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Iran, la sinistra del “ma anche” bacchetta il governo e dimentica gli Ayatollah

Ayatollah dimenticati...

Iran, la solita sinistra del “ma anche” pur di attaccare il governo. Tra contraddizioni e supercazzole, Prodi, Schlein e Avs pacifinti all’assalto

Politica - di Chiara Volpi - 28 Febbraio 2026 alle 13:39

Israele e Usa attaccano l’Iran. Seguono rappresaglie con esplosioni in Bahrein, Qatar, Kuwait e Abu Dhabi. E mentre le deflagrazioni riecheggiano, in tempo reale la premier Meloni, come comunicato in una nota di Palazzo Chigi, «alla luce degli ultimi sviluppi in Medio Oriente, il Presidente del Consiglio ha presieduto questa mattina una conferenza telefonica, cui hanno preso parte il vicepresidente e vinistro degli Esteri Antonio Tajani, il vicepresidente Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence».

Iran, la preoccupazione dell’esecutivo, il caos delle dichiarazioni della sinistra all’opposizione

«La situazione è grave e preoccupante», come ha confermato Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, riguardo alla situazione in Iran, durante l’incontro “Giustizia e imprese: le implicazioni del referendum” all’Auditorium di Illumia a Bologna. Sottolineando: «Qualche minuto fa è terminata una riunione, un videocollegamento, che ha visto presenti, oltre al presidente Meloni, i due vicepresidenti del Consiglio, il ministro della Difesa, i vertici dell’intelligence, il collega Fazzolari, e chi vi parla – ha proseguito –. Immagino ce ne saranno più di una nel corso di questa giornata, e anche nei prossimi giorni, per seguire passo passo la situazione. Sia per quello che può manifestare in termini generali. Sia, ed è una cosa che ci preoccupa nel quadro di generale preoccupazione, per la sorte dei nostri connazionali presenti in Iran… Ci sono anche qualche centinaio di italiani sparsi in Iran».

Israele e Usa attaccano l’Iran: la sinistra d’opposizione va in confusione

Con un punto fermo, che Giorgia Meloni ribadisce a chiare lettere: «In questo momento particolarmente difficile, l’Italia rinnova la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici. Il Presidente del Consiglio si terrà in contatto con i principali alleati e leader della regione già a partire dalle prossime ore per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni». Ma, come prevedibile, per la sinistra che siede nei banchi dell’opposizione, non è ancora abbastanza. E non può bastare…

Così, mentre il mondo assiste al redde rationem contro uno dei regimi più sanguinari del pianeta, la sinistra italiana riscopre il suo riflesso condizionato preferito: l’anti-americanismo viscerale travestito da pacifismo di maniera. Non importa se a Teheran si impiccano i giovani nelle piazze o se il regime finanzia il terrore globale. Per i “compagni” nostrani, il nemico resta sempre lo stesso: l’Occidente che reagisce, e il governo italiano che non si accoda al coro delle tre scimmiette – “non vedo, non sento, non parlo”. E se lo faccio, argomento solo in chiave strumentale anti-casalinga – Schlein e compagnia cantante insorgono e chiedono conto. A modo loro…

Prodi e il “dramma” dei nonni

Il primo a dare il la alle giaculatorie è Romano Prodi, che con la consueta bonomia distaccata dalla realtà, liquida l’azione militare come un espediente elettorale: «Ho la netta sensazione che si vogliano risolvere i problemi di politica interna con la guerra, è un dramma colossale». Per l’ex Premier – in collegamento con l’iniziativa “Manifattura delle idee”, in corso a Firenze, commentando quanto sta avvenendo in queste ore con l’attacco congiunto all’Iran da parte di Usa e Israele – la minaccia atomica di un regime teocratico è evidentemente un dettaglio trascurabile rispetto alle sue personali “sensazioni” sulla politica interna altrui.

Iran, il funambolismo di Elly Schlein

Non è da meno Elly Schlein, che riesce nell’impresa di stare contemporaneamente con le donne iraniane e con chi quelle donne le opprime, invocando una “de-escalation” che somiglia tanto a una resa preventiva. Che – intervenendo alla conferenza del Pd “L’Italia che si prende cura”, in corso a Milano – prima sentenzia: «Chiediamo al governo di attivarsi con urgenza per la sicurezza dei nostri connazionali nell’area e di adoperarsi in tutte le sedi multilaterali utili per spingere verso una de-escalation e impedire un allargamento del conflitto, con conseguenze potenzialmente incalcolabili».

