Meloni a tutto campo: “L’Europa parli con Putin, sinistra surreale su Maduro. Io al Quirinale? Casomai da Fiorello…”
Politica
- di Lucio Meo - 9 Gennaio 2026 - AGGIORNATO 9 Gennaio 2026 alle 14:43
Quaranta domande, un fuoco di fila di inizio anno per Giorgia Meloni, che nel tradizionale incontro con la stampa parlamentare tocca tutti i principali temi del dibattito, iniziando, ovviamente, con quelli prioritari, le guerre, in corso e in cantiere, purtroppo. Due ore e passa di schermaglie, più o meno pacifiche, con alcuni momenti di tensione ma culminati in sorrisi distensivi. Del resto, nonostante qualche ironia sulla scarsa disponibilità al confronto con la stampa, la premier non si è risparmiata, confermando la sua linea decisa, che non cambia linea sull’Ucraina, sul sostegno degli europei a Kiev, sulla difesa, sul riarmo e sulla parola che considera quella “chiave”, la deterrenza, il modo migliore per provare a trattare, anche con la Russia. E qui arriva la prima notizia. “Io sono sempre stata favorevole all’indicazione di un inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina, cioè una persona che ci consentisse di fare la sintesi ma di parlare con una voce sola”. E aggiunge: “Io credo che si è arrivato il momento che l’Europa parli con la Russia” sul tema della guerra, “altrimenti il contributo è limitato. Ma chi lo deve fare? Non bisogna andare in ordine sparso, altrimenti si farebbe un favore a Putin. E per ora mi pare prematuro l’ingresso della Russia nel G8”.
Stoccate alla sinistra, critiche ai giudici, rassicurazioni ai giornalisti su sostegno e libertà, qualche botta e risposta serrato con i colleghi su spionaggio, tasse e privacy, impegno a fare di più sulla sicurezza, sui salari, sulle riforme, sul tema delle donne, sul piano casa. Tre le parole chiave sull’economia: crescita, occupazione, salari. Si delinea un approccio che, sui principali dossier aperti, prefigura i margini, gli spazi di manovra, ma anche ‘il cambio di passo’ che servirebbe, per l’iniziativa di governo.
E sul futuro politico suo e della destra, Meloni ha le idee chiare: “Non intendo dimettermi nel caso in cui gli italiani dovessero bocciare la riforma con il referendum, noi abbiamo fatto quello che avevamo scritto nel nostro programma, quindi stiamo banalmente mantenendo gli impegni. In ogni caso il mio obiettivo è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, una cosa che non è mai stata possibile per i nostri predecessori, per presentarsi al cospetto dei cittadini ed essere giudicato sul totale del suo lavoro, sul complessivo del suo lavoro”. Avanti tutta, questo il messaggio, in un mondo complesso nel quale la stabilità politica, la coerenza e l’interesse nazionale, vengono indicate come priorità dell’azione di governo.
Meloni e le guerre, dall’Ucraina a Gaza
C’è il Medio Oriente, poi. “Io credo che l’Italia non dovrebbe escludere niente neanche “la possibilità di una partecipazione italiana a un’eventuale forza multinazionale. Chiaramente poi dipenderà dalle condizioni di sicurezza, dipenderà da quello che dice il Parlamento, perché non è una decisione che io posso prendere da sola, ma credo che l’Italia oggettivamente non dovrebbe escludere niente sulla sua possibile partecipazione in questo quadro, chiaramente con l’obiettivo che per noi rimane sempre lo stesso, che è costruire la prospettiva dei due Stati”, aggiunge. “Io sono convinta che l’Italia possa giocare un ruolo assolutamente unico e fondamentale” in Medio Oriente “perché noi siamo rispettati da tutti gli attori in campo, da tutti gli attori della regione, da Israele chiaramente, ma anche dall’Autorità nazionale palestinese, dai paesi del Golfo”. Lo dice la premier Giorgia Meloni. “Penso che, diciamo, questo rispetto del quale godiamo debba essere utilizzato positivamente e al massimo”, conclude.
Sull’Ucraina, Meloni esclude problemi di maggioranza. “Ascolto tutte le valutazioni che arrivano dalla maggioranza, ho letto anch’io di qualcuno che diceva che auspicava che il decreto Ucraina non ottenesse i voti, non credo andrà così e come ho già detto lo considererei uno sbaglio”. Poi il riferimento alle critiche arrivate da Vannacci, più che da Salvini. “Mi stupisce in particolar modo che arrivi da un generale il ragionamento: i soldati sono i primi che capiscono quanto le forze armate siano fondamentali per costruire pace e non diciamo semplicemente per fare la guerra”, aggiunge la premier.
