emergeva prepotentemente l’ala radicale del clero che portò alla rivoluzione del 1979.

Khomeini

La crisi economica che si era abbattuta su Teheran si unì alle proteste del fondamentalismo religioso. Così, il 1 febbraio del 1979 lo Scià lasciò l’Iran per l’esilio. In pochi mesi la teocrazia si impossessava dell’Iran, con una nuova Costituzione di impronta radicalmente religiosa e con un’escalation che portò all’occupazione dell’ambasciata Usa con gli ostaggi tenuti per oltre un anno asserragliati nella sede diplomatica.

La guerra con l’Iraq e gli anni della tirannia

L’Iran ha poi vissuto un decennio di guerra con l’Iraq e una vita interna caratterizzata dalla supremazia religiosa sui diritti liberali. Tra guide più moderate o più estreme, tutto è rimasto in mano alle “guide spirituali” che esercitano il potere assoluto a Teheran. La repressione ha causato nei decenni almeno 60mila morti, comprese quelle esercitate dai tribunali, dove vige la pena capitale. Dall’Apostasia, allo “spionaggio”, la Sharia ha provocato un vero e proprio sterminio interno.

Un popolo che merita libertà

Il popolo iraniano merita la libertà e la pace, in un contesto nel quale si è più volte sperimentata la possibilità di tenere uniti i diritti civili con le espressioni religiose. Un popolo di 90 milioni di persone, con un’età media molto giovane, ricco di tradizioni importanti. Ancora oggi e anche oggi, il cristianesimo (grazie alla comunità assira) e l’ebraismo sono permessi e relativamente tollerati, seppure minoritari. Il sogno di una Nazione democratica non è ancora svanito.

 

 

 

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di Stefania Davide - 28 Febbraio 2026