Dacia Maraini: in nome del comunismo vi dico guai a criticare Valentina Mira, erede di Pasolini…

16 Apr 2024 9:24 - di Annalisa Terranova
Alla fine il messaggio è: cari di destra, non avete mica il diritto di ricordare i vostri morti ammazzati, perché fate “pedagogia del martirio”. Quindi ben venga il libro di Valentina Mira, libro dal sapore addirittura “pasoliniano”, che sta vendendo un botto di copie e che rimette le cose a posto. Invece dei vostri santini missini mette l’aureola a Mario Scrocca. Così tutto torna e guai a criticarla. Essa stessa diviene la “martire”. Ha ricevuto brutali minacce di morte (ma davvero? Perché sui social è un profluvio di elogi e di “daje” per questa sorta di Ilaria Salis della narrativa neo-antifascista). E chi la critica manifesta “intolleranza istituzionale”.
Questo, in sintesi, il pezzo di Dacia Maraini (una del comitato che decide i finalisti del Premio Strega) sul Corriere della Sera di oggi. Che (a parte l’errore di dire che importanti rappresentanti di governo hanno preso posizione contro il romanzo di Valentina Mira il che non è vero perché si trattava di deputati e senatori) contiene però osservazioni interessanti sul finale. Innanzitutto quali sarebbero gli spazi culturali della sinistra occupati dalla destra? Bisognava che Meloni nominasse al Mic un ministro di sinistra per farli contenti? Boh. La premier parla di riequilibrio sul terreno culturale e la sinistra lo trova indigeribile. La cultura spetterebbe a loro per intrinseca superiorità, intellettuale e morale. E guai a dire che i comunisti – perché di questo parliamo – hanno occupato gli spazi intellettuali nel dopoguerra. No. Le cose ve le spiega Dacia Maraini.
 “Ma vogliamo ricordare – scrive infatti – che la maggioranza assoluta degli italiani ha scelto nel dopoguerra una visione del mondo repubblicana e democratica? Da cui è nata una bellissima Costituzione che parla di uguaglianza e libertà? Non si è trattato di una occupazione degli spazi intellettuali, come si vuole fare credere, ma di una spontanea partecipazione diffusa e condivisa che ha portato a un cinema, una letteratura, una politica antifascista. Una visione del mondo che nasceva e nasce ancora dal rifiuto e dalla condanna di una sistema dittatoriale che ha combattuto la democrazia, ha usato la violenza come strumento di governo, ha votato le leggi antisemite, ha fatto alleanza con un feroce dittatore come Hitler, ha trascinato un popolo in una guerra mostruosa e razzista. La teoria che comunismo e fascismo siano due esperienze storiche uguali non funziona, anche se i risultati sono stati in tutti e due i casi catastrofici”.
Il comunismo dunque, come ci spiega Dacia Maraini,  non era una cosa brutta in sé, sono gli uomini che non l’hanno saputo applicare al meglio. Gli uomini corrotti dalle “feroci leggi della proprietà privata e dalle ferree regole economiche”. Gratta gratta il comunismo ne esce sempre assolto. Ma soprattutto il comunismo è il pulpito dal quale si condanna o si assolve la storia, si premiano i libri, si danno patenti di legittimità politica.

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