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Giustizia, il Grillo “non parlante” spaventa Conte: Beppe (vittima delle toghe) dirà di votare “Sì”?

Referendum

Giustizia, il Grillo “non parlante” spaventa Conte: Beppe (vittima delle toghe) dirà di votare “Sì”?

Politica - di Luca Maurelli - 25 Febbraio 2026 alle 18:18

Il silenzio è d’oro, ma se si parla di giustizia, il silenzio è Grillo. Il fondatore del M5S, in queste ore di scontro tra destra e sinistra sul referendum sulla giustizia, tace e non favella, come se non avesse niente da dire. Ma sono in tanti a pensare che Beppe Grillo, se potesse, e non è detto che non decida di farlo, non direbbe “Sì”. Contro i suoi ex discepoli. Contro Conte. Contro i giudici che lo hanno castigato in passato e recentemente.ù

Il referendum e l’indecisione di Beppe Grillo sul “Sì”

Secondo indiscrezioni, del resto, Beppe Grillo la settimana scorsa, in un pranzo romano, avrebbe riunito i suoi più fidati al solito hotel Forum. Si era parlato di referendum sulla giustizia, ovviamente, ma a quanto pare non c’erano state indicazioni di voto da parte del fondatore del M5S. Il quale, ovviamente, ha sperimentato sulla sua pella il sistema giudiziario, e non solo per la condanna arrivata in primo grado per lo stupro in Sardegna. Ma lui stesso, molti anni fa, aveva subito una condanna, che considera ingiusta, per omicidio colposo in seguito a un incidente con l’auto.

Nel 1981, mentre guidava una Range Rover in una strada di montagna a Limone Piemonte, l’auto uscì di strada precipitando in un burrone. Nell’incidente morirono tre persone che erano a bordo con lui. Nel 1985 Grillo fu condannato in via definitiva per omicidio colposo a 14 mesi di reclusione con pena sospesa. Non scontò quindi il carcere, ma la condanna è rimasta nel suo casellario giudiziario.

C’è chi – tra i suoi più vicini – ipotizza un suo Sì alle riforma, e chi invece è certo che Grillo non lascerà trapelare nessuna propensione. E chi, ancora, non esclude che l’ex pentastellato possa disertare le urne. In ogni caso, i fari restano accesi sulle mosse di chi definiva l’istituto del referendum come “il massimo dell’espressione democratica”. Un “beppegrillino” fedelissimo, come Danilo Toninelli, per esempio, considera la riforma “per alcune parti grillina”. “Non è l’obbrobrio che dicono le opposizioni, il sorteggio è una norma grillina per antonomasia”, ha detto nei giorni scorsi. E Beppe Grillo, secondo alcuni, alla vigilia del voto del 22 marzo, potrebbe decidere di giocare un brutto scherzo a Conte esprimendosi su quel “Sì” che secondo i sondaggi è il voto che darà un grillino su quattro.

(foto generata con Ia)

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di Luca Maurelli - 25 Febbraio 2026