Poi, al netto delle dichiarazioni dei “colleghi” Bonelli e Fratoianni e, magari venuta a conoscenza dell’intervento della premier (e della sua angolazione), aggiusta il tiro e aggiunge una nota di surreale ottimismo diplomatico: «In queste settimane siamo stati nelle piazze a fianco del popolo iraniano davanti alla brutale repressione del regime teocratico. Eravamo al loro fianco per difendere il loro diritto a manifestare per la libertà. In queste ore restiamo a fianco del popolo iraniano. Siamo stati tutti netti a condannare Teheran e il suo brutale regime».

Chiosando, infine, con un epilogo tipicamente cerchiobottista: «Siamo convinti che l’Iran non possa sviluppare un’arma nucleare – ha asserito la segretaria –. Ma pensiamo che per non farlo non serva la guerra, ma un dialogo per isolare quel regime e impedire supporto ai suoi crimini». Utopie, sogni e realtà di segno diametralmente opposte. Insomma, un po’ la solita ricetta demagogica della sinistra “buonista” che non ha mai fermato un dittatore in tutta la sua storia. Invitando nel contempo al dialogo con chi ti vuole cancellare dalle mappe della storia.

L’odio ideologico di Avs

E ancora. Il premio per la scompostezza va però al duo Bonelli-Fratoianni, che riescono a infilare in un unico comunicato Trump, Netanyahu e persino la Costituzione. Dimenticando che il diritto internazionale è calpestato quotidianamente proprio dai boia di Teheran. E asseverando con la solita demagogica certezza ideologica: «Ancora una volta Israele e Usa fanno carta straccia del diritto internazionale. Il bombardamento dell’Iran è inaccettabile e senza giustificazioni e avrà come unico effetto quello di destabilizzare ancora di più la regione a pochi giorni dallo scoppio della guerra tra Afghanistan e Pakistan».

E la solita supercazzola di contraddizioni

Salvo poi ricorrere al famoso “ma anche” di veltroniana memoria. E aggiungendo a stretto giro: «Per noi che abbiamo sempre considerato fondamentale la lotta per i diritti delle donne e dei giovani in Iran, contro il regime degli Ayatollah, questa ulteriore escalation di guerra di Usa e Israele – proseguono i leader di Avs – è solo un altro tragico episodio della politica di dominio militare del mondo». «Netanyahu ha bisogno di un nemico, di uno stato di guerra permanente per mantenersi saldo al potere e non affrontare i suoi processi e i tanti problemi interni. E Trump vuole continuare a demolire il diritto internazionale per costruire il suo dominio militare per controllare risorse energetiche e distrarre gli americani dai suoi fallimenti in Usa».

E sul finale di copione, un classico in scaletta: l’attacco al governo italiano: «Il governo italiano deve prendere le distanze da questa ennesima violazione del diritto internazionale. Deve intervenire e fare tutto il possibile nelle sedi istituzionali per far cessare il fuoco», aggiungono. Unendo, concettualmente realtà antitetiche: rispetto dei diritti umani e della democrazia con la guerra, intervento diplomatica e realtà sanguinose.

Iran, ci mancavano i dubbi di Calenda

Del resto, se un politico di lungo corso come Carlo Calenda cuce in un patchwok inverosimile gli stessi opposti, dichiarando: «Non ho nessuna fiducia negli scopi e nelle motivazioni spesso personali di Trump nell’intraprendere queste azioni. È chiaro che se da questo attacco dovesse discendere la caduta degli ayatollah saremmo solo che contenti, perchè riteniamo quello di Teheran un regime criminale e assassino che fa parte di un asse di autocrazie che è nostra nemica». Niente da aggiungere. Solo prendere atto di una confusione rilanciata da tutto e dal suo contrario, nel più classico degli stilemi di una opposizione senza bussola, capace solo di urlare al lupo e procedere a tentoni.

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