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Sondaggio Hannoun sinistra

Verdetto netto

Caso Hannoun, il sondaggio non assolve la sinistra: per il 58% deve rispondere politicamente e moralmente

La rilevazione del Secolo d’Italia fotografa un giudizio severo dell’opinione pubblica dopo l’arresto del 63enne accusato di legami con Hamas. A prevalere la richiesta di chiarezza, responsabilità e scuse

Politica - di Alice Carrazza - 4 Gennaio 2026 alle 07:48

I numeri, a volte, sono più eloquenti delle dichiarazioni politiche. Il sondaggio del Secolo sul caso Hannoun parla chiaro e rivela un disagio che attraversa l’opinione pubblica ben oltre gli schieramenti: il 58 per cento dei votanti ritiene che la sinistra italiana debba ammettere una responsabilità politica e morale, collaborando senza ambiguità per fare piena luce sull’inchiesta; il 38 per cento chiede addirittura delle scuse agli italiani, per aver legittimato per anni ambienti e figure oggi finiti sotto la lente della magistratura; solo un residuale 4 per cento invita a proseguire sulla linea di sempre, per non sconfessare scelte passate e non perdere consenso nei propri bacini elettorali.

Caso Hannoun, molto più di una pagina di cronaca

È una fotografia impietosa, ma difficilmente contestabile. Perché il caso Mohammed Hannoun non nasce dal nulla, né può essere liquidato come un incidente di percorso o, peggio, come l’ennesima “strumentalizzazione della destra”, formula riflessa cui una parte della sinistra ricorre ogni volta che viene messa di fronte alle proprie contraddizioni.

Le indagini, le richieste di informative parlamentari, le prese di distanza tardive e spesso imbarazzate raccontano una vicenda più profonda: anni di sottovalutazioni, di rapporti coltivati con leggerezza, di indulgenza culturale verso mondi che nulla hanno a che fare con i valori della democrazia liberale.

Le crepe nella narrazione progressista

Non è un caso che anche voci provenienti dall’area progressista abbiano rotto il silenzio, denunciando apertamente una lunga stagione di “coccole” politiche e mediatiche verso figure e ambienti che oggi suscitano allarme. È il segno che la narrazione autoassolutoria non regge più, nemmeno all’interno dello stesso campo. E il sondaggio lo conferma: l’Italia chiede chiarezza, non tatticismi.

La richiesta di responsabilità politica e morale

Il dato più significativo è proprio quel 58 per cento che invoca un’assunzione di responsabilità politica e morale. Non è giustizialismo, ma una richiesta di serietà istituzionale. Collaborare senza ambiguità, fare piena luce, chiarire i rapporti, spiegare le scelte. È ciò che ci si aspetta da una forza politica che sfida il governo in carica e che comunque muove coscienze.

Scuse come atto dovuto

Ancora più netto è il 38 per cento che chiede scuse esplicite agli italiani. È il segnale di una frattura nella fiducia: quando per anni si legittimano certi interlocutori in nome di cause ideologiche, e poi si scopre che quei mondi erano tutt’altro che innocui, il prezzo politico non può essere eluso. Le scuse sarebbero dunque, secondo molti, il presupposto minimo per ricostruire credibilità.

Il consenso prima di tutto per la sinistra

Resta infine la minoranza che crede che si andrà avanti come se nulla fosse. È la rinuncia consapevole davanti al, per così dire, “consenso prima di tutto”, anche a costo di voltarsi dall’altra parte.

Questo sondaggio, in definitiva, non è solo una rilevazione d’opinione. È un avviso. La sinistra può continuare a balbettare, a fare la vittima, a gridare al complotto. Oppure può affrontare la realtà, assumersi le proprie responsabilità e fare finalmente chiarezza. Le persone, almeno secondo questi numeri, hanno già scelto cosa si aspettano.

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di Alice Carrazza - 4 Gennaio 2026