Trump e la Groenlandia
Immancabile la domanda sulle distanze, o eccesso di vicinanze per alcuni, con il presidente Usa. “Su Trump ci sono molte cose sulle quali io non sono d’accordo, l’ho detto, lo ribadisco. Penso per esempio che il tema del diritto internazionale sia invece qualcosa che va ampiamente difeso. Penso che quando saltano le regole del diritto internazionale siamo tutti chiaramente molto più esposti. E quindi sì, quando non sono d’accordo lo dico, lo dico a lui, non ho neanche difficoltà e penso che se parlaste con i miei partner lo sapreste molto bene anche voi”. Poi si va sul terreno artico. “Io continuo a non credere nell’ipotesi che gli Usa attuino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia. Una opzione che chiaramente non condividerei, l’ho già messo nero su bianco. Io credo non converrebbe a nessuno, non converrebbe neanche agli Stati Uniti d’America”. E la premier svela. “L’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica, è quello che c’è scritto nello statement dei principali leader europei, è quello che c’è scritto nei documenti della Nato, anche se forse bisogna essere un po’ più concreti ed è quello su cui lavora anche il governo italiano e non da ora: entro la fine di questo mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, anche noi capiamo quanto sia strategico e importante oggi occuparsi di questa area del mondo e stiamo facendo la nostra parte”.
“Tajani – aggiunge la premier -, che ringrazio, presenterà i contenuti di questa strategia, ma chiaramente gli obiettivi quali sono preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione, contribuire alla sicurezza della regione, aiutare le aziende italiane che volessero investire anche in questa realtà. Penso che anche il tema della ricerca” per favorirla “in una zona che chiaramente in un territorio che per noi è particolarmente strategico, soprattutto per studiare il tema del cambiamento climatico, e anche noi ci stiamo occupando di fare la nostra parte”. La sintesi è che da parte degli Stati Uniti l’esigenza, condivisibile, “è quella di non avere un’eccessiva ingerenza di altri attori che potrebbero anche essere ostile”.
Giustizia e sicurezza nel mirino
Sulla politica interna, la data del referendum indicata è quella del 22-23 marzo. ”Il prossimo Cdm deciderà”, ha detto Meloni per poi aggiungere: ”La data del 22-23 marzo è quella più probabile. Mi sentirei di confermarla. Aggiungo che vedo anche io un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi. Ma non c’è nessuna impasse, nel senso che da parte nostra non c’è nessun intento di forzare la legge, non abbiamo nessuna ragione per forzare. Quindi, quella del 22 marzo ci sembra una data ragionevole ed è quella, dal nostro punto di vista, che ci consente di portare a casa – nel caso in cui i cittadini fossero favorevoli alla riforma – le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm”. La campagna veemente, e a volte ingannevole, del Comitato del No e dell’Anm? “Lo scontro politico non aiuta i cittadini a votare, io ho chiesto di stare sul tema. Mi fa arrabbiare la campagna dell’Anm, perché noi facciamo il contrario di quello che loro dicono, che vogliamo sottomettere i giudici alla politica. Noi togliamo al parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm, questa è la realtà”. “Spero si possa restare sul tema. Ma se l’Anm dice cose campate in aria allora quello diventa uno spot per il sì, vuol dire che non ha argomenti”, aggiunge.
Poi, sulla scurezza: “Si è fatto tanto ma dobbiamo fare un altro salto di qualità: abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza in tre anni, anni di lassismo non sono facili da cancellare ma i risultati per me non sono sufficienti. Questo deve essere l’anno in cui si cambia passo sulla sicurezza, in cui si fa ancora di più. Ma voglio rivendicare, abbiamo lavorato molto, sono state moltissime le iniziative varate”. Poi la stoccata alle toghe. “Se vogliamo garantire la sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, polizia, magistratura, che è fondamentale in questo disegno. Per non rendere vano il lavoro del Parlamento e delle forze dell’ordine faccio un appello a lavorare tutti nella stessa direzione per garantire la sicurezza dei cittadini, può fare la differenza”. Sulla sicurezza “ci sono altri provvedimenti che stiamo studiando. Uno riguarda le baby gang, la situazione è fuori controllo, ma non è solo questo”.
L’industria e lo sviluppo
Sviluppo, Pil e crisi industriale. Meloni rivendica i successi sui conti pubblici e i record sull’occupazione e la ritrovata credibilità finanziaria. “Guardo sempre con prudenza ai giudizi delle agenzie di rating, anche se oggi raccontano di una percezione dello Stato e della solidità dell’economia italiana che deve farci piacere. Ma per valutare lo stato dell’economia reale il dato più significativo è quello dell’occupazione, che oggi è incoraggiante, come quello sul potere di acquisto”. Poi la premier va nel merito. Sull’ex Ilva “vogliamo conciliare occupazione, tutela dell’ambiente e sicurezza, serve che tutti diano una mano: governo, regione e magistratura. Attualmente si è aperta una fase di negoziazione, ma non ci sono impegni vincolanti da parte del governo, fino a quando non potremo dare risposte chiare, su occupazione e sicurezza”. “Non vogliamo ripetere errori che sono stati commessi, non avalleremo proposte predatorie”, aggiunge, ricordando che il confronto con le parti sociali è sempre aperto”. Poi c’è la crisi di Stellantis e del settore automobilistico. “Sull’automotive i problemi sono figli di scelte a livello europeo, che io ho contestato. Siamo al lavoro per correggere queste scelte”.
