Aggiornamenti sull'inchiesta
Tragedia di Capodanno in Svizzera, il punto sulle indagini: i nodi da sciogliere dalle uscite al sistema di sicurezza. La mobilitazione e la solidarietà dell’Italia
Crans Montana, 40 morti, 119 feriti e ancora nessuna notizia sui 6 ragazzi di casa nostra dispersi: l'inchiesta e i punti da chiarire. E sulla ingente e generosa mobilitazione di tecnici e sanitari italiani per l'emergenza, spicca un dato di dedizione e orgoglio: i nostri medici rientrati al lavoro prima ancora di essere chiamati
Tra dolore e choc, rabbia e sconcerto, si indaga sul devastante incendio che ha spezzato le vite di tanti ragazzi a Crans-Montana, in Svizzera. Si dovrà fare luce su cause e responsabilità dell’inferno di fuoco che la notte di Capodanno ha provocato una strage all’interno del locale Le Constellation: il bilancio al momento è di 40 morti e 119 feriti, di cui 80 in gravi condizioni. Ancora nessuna novità sui nostri sei ragazzi considerati dispersi. «13 i cittadini italiani feriti, per i quali si stanno organizzando i trasferimenti, al fine di assicurare le più adeguate cure. Risultano, al momento, sei dispersi. Non sono ancora noti i dati sui deceduti», ha comunicato Palazzo Chigi in una nota diffusa ieri nel primo pomeriggio.
Inferno di fuoco a Capodanno in Svizzera: 40 morti, 119 feriti e 6 dispersi italiani. Il punto sulle indagini
E ancora. «Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano, è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (Cross) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani)», prosegue la nota. Inoltre, Palazzo Chigi ha ricordato che è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile.
La mobilitazione italiana tra impegno e dedizione generosa
In serata l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha fatto il punto sul ponte aereo che sta portando i feriti a Milano, al Niguarda. Con i due pazienti in arrivo nelle prossime ore, e altri quattro che potrebbero arrivare da Zurigo, «non ci saranno più feriti italiani in Svizzera causati da questa tragedia di Crans-Montana», ha spiegato Bertolaso.
«L’attivazione è stata tale per cui la gente si presenta spontaneamente». La dichiarazione rilasciata da Filippo Galbiati, direttore del pronto soccorso dell’ospedale Niguarda di Milano, e rilanciata dal Messaggero, rende nitidamente il clima che si respira nel nosocomio milanese nell’affrontare l’emergenza di Crans-Montana. Il personale sanitario è entrato in servizio senza quasi bisogno di una chiamata, perché curare quanti più ragazzi possibile è diventata una missione condivisa da tutti: genitori, medici, infermieri, dirigenti, protezione civile e Regione. Non c’è distinzione, ma grande coordinamento dalla notte di Capodanno in poi per prestare tutto il soccorso possibile.
Tajani sul luogo della strage
Come noto, infine, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è giunto ieri a Crans-Montana per visitare le famiglie dei connazionali rimasti coinvolti nell’incendio e per portare la solidarietà del governo italiano. «Io non conoscevo il locale» ma «l’utilizzo di fuochi d’artificio, sia pure piccoli, in un locale così, mi sembra veramente una scelta direi poco responsabile», ha detto il titolare della Farnesina.
Non solo. A margine di un punto stampa il ministro ha spiegato anche: «Abbiamo messo a disposizione la polizia scientifica per aiutare con le identificazioni. Abbiamo dato disponibilità anche per un gruppo di psicologi, come richiesto dai familiari, per assistere le persone vicine ai feriti e agli scomparsi». E ha ribadito: «Mi pare privo di senso mettere fuochi pirotecnici al chiuso, con ragazzi che salgono sulle spalle di altri, senza controllo. Evidentemente qualcosa non ha funzionato negli impianti antincendio. Le immagini del disastro mi portano a pensare che qualcosa non abbia funzionato. Toccherà alla magistratura individuare quali siano le responsabilità».
Il punto sull’inchiesta della tragica notte di Capodanno in Svizzera
e allora, l’inchiesta sulla tragica notte del 31 dicembre a Crans Montana punta a fare luce su una dinamica che appare, nelle prime ricostruzioni, tanto drammaticamente chiara ormai, quanto letale. La Procura generale del Canton Vallese, guidata da Beatrice Pilloud, ha messo sotto la lente d’ingrandimento la gestione del locale Le Constellation, dove il terrificante incendio scoppiato durante i festeggiamenti ha provocato 40 vittime e oltre cento feriti.
Il “flashover”: la dinamica dell’inferno di fuoco
Il fulcro delle indagini tecniche riguarda l’innesco delle fiamme. Secondo la procuratrice Pilloud, l’incendio sarebbe partito dalle cosiddette “candele scintillanti” (flare), i fuochi pirotecnici da tavolo spesso applicati sulle bottiglie di champagne. La posizione di questi inneschi, giudicata «troppo vicina» al soffitto in legno del locale e alle coibentazioni in poliuretano, avrebbe causato un flashover: un fenomeno di combustione improvvisa e generalizzata dei gas accumulati, che ha permesso alle fiamme di propagarsi con una velocità devastante su tutta la superficie della struttura.
Responsabilità e verifiche edilizie
L’inchiesta si muove lungo tre direttrici di reato ipotizzabili: incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Al momento, i gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti, sono stati interrogati come «persone informate sui fatti», senza che sia stata ancora formalizzata alcuna responsabilità penale a loro carico. Tuttavia, gli investigatori stanno analizzando diversi elementi critici:
1) La configurazione dei locali: è emerso infatti che la scala che conduceva al seminterrato era estremamente stretta, ostacolando fatalmente il deflusso della folla in preda al panico.
2) La capienza e le uscite di sicurezza: si indaga per chiarire se il numero di persone presenti fosse superiore a quello consentito. E se le uscite di emergenza fossero accessibili e funzionanti.
3) I controlli pregressi: mentre la proprietà afferma che il locale ha superato tre controlli in dieci anni, le autorità comunali hanno preferito non commentare, lasciando aperta la questione sulla regolarità delle licenze e dei sistemi antincendio.
Le perizie e il supporto internazionale
Un contributo fondamentale arriverà dall’analisi dei video registrati all’interno del club e dalla cooperazione internazionale. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, giunto sul posto per assistere i connazionali coinvolti (si contano 13 feriti e 6 dispersi), ha sollevato dubbi sulla gestione della sicurezza. Il titolare del dicastero della Farnesina ha messo a disposizione la Polizia Scientifica italiana per accelerare le complesse operazioni di identificazione delle salme, suggerendo che l’uso di artifici pirotecnici al chiuso, unito a una possibile carenza degli impianti antincendio, rappresenti una scelta «poco responsabile».
E mentre il ponte aereo della Protezione Civile continua il trasferimento dei feriti verso i centri specializzati come il Niguarda di Milano, la magistratura svizzera prosegue gli interrogatori per stabilire se la strage sia stata l’imprevedibile esito di un incidente. O la conseguenza di una sistematica violazione delle norme di sicurezza.