Il caso
A Roma arriva la “danza macabra” della fedelissima di Putin
Svetlana Zakharova si esibirà all'Auditorium mentre la guerra russa all'Ucraina continua a mietere vittime
Volteggiare sulle macerie di una guerra di aggressione che si protrae da quattro lunghi anni. È l’immagine che inevitabilmente affiora pensando alla presenza di Svetlana Zakharova a Roma, il 20 e 21 marzo, nel cartellone del gala di danza «Les Étoiles». Il suo nome compare sul sito ufficiale dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, uno dei luoghi simbolo della cultura della Capitale.
Zakharova non è soltanto una delle ballerine più celebri al mondo: è qualcosa di più, e di diverso. Una figura strettamente legata al potere politico russo, vicinissima a Vladimir Putin, l’uomo che ha scatenato una brutale guerra di aggressione nel cuore dell’Europa. Dal 2007 al 2015 è stata parlamentare di Russia Unita, il partito dello «zar». Nessuna presa di distanza, nessun ripensamento. Conclusa l’esperienza parlamentare, ha continuato a ricoprire incarichi istituzionali di primo piano: rettrice dell’Accademia Statale di Coreografia di Mosca, membro del Consiglio presso la Presidenza della Federazione Russa per la Cultura e l’Arte. È stata persino insignita di un’onorificenza al merito per il «rafforzamento della statualità» russa. Parole che fanno rabbrividire, se riferite a uno Stato che fa della forza uno strumento arbitrario e prevaricatore.
Zakharova, dunque, non è un’artista indipendente. È un ganglio del regime putiniano. Non a caso, dal 2023, per il suo sostegno all’invasione russa dell’Ucraina, è sottoposta a sanzioni da parte di Kiev. È il volto aggraziato e gentile di un sistema che distrugge città, bombarda scuole, chiese e ospedali, e spezza vite innocenti. La danza diventa così uno strumento di soft power, un racconto rassicurante di un potere crudele.
Il gala «Les Étoiles» è ideato, curato e organizzato da Daniele Cipriani Entertainment, società privata che ha affittato gli spazi dell’Auditorium. L’evento non ha sponsor né patrocini pubblici. Ma il contesto non è neutro. L’Auditorium Parco della Musica è gestito dalla Fondazione Musica per Roma, nata nel 2004 dalla trasformazione di una società per azioni in fondazione. Un ente che gestisce anche la Casa del Jazz e che ogni anno raggiunge oltre un milione di spettatori, svolgendo un ruolo centrale nella vita culturale di Roma. Alla Fondazione partecipano soggetti pubblici, a partire dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio.
Ed è qui che le domande diventano inevitabili. Quale messaggio arriva al pubblico quando una figura così controversa si esibisce in uno dei luoghi simbolo della cultura romana? Nel nome dell’iniziativa privata e dell’incasso è davvero tutto lecito? I soggetti pubblici che partecipano alla fondazione che governa questi spazi cosa ne pensano? È accettabile che la cultura diventi, anche indirettamente, uno strumento di legittimazione di un regime aggressore?
Mentre scriviamo, la guerra di aggressione russa all’Ucraina continua a mietere vittime ogni giorno. La danza può essere sublime, la musica può elevare l’animo, ma non lasciamoci abbagliare. Fermiamoci un istante, abbassiamo il volume, e poniamoci una domanda semplice e terribile: è giusto ballare sui cadaveri?