Confindustria, vince Orsini. Ecco perché piace a destra l’uomo del “made in Italy” e delle donne

3 Apr 2024 16:13 - di Luca Maurelli

“Ricordiamo un dato: il 94% della nostra industria è composta da micro e piccole imprese, e abbiamo bisogno di farle diventare grandi. Non esiste azienda grande che non sia nata piccola e non c’è azienda grande che non abbia un esempio più grande. Abbiamo l’esigenza di