La ricorrenza
I cinquant’anni di “Repubblica”: da Eugenio Scalfari a oggi, il sogno infranto di un partito di “carta” per guidare la sinistra
Il grande giornalista partì insieme a uno straordinario gruppo riuscendo a diventare il primo quotidiano nazionale
Repubblica compie 50 anni. Il giornale fondato da Eugenio Scalfari e dal principe Carlo Caracciolo, usci nelle edicole il 14 gennaio del 1976, riuscendo nel miracolo di diventare, in pochi anni, il primo quotidiano nazionale, insieme al Corriere della Sera. Una storia lunga e prestigiosa che porta con sé diverse contraddizioni ma che continua a essere un punto di riferimento essenziale per la nostra cultura.
La nascita del quotidiano
Per lanciare il giornale, Scalfari affermò, in occasione di ripetute presentazioni in giro per l’Italia, che la nuova testata si proponeva come alternativa delle “versioni ufficiali” dei fatti, proprio perché molte di esse avevano perso una parte fondamentale di credibilità. La nuova testata si collocava apertamente nell’area della sinistra laica e riformista, precisava il suo fondatore-direttore, dando ampio spazio alla politica interna e internazionale, all’economia e alla cultura.
Scalfari, azionista di formazione e poi socialista, fu eletto deputato il 1968 nel Psi, grazie a Giacomo Mancini e insieme a Lino Iannuzzi.
La foto di Moro
Il primo numero del 14 gennaio 1976 si apriva con un editoriale intitolato “E’ vuoto il palazzo del potere”. “Un giornale indipendente ma non neutrale”, chiariva l’editoriale. Il titolo di apertura era sull’incarico ad Aldo Moro per la formazione di un nuovo governo. Eugenio Scalfari intervistava Francesco De Martino, segretario del Psi (“Carte in tavola, compagno Berlinguer”) e Giorgio Bocca scriveva un reportage dal titolo “Innocenti: come si uccide una fabbrica”. I primi grandi successi di vendita arrivano nel 1978, in concomitanza con il rapimento dello statista democristiano Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Durante la prigionia (19 aprile), Moro fu fotografato dai suoi carcerieri con una prima pagina proprio del quotidiano di Scalfari per mostrare la sua esistenza ancora in vita. Alla fine del 1978 arriva a vendere circa 140.000 copie. Il pareggio in bilancio insieme a una tiratura di 180.000 copie arrivò nel 1979. Il successo del giornale di Scalfari avvenne anche grazie alla linea politica del suo direttore che attirò molti lettori di sinistra e comunisti con una posizione di assoluta fermezza nei confronti del terrorismo.
La guerra con Craxi
Gli anni 80 coincisero con il soprasso di vendite nei confronti del Corriere della Sera e con la dura guerra contro Bettino Craxi. Scalfari lanciò una batteria mediatica contro il leader socialista negli anni di Palazzo Chigi. La proprietà, ormai pienamente nelle mani di Carlo De Benedetti, appoggiò la segreteria di Ciriaco De Mita alla guida della Dc sognando un riavvicinamento con il Pci e contrastando la politica di Palazzo Chigi.
Una grande prosa stilistica ma una sconfitta politica
Repubblica e l’Espresso erano un esempio straordinario di prosa stilistica. Iniziando proprio dal suo fondatore e continuando con Giorgio Bocca, Gianpaolo Pansa, Gianni Brera e tanti altri, da Giorgio Forattini che rivoluzionò il concetto e il ruolo del vignettista. Un giornalismo di alto livello che non coincideva, però, con la pretesa di indirizzare il corso della politica. Da questo punto di vista, con un continuum che è arrivato all’epoca berlusconiana, l’idea del giornale-partito ha subito una contrazione forte. E quell’idea di sinistra “etica” che voleva primeggiare e dettare le condizioni è stata sconfitta.
Il viaggio continua
La proprietà del quotidiano la Repubblica è in una fase di transizione critica. Sebbene sia ancora formalmente parte di Gedi controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann, è in corso una trattativa per la sua cessione.
I tempi sono cambiati, ma è un discorso che riguarda tutti. Il viaggio del giornale continua. Con la linea sempre improntata alla costruzione di una nuova sinistra. E seppure, e soprattutto per questo, le idee siano diverse, l’augurio è che il viaggio continui. Lunga vita a Repubblica.