Signorelli si dimette. Lollobrigida: “Perdo un collaboratore prezioso, volevano colpire il governo”

11 Giu 2024 16:18 - di Stefania Campitelli

Paolo Signorelli si è dimesso da portavoce del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Dopo essersi autosospeso, è lui stesso ad annunciare la decisione in un colloquio con il Foglio. “Ho deciso di dimettermi per me e per la mia famiglia, per non danneggiare il governo. Non voglio fare assolutamente la vittima, ma è giusto per tutti che ora mi faccia da parte”, dice il giornalista finito nel mirino dopo la diffusione di alcune chat di anni fa con Fabrizio Piscitelli, in arte Diabolik, capo ultrà della Lazio assassinato a Roma nel 2019.

Signorelli si dimette da portavoce di Lollobrigida

“Era un’altra fase della mia vita, quello era un altro Paolo”, dice. “Sono notizie che parlano di un tempo lontano a cui non faccio riferimento e in cui non mi riconosco in nessun modo. Il passato non si rinnega, anche se si commettono errori. Ma da persona matura non sono più vicino ad ambienti che per tanti motivi ho frequentato. Questa bufera mi impedisce di continuare a fare il mio lavoro”, conclude ringraziando il ministro, Giorgia Meloni,  Arianna, “e tutti coloro i quali ho avuto il piacere di lavorare”.

Lollobrigida: si voleva colpire il governo

Il ministro Francesco Lollobrigida dedica un lungo post (dal titolo “l’odio, la penna e la matita”) alle dimissioni del suo capo ufficio stampa, arrivate, dice, “per non alimentare ulteriormente il tritacarne nel quale era finito. Perché è chiaro che attraverso lui si voleva colpire il governo. Perché la serenità della sua famiglia non è  sacrificabile”. Lollobrigida difende la professionalità e i comportamenti, mai sopra le righe, di Paolo Signorelli. Non certo le chat che definisce ‘ingiustificabili’ anche se – aggiunge – “il contesto era più complicato di come è stato raccontato”.

“Ha lavorato con dedizione e professionalità”

“Per come l’ho conosciuto, è un padre di famiglia che ama sua moglie e i suoi piccoli. È incensurato e ha due lauree. Lavora con dedizione e professionalità. Mai  l’ho sentito, in questi mesi, dire una cosa fuori dalle righe. I suoi colleghi giornalisti ne hanno sempre parlato bene e, magari ora solo privatamente, continuano a farlo”. Così il ministro, che si dice sereno (“andiamo avanti), ammette di perdere un collaboratore “prezioso” e ricorda di aver sempre scelto i suoi uffici stampa senza guardare alle appartenenze politiche. Quelle conversazioni incriminati appartengono al suo passato (“ci si può trovare in situazioni terribili senza saperlo o volerlo per il contesto in cui sei cresciuto o lavori”), Un passato – scrive Lollobrigida –  che appare a chi conosce il Paolo di oggi  “molto più lontano dei soli anni che lo separano da quanto riportato dal quotidiano il giorno della chiusura della campagna elettorale”. Allusione non troppo indiretta alla tempistica sospetta del processo avviato da Repubblica a due giorni dal voto.

È stato un ottimo capo ufficio stampa, ci mancherà

“Il quotidiano di De Benedetti ha raccontato un’altra persona rispetto a un giovane giornalista che da anni non salta una domenica in chiesa, va regolarmente in pellegrinaggio a Medjugorje, aiuta chiunque sia in difficoltà. È stato un ottimo capoufficio stampa e mancherà. Ringrazio quanti hanno avuto la lucidità di non farsi strumentalizzare da chi li tirava per la giacchetta tra una manifestazione e l’altra di odio contro Israele. Tutti sanno bene che gli antisemiti devono stare lontano da Fratelli d’Italia”, dice ancora il ministro di FdI.

“Chissà se fosse esistito WhatsApp negli anni ’70”

“Chissà – aggiunge – se fosse esistito WhatsApp negli anni Settanta che cosa avrebbero trovato nelle loro chat private a corredo dell’odio che caratterizzava i loro scritti pubblici. O dalle trasmissioni che ospitano i nostalgici delle Br che hanno ucciso Moro. Con grande rispetto di chi si è sentito colpito dalle dichiarazioni in chat private di Signorelli, ma molto meno di chi le ha strumentalizzate, direi, dal dato elettorale. Con la serenità di sempre andiamo avanti”.

Porro: un’operazione mostruosa e schifosa

Anche Nicola Porro nella sua ‘zuppa’ quotidiana si occupa delle dimissioni di Signorelli, notizia ‘marginale’ rispetto a quella vera. Quella  di “un’Italia di merda in cui magistrati e giornalisti usano informazioni per far fuori gli avversari politici”. Perché quella roba, che non è penalmente rilevabile, è finita sui giornali? incalza il giornalista che definisce ‘mostruosa e schifosa’ l’operazione di Repubblica. “Fate schifo” dice e difende la dignità di Paolo Signorelli, costretto alle dimissioni.

Sangiuliano: le notizie sono altre, parliamo dei gulag

Sul caso Signorelli scende in campo, “su richiesta”, anche il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che non ci sta a farsi dettare l’agenda delle notizie. “Non ho sentito una parola sui gulag o sui Kmer rossi che nell’aprile 1975 iniziano un vero e proprio genocidio su due milioni di individui, massacrati in nome del comunismo. Per me, la notizia di oggi è il massacro di queste persone, a cui noi dobbiamo dedicare la nostra memoria”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *