Un Cavallo di Troia in aula?
A Piacenza l’Islam sale in cattedra: lezioni di Corano ai bambini delle scuole elementari. FdI alza il muro: basta indottrinamento
Si comincia col rinnegare Natale e Pasqua e si prosegue con lezioni di Corano in classe. E poi? Non c’è limite all’azzardo della galassia islamica in Italia, specialmente quando trova terreno fertile in quell’Emilia-Romagna dove la vigilanza delle istituzioni sembra essere svanita nel nulla. L’ultimo allarme arriva da Piacenza, ed è di quelli che fanno tremare i polsi: l’Istituto Averroè, una realtà legata alla scuola coranica locale, è entrato direttamente nelle aule scolastiche per impartire lezioni sull’Islam. Non parliamo solo di due licei come il “Melchiorre Gioia” o il “Liceo Statale Colombini“, ma addirittura delle scuole elementari di Pontenure, dove bambini di appena dieci anni sono stati sottoposti a quella che appare come una vera e propria operazione di indottrinamento mascherata da “approfondimento culturale”.
Piacenza, il “Cavallo di Troia” nelle scuole: lezioni di Corano ai bambini delle elementari
Sì, perché a bene vedere il modus operandi denunciato da un’inchiesta de Il Giornale è inquietante e a dir poco articolato. I referenti dell’istituto islamico non si nascondono: la loro missione è portare il messaggio coranico oltre le mura delle moschee, fin dentro il cuore del sistema educativo pubblico. Il pretesto è quello dei corsi di storia dell’arte o di religione, ma il rischio è che si tratti di un “cavallo di Troia” per l’attivismo religioso più radicale.
La città un nodo strategico per l’Islam politico nelle scuole e in casa nostra?
Già, perché a destare più di qualche dubbio e un sospetto non è solo il contenuto di queste lezioni, ma la cornice in cui si muovono. L’iniziativa ha ricevuto una risonanza sproporzionata, finendo addirittura sotto i riflettori di Al Jazeera, l’emittente del Qatar nota – come riporta anche il Centro di informazione sull’intelligence e il terrorismo Meir Amitper – per la sua vicinanza alle istanze dell’Islam sunnita più acceso e, in passato, megafono delle narrazioni di Hamas. Perché una piccola realtà piacentina merita tanta attenzione da parte del network qatariota? Forse perché Piacenza è diventata, a nostra insaputa, uno snodo strategico dell’Islam politico in Italia? E soprattutto, come si chiede il quotidiano milanese, ma i genitori sono a conoscenza di queste lezioni? È stata chiesta una forma di consenso alle famiglie?
Ombre e finanziamenti: il nodo Hamas
Le connessioni si fanno ancora più opache guardando alla sede dell’Istituto Averroè, ospitata in quel centro culturale islamico già finito nel mirino per aver promosso raccolte fondi a favore della Abspp di Mohammad Hannoun, l’uomo in carcere accusato di finanziare l’organizzazione terroristica Hamas. Ci chiediamo: come possono le nostre scuole aprire le porte a soggetti che gravitano in orbite così ambigue? Dov’è finita la tanto sbandierata laicità dello Stato quando si tratta di fare spazio a realtà che non nascondono la propria agenda identitaria e religiosa?
Lezioni di Islam nelle scuole, la denuncia di Fratelli d’Italia: «Basta islamizzazione»
Nel frattempo, la politica non resta a guardare. Almeno quella che ha a cuore la difesa delle nostre radici e della legalità. Gli esponenti di Fratelli d’Italia sono sul piede di guerra. Per la consigliera comunale Sara Soresi, l’ingresso di soggetti esterni nelle scuole durante l’orario curriculare senza protocolli trasparenti è un’anomalia inaccettabile: i genitori, spesso ignari, hanno il diritto di sapere chi sta parlando ai loro figli. «La scuola pubblica deve essere un luogo regolato, sicuro e trasparente, e i genitori devono essere informati e consapevoli», asserisce con nettezza l’esponente di FdI a Il Giornale.
Gli interventi di FdI dal Comune alla Regione, da soresi a Tagliaferri
Fermo anche l’intervento del consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri (FdI), che punta l’indice contro la Giunta regionale a guida Pd. In Emilia-Romagna, nonostante l’altissima incidenza di minori stranieri, manca un censimento aggiornato dei centri islamici (fermo a dieci anni fa) e, soprattutto, mancano linee guida che regolino i rapporti tra istituti scolastici e organizzazioni religiose. «Non è una questione di fede, ma di legalità e sicurezza pubblica», avverte Tagliaferri.
Sasso (Lega): «Tentativo di islamizzazione da fermare «immediatamente»
Infine, sulla stessa linea il deputato della Lega Rossano Sasso, che nel definire «incredibile quanto scoperto da Il Giornale» parla apertamente di «tentativo di islamizzazione» da fermare «immediatamente». Così, mentre la sinistra si perde in chiacchiere sull’inclusione, il rischio concreto è che le nostre scuole diventino avamposti di una cultura che nulla ha a che fare con i valori della nostra civiltà. La vigilanza deve essere massima: la formazione dei nostri bambini non può essere merce di scambio sull’altare del multiculturalismo a tutti i costi.