CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Askatasuna, tutti quelli che “Solo pochi incappucciati” , “Anche i poliziotti menano”, “È un assist al governo”

Fanno il tifo per i violenti

Askatasuna, tutti quelli che “Solo pochi incappucciati” , “Anche i poliziotti menano”, “È un assist al governo”

Politica - di Gloria Sabatini - 2 Febbraio 2026 alle 16:33

Non è bastato il video del poliziotto preso a martellate, il bollettino degli agenti feriti (oltre 100), la città devastata (danni incalcolabili), la dichiarazione di guerra allo Stato dei ‘guerriglieri’ di Askatasuna per tacere. Se la sinistra politica si barcamena tra solidarietà tardiva e distinguo imbarazzanti, altri – influencer, sedicenti esperti e maitre à penser molto presenti in tv – continuano a fare il tifo per i violenti. Con parole, sillogismi e tesi che si fa fatica ad ascoltare. A conferma che centri sociali, antagonisti, pro Pal, no Tv hanno una solida copertura indiretta di certa stampa e agitatori culturali.

Askatasuna, Revelli la spara grossa: è un assist al governo Meloni

Tra i campioni c’è lo stimatissimo Marco Revelli, professore con il cuore che batte a sinistra, che si getta sulla tesi delle violenze come ‘aiutino’ al governo. Raccontando la favoletta del corteo pacifico e colorato fino alla ‘coda velenosa’. In una lunga intervista al Fatto quotidiano e poi a Omnibus il prof esprime tutta la sua empatia per le ragioni nobili della manifestazione di sabato a Torino. “C’erano 50mila persone che volevano spazi aperti di dissenso pacifico”. Pacifico? “Poi soni arrivati 200 incappucciati e il quadro è cambiato”. La chiama ‘coda velenosa’. I buoni “hanno tenuto il campo per ore. Poi è iniziata è un’altra storia… Senza quello sarebbe stata una grande vittoria, importantissima  per chi crede nel dissenso”. Ma c’è di più gli scontri sarebbero “un regalo ai nemici, a questa maggioranza, è quello che il governo desiderava”. Insomma i bravi ragazzi dei centri sociali avrebbero fatto un assist al governo Meloni. In studio, ospite di Omnibus, anche Annalisa Terranova che a metà tra l’ironia e il disappunto, ridicolizza la narrazione, “vorreste farci credere che al corteo c’erano Mary Poppins…”.

Il Fatto quotidiano capovolge la cronaca: non c’è solo il poliziotto aggredito

Il Fatto quotidiano di Marco Travaglio lavora con zelo al ribaltamento della verità. E sciorina diversi pezzi a dimostrazione che anche i poliziotti menano, sono violenti e non soccorrono i feriti. Un articolo di taglio bassa a pagina 2 si intitola “Lacrimogeni e teste spaccate: non c’è solo il poliziotto aggredito”. Non perde la ghiotta occasione di andare “controcorrente”, sacrificando il buonsenso per qualche riflettore in più, Selvaggia Lucarelli. Il suo lungo post è tutto un invito alla “contestualizzazione” che sa di scudo. “Condanno la violenza esercitata sul poliziotto ieri a Torino, e non ci sono giustificazioni (neanche per gli stessi poliziotti che ieri manganellavano o lanciavano lacrimogeni altezza uomo). Esiste però il contesto, un contesto che politica, giornalismo e la maggior parte della società civile non hanno mai condannato”. E vediamo il contesto by Lucarelli.

Selvaggia Lucarelli e il ‘contesto’, Paolo Cento e gli spazi sociali

“A Torino va avanti da anni la repressione di ogni forma di dissenso con daspo. Perquisizioni inutili, fogli di via, detenzioni preventive a casa e in carcere per ragazzi (ma anche adulti) incensurati e giovanissimi, processi farsa, arresti facili e intimidazioni varie…”. E ancora: “Molti ragazzi di Askatasuna sono stati perseguitati ingiustamente, accusati persino di associazione a delinquere”. Per questo Selvaggia retwitta “le tante cose che ho raccontato in questi anni su quello che accade a Torino. Perché esprimere solidarietà mi sta bene, decontestualizzare no”. Paolo Cento, invece, ospite di 4 di sera Weekend su Retequattro,  conferma la sua verve arcobaleno senza se e senza ma. “Gli scontri di Torino non possono diventare il pretesto per un nuovo pacchetto sicurezza che limita i diritti”. E giù con il racconto della deriva securitaria e il governo manganellatore. “Piuttosto si riapra il confronto per riaprire spazi sociali nelle città”.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 Febbraio 2026 alle 16:33