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La Giornata mondiale del Motorismo storico valorizza un patrimonio culturale tra identità e memoria collettiva

Nel nome di Tazio Nuvolari

Il rombo dei motori contro il silenzio del progresso: cosa c’è dietro il fascino irresistibile delle auto d’epoca

La Giornata del Motorismo Storico non celebra solo auto e moto un po' antiquati, ma testimoni di una storia tutta da raccontare, opere dell'ingegno che ci spiegano l'evoluzione della tecnica e ci invitano a riscoprire l’identità delle nazioni attraverso le ruote su cui sono andate incontro al futuro

Società - di Filippo Impallomeni - 16 Novembre 2025 alle 07:00

Si celebra oggi la Giornata mondiale del Motorismo Storico, giunta ormai alla nona edizione. Non una banale ricorrenza, ma un’occasione per valorizzare un fenomeno d’interesse globale tra identità e memoria collettiva. Si tratta di un’iniziativa originale ideata nel 2017 dall’intuizione di un appassionato mantovano, Giorgio Ungaretti, e subito condivisa dagli amanti dei motori.

La Giornata mondiale del Motorismo Storico in ricordo di Tazio Nuvolari

La Giornata nasce da una costatazione semplice: esistono ricorrenze per tutto, ma nessuno prima d’allora aveva mai pensato di dedicarne una alla passione per veicoli d’interesse storico, nonostante si tratti di un fenomeno largamente diffuso in tutto il mondo e che contiene numerose implicazioni di rilevante entità. Da lì la decisione di fissare una data e un luogo madre dell’iniziativa: 16 novembre, Castel d’Ario (Mantova). In ricordo di Tazio Nuvolari, riconosciuto come uno dei maggiori piloti della storia e soprannominato “Nivola” o “Mantovano Volante”.

L’omaggio del Vate a “Nivola”: «All’uomo più veloce, l’animale più lento»

Attivo nel motociclismo dal 1920 al 1930 disputò 124 gare ottenendo 40 vittorie assolute, 63 podi e 41 giri veloci. Mentre tra il 1921 e il 1950 fu protagonista nell’automobilismo, dove partecipò a 227 gare vincendone 59 e salendo sul podio ben 113 volte. Al volante delle migliori Ferrari, Bugatti, Alfa Romeo divenne un idolo nazionale, attirando a sé anche l’attenzione di Gabriele D’Annunzio, che nel 1932 lo invitò al Vittoriale per fargli dono di una piccola tartaruga d’oro con la dedica «all’uomo più veloce, l’animale più lento». Un regalo che divenne il portafortuna del pilota italiano, tanto da farselo cucire sul petto della divisa ufficiale.

Il motorismo come simbolo distintivo nel mondo: l’Italia fa da pioniere

A ogni modo, negli ultimi anni il motorismo storico è diventato un vero fenomeno di costume. Crescono gli iscritti ai club, le manifestazioni e i musei dedicati. Ma soprattutto cresce la consapevolezza che le auto d’epoca non sono solo oggetti un po’ antiquati, piuttosto testimoni di una storia tutta da raccontare, vere e proprie opere d’arte che ci spiegano il progresso e ci invitano a riscoprire l’identità delle nazioni attraverso il rombo dei motori. È nel motorismo storico che si racchiude l’evoluzione ingegneristica, l’attenzione al design di un tempo e la consapevolezza che guardare indietro può aiutare a non perdersi nel domani.

Più di vecchie glorie

Restaurare, tra le altre, una vecchia moto Guzzi, una Vespa o una Fiat 500 non significa solo salvare un pezzo di meccanica ma tenere in vita una parte della nostra storia. Una storia che sa di successi e che ci vede ancora oggi al centro del mondo, come esempio da seguire. Ne sono prova le splendide Maserati, Lamborghini, Ferrari che ogni appassionato sogna di avere nel proprio garage. O le più umili Fiat Topolino, Lancia Delta, Alfa Romeo Giulia… che hanno guidato per anni il mercato e sono diventate emblema del Made in Italy nel mondo.

Il rombo dei motori contro il silenzio del “progresso”

Mercedes, Ford, Ferrari. Germania, America, Italia. Qualunque sia la provenienza dell’auto “esibita” nei raduni sempre più popolati, capaci di riunire vecchie e nuove generazioni e creare legami comunitari tra perfetti sconosciuti, l’odore della benzina continua a lanciare la sfida al nuovo che avanza. Mentre l’Europa corre verso il motore elettrico, presentato come (falsa) soluzione all’inquinamento, il suono pieno dei veicoli d’epoca parla di una tradizione da non abbandonare nel presente. Perché la cultura dei motori non è in vendita e il linguaggio controcorrente, quasi romantico, dell’ingegneria del passato rappresenta un invito a non cancellare una storia lunga decenni.

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di Filippo Impallomeni - 16 Novembre 2025