Choc a scuola
Ci risiamo, dopo Roma la lista stupri appare in un liceo di Siena. Non chiamatela “ragazzata”: è una barbarie che offende le donne
Dalla preside Cecilia Martinelli al sindaco Nicoletta Fabio, l'allarme sul vuoto valoriale è unanime: contro la vigliaccheria servono fermezza e rispetto
Quello di cui stiamo per parlarvi è un episodio che ha scosso l’intera comunità scolastica: nei bagni del liceo Sarrocchi di Siena è stata rinvenuta una lista con nomi di studentesse, una cosiddetta “lista stupri”. Il seguito increscioso e inquietante di un fenomeno che negli ultimi mesi ha coinvolto diverse scuole italiane, a partire dal Giulio Cesare di Roma, prestigioso liceo della capitale.
Choc a Siena, Siena: una lista stupri nei bagni del liceo
Il ritrovamento risale ai giorni scorsi ed è stato immediatamente segnalato alla preside Cecilia Martinelli, che ha provveduto alla rimozione delle vergognose scritte, commentando nel mentre: «Sono molto arrabbiata come preside, come donna e come madre». Sottolineando la gravità del gesto e l’impatto sul clima educativo della scuola. Non solo: a margine di riflessioni e ripercussioni, la dirigente ha anche aggiunto: «Speriamo di individuare i responsabili di questo atto che è veramente molto grave. E per fare ciò contiamo sull’aiuto degli studenti. Sono certa che la stragrande maggioranza di loro siano persone civili, mature e sensibili su questo tema».
Lista stupri al liceo di Siena: la preside denuncia l’episodio
Il Liceo Sarrocchi è noto per le numerose iniziative di sensibilizzazione contro la violenza di genere e sul bullismo. «Le scritte che sono state trovate hanno un peso – ha proseguito la preside –. Ci diamo tanto da fare nell’opera di educazione su queste tematiche, e i ragazzi sanno cos’è la violenza di genere. Giovedì abbiamo in programma un incontro sui temi del bullismo e del cyberbullismo, che sarà un’occasione per tornare a discutere anche di violenza di genere». Ma davvero può bastare?
Come anticipato poco sopra, il fenomeno delle cosiddette “liste stupri” era comparso per la prima volta a fine novembre al liceo Giulio Cesare di Roma. Salvo poi diffondersi rapidamente in altre scuole italiane. L’episodio senese, allora, riporta nuovamente l’attenzione sulla necessità di educazione e sensibilizzazione tra i giovanissimi, in un contesto in cui la lotta contro la violenza sulle donne resta una delle emergenze sociali del Paese.
Non chiamiamole ragazzate…
E allora, non chiamiamole ragazzate… Perché quando il fango del bullismo incontra il sadismo della violenza verbale, siamo di fronte a un allarme che non può essere ignorato. Anche perché, come già sottolineato, il caso della “lista stupri” rinvenuta nei bagni del liceo Sarrocchi di Siena è solo l’ultimo capitolo di un’epidemia di inciviltà che sta contagiando gli istituti italiani. Non è solo questione di ordine pubblico o di muri da ripulire: è la spia di un vuoto valoriale che la sinistra, per anni, ha preteso di colmare con astratte lezioni di ideologia, dimenticando che il rispetto si insegna innanzitutto con l’esempio e la difesa della dignità umana.
E dopo la denuncia della preside, quella del sindaco
In questo contesto, la denuncia della preside Cecilia Martinelli e la ferma presa di posizione del sindaco Nicoletta Fabio, riportano al centro il tema della scuola come argine morale contro la barbarie, in un momento in cui l’educazione dei nostri giovani sembra smarrirsi nel labirinto di un maschilismo volgare e vigliacco. Già, la prima cittadina senese, che sulla vicenda è intervenuta senza “se” e senza “ma”, ha chiaramente asserito:
Siena, il sindaco Fabio: «Sulla “lista stupri” non voltiamoci dall’altra parte»
«Resto profondamente colpita, non soltanto come primo cittadino, ma come donna e come insegnante, da un episodio che non riguarda semplicemente una scuola, ma i valori fondamentali del rispetto e della dignità umana. Per questo sento il dovere di intervenire con fermezza. Perché è proprio tra i banchi di scuola che si deve costruire il primo argine contro la violenza», ha dichiarato sul punto il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, commentando la notizia della “lista stupri”, con nomi di studentesse scritti sulla parete, trovata all’interno di un bagno dell’Istituto Tito Sarrocchi di Siena.
«Un’azione vigliacca e vergognosa di pochi che non rappresenta la città»
«Un gesto gravissimo e offensivo – ha proseguito il sindaco – per il quale voglio prima di tutto esprimere piena solidarietà alle studentesse coinvolte e alle loro famiglie. Ringrazio la preside per aver avviato fin da subito la ricerca dei responsabili. Perché non voltarsi dall’altra parte assume in questi casi la massima priorità. Nessuna parola, nessuno “scherzo” che utilizzi termini legati alla violenza sessuale può essere tollerato o minimizzato. Soprattutto quando si tratta di nomi e persone reali. Questo tipo di comportamento – ha quindi aggiunto la Fabio – è sintomo di una cultura che non rispetta le persone e i loro diritti fondamentali. Un’azione vigliacca e vergognosa fatta da pochi. E che certamente non rappresenta i valori di un’intera città».
Perché anzi, ha quindi concluso il primo cittadino, come città, «non dobbiamo voltare lo sguardo. Dobbiamo reagire con determinazione contro qualsiasi forma di violenza anche verbale o simbolica. Invito tutte le componenti della nostra comunità scolastica a non lasciare spazio a indifferenza o sottovalutazioni. Ogni gesto che denigra una persona, ogni forma di comportamento lesivo della dignità altrui, deve trovare una risposta: educativa. Civile. E ferma. Siena è una città che si fonda sulla cultura, sull’educazione e sul rispetto reciproco: non possiamo permettere che azioni come questa diventino normalità o siano vissute come “ragazzate”. Il futuro dei nostri giovani dipende anche da come sappiamo reagire davanti a questi segnali».
Una battaglia di civiltà
La battaglia per la civiltà si combatte anche qui, tra i banchi di un istituto tecnico e le scritte rimosse di un bagno. Ma non basterà una spugna per cancellare l’ombra di chi, nascondendosi nell’anonimato di una parete, ha pensato di poter mettere a bando la dignità delle proprie compagne. Se Siena è città di cultura e tradizione, non può permettere che la vigliaccheria di pochi infanghi l’onore di una comunità intera. La sfida ora è rompere l’omertà: la stragrande maggioranza dei ragazzi, come auspicato dalla preside, deve isolare i responsabili. Perché una società che non sa proteggere le proprie figlie dalle offese più infami è una società che ha già perso il proprio futuro. La tolleranza zero contro ogni forma di prevaricazione non è uno slogan, ma l’unico modo per ricordare a questi “bulli da tastiera o da pennarello” che la libertà degli uni finisce dove inizia il sacro rispetto per un’altra persona.