La stabilità politica: nessuna preoccupazione di Palazzo Chigi
La domanda sulle fibrillazioni nella maggioranza arrivano a metà conferenza. Ma la premier minimizza. “Proprio perché prendiamo delle decisioni, siamo chiamati a prendere delle decisioni non facili, è normale e giusto che ci sia dibattito, io lo considero un valore aggiunto, a me aiuta a riflettere anche quando ci sono all’interno della maggioranza su temi complessi delle posizioni diverse tra di loro. Però, alla fine, oggi la linea dell’Italia è chiara o no a livello internazionale? La linea di politica economica dell’Italia è chiara o no? La linea sulla sicurezza, sulla giustizia: c’è una linea chiara del governo oppure no? Perché è questo che definisce la compattezza della maggioranza: se c’è chiarezza nella linea politica e se c’è velocità di esecuzione”. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno.
“Io le ho viste le maggioranze impantanate su qualsiasi problema che non sapevano dare risposte perché litigavano troppo su tutto e alla fine dovevano accantonare i provvedimenti. Noi non abbiamo accantonato i provvedimenti, noi abbiamo varato moltissimi provvedimenti e lo abbiamo fatto perché abbiamo la maggioranza solida”, aggiunge la premier. Poi, sui progetti futuri, Meloni è chiara: “”Mie aspirazioni al Quirinale? Non so perché non mi proponete di andare a lavorare con Fiorello… . Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona, non c’è nei miei radar di salire di livello”, ha affermato la presidente del Consiglio. “Poi quello che farò nella prossima legislatura dipenderà dagli italiani”, conclude. E i rapporti comn Mattarella? “Ottimi, anche lui pone al primo posto l’interesse nazionale”.Sui media vedo spesso un racconto diverso” dalla realtà, ”ci vedo una costruzione che portano per forza a dire che ci sono problemi” con il Quirinale e il capo dello Stato Sergio Mattarella, ”anche quando i problemi non ci sono. Poi quando non siamo d’accordo, naturalmente ne parliamo per trovare delle soluzioni e le soluzioni le abbiamo sempre trovate”.
La sinistra e la difesa di Maduro in Venezuela
“Mi ha fatto specie, soprattutto quando ho visto le mobilitazioni sindacali, che nel Venezuela un docente guadagna 2 dollari al mese più bonus che portano lo stipendio a circa 160 dollari e accade che i ragazzi vadano a scuola due giorni a settimana. Siamo in una situazione oggettivamente di povertà dilagante. Quel che mi stupisce -anzi, non mi stupisce più- è che le immagini a cui si riferisce raccontano un mondo nel quale la sinistra vive da sempre. Un mondo nel quale non è l’ideologia che si piega alla realtà, ma è la realtà che si piega all’ideologia, perché vedere degli italiani di estrema sinistra che spiegano a degli esuli venezuelani che cosa significhi essere venezuelano io lo considero surreale…”, è la stoccata la premier a Landini sulle manifestazioni della Cgil dopo l’arresto di Maduro.
Il diritto alla vita e l’eutanasia
“Io penso che il compito dello Stato e delle istituzioni non sia favorire percorsi per suicidarsi, ma sia semmai cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà, che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari”, e che ”spesso contribuiscono a far vedere l’opzione del suicidio assistito come unica opzione possibile”. Un ”lavoro che noi abbiamo fatto con l’aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa legge di bilancio, con l’aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui caregiver familiari che intendiamo portare in uno dei prossimi consigli dei ministri”.
Il Piano Mattei orgoglio italiano
C’è ”grande gratitudine nei confronti dell’Italia per il piano Mattei e l’approccio che ha questa iniziativa che non ha un atteggiamento paternalistico né caritatevole. Ormai viene preso a modello da chi vuole rafforzare la cooperazione con l’Africa. Sono contenta che l’Italia su questo diciamo abbia un po’ segnato la strada”, aggiunge la premier. Il piano Mattei ”si è allargato: dagli iniziali 9 paesi, oggi coinvolge 14 paesi. Il nostro obiettivo è ogni anno aggiungere altri paesi che possano partecipare al piano”. Ora ”siamo lavorando all’organizzazione del summit Italia Africa” che ”quest’anno si dovrà svolgere in Africa. Ragionevolmente lo faremo in Etiopia, che è anche la sede dell’Unione Africana e quella sarà secondo me la sede per presentare i nuovi progetti, i nuovi paesi che stiamo coinvolgendo”.
Arianna Meloni e l’ipotesi Campidoglio
“Non ne abbiamo mai parlato e io non ho parlato con Arianna” di una sua candidatura per il Campidoglio o per il Parlamento. “Arianna è un dirigente politico di massimo livello di Fratelli d’Italia, una militante storica. Finora ha sempre deciso di non avere incarichi elettivi. Io non sempre ho condiviso quella scelta. In ogni caso so come la pensa lei e quindi penso che le decisioni nel caso le debba prendere lei”, dice Giorgia Meloni.
La conferenza si chiude dopo oltre due ore, senza che arrivi l’attesa notizia della liberazione di Alberto Trentini. “Non ci fermeremo fino a quando mamma Alberta non lo riabbraccerà”.