“Restano solo i servi”: Giannini cosparge di veleno la Rai. Dirigenti e sindacati: insulto inqualificabile

17 Apr 2024 13:07 - di Federica Argento
Giannini Rai

L’associazione dei dirigenti Rai (Adrai) furibonda contro Massimo Giannini, che nel furore anti-meloniano va oltre ogni ritegno. L’associazione respinge con durezza il pensiero che l’ex direttore di Repubblica ha consegnato nel podcast intitolato ‘Amadeus saluta TeleMeloni e la destra mantiene la promessa: fuori i migliori, restano solo i servi’. Giannini ha lanciato secchiate di veleno su tutta l’azienda del servizio pubblico. Secondo l’Adrai l’ex direttore “dimostra infatti di utilizzare l’argomento Rai per finalità strumentali e fuorvianti. E conferma la malafede sottostante alle analisi di bilancio e gestionali, infondate e condite da espressioni offensive per l’intera categoria dei dipendenti della Rai”. Adrai accusa Giannini di diffondere fake news. “Continuare a dipingere la Rai come un carrozzone guidato (sempre più) da ‘servi’ ed alimentare fake news artatamente generate è un’operazione metodologicamente scorretta. Che mira solo ad indebolire il Servizio Pubblico che invece, in quanto bene comune, deve essere difeso e rafforzato”.

Il veleno di Gannini “unisce” nel biasimo Unirai e Usigrai

L’associazione conclude la nota al vetriolo auspicando maggiore serietà di approccio: “Auspichiamo che ci si possa confrontare in futuro su temi seri e di interesse generale attinenti alle prospettive dell’azienda; anziché su inqualificabili attacchi pretestuosi“. Massimo Giannini che con disinvoltura ha definito “servi” chi è rimasto in Rai l’ha fatta talmente grossa da riuscire nell’incredibile missione di “unire gli opposti”: i sindacati Usigrai e Unirai. Tuona il sindacato rosso contro il contenuto del podcast che fin dal titolo è irricevibile: “Fuori i migliori, restano solo i servi. Un insulto gratuito, un titolo inaccettabile che peraltro usa un epiteto che l’ex direttore si guarda bene dal pronunciare nel podcast”. Così, in una nota, l’Esecutivo Usigrai. “Se, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, l’addio di Amadeus rischia di avere gravi ripercussioni sugli ascolti e i conti dell’azienda, questo non autorizza Repubblica a insultare gratuitamente i giornalisti della Rai. Molti entrati con una selezione pubblica e che, quindi, devono essere riconoscenti solo a loro stessi”.

Palese (Unirai): non solo Giannini, da mesi solo diffamazione contro la Rai

Unirai va oltre: “Fosse solo il titolo del podcast di Repubblica di oggi il problema. È in atto da mesi, come abbiamo già denunciato, una campagna contro la Rai. Che in alcuni casi si è avvicinata alla pura diffamazione, che oggi arriva addirittura all’insulto nei confronti dei 17mila dipendenti tra cui Damilano, Maggioni, Bortone, Giandotti, Sottile, Matano, Sciarelli, Fagnani, Cucciari ecc. Fake news, dati di ascolto letti come fa più comodo, insulti rivolti anche al nuovo sindacato dei giornalisti Unirai, colpevole di esistere. Sarebbe ora di smetterla”. È il commento di Francesco Palese, segretario di Unirai. Che aggiunge di non poterne più di argomenti puramente strumentali: “E basta anche parlare di questa Telemeloni. Qualcuno trovasse argomenti più sensati per la sua campagna elettorale. Se la Rai è un bene comune bisogna tutelarla, non infangarla. Chi dipinge ogni giorno un’azienda in declino, senza fornire i riscontri, crea danni superiori a qualsiasi addio”.

Palese: “Quando in Rai condusse Ballarò fu un grande flop, se lo ricordi…”

In cauda venenum. “Qualcuno ricordi inoltre al ‘Non Servo’ Massimo Giannini, che quando in uscita da Repubblica approdò nella Rai targata Renzi a condurre Ballarò, dopo che Floris andò a La7 (eh si perché pure con la sinistra la Rai ha visto andarsene i pezzi da 90), il prode Giannini portò uno dei più importanti brand consolidati della tv dal 12% al 6% in una stagione… Un flop unico nella storia della tv italiana”, conclude il segretario di Unirai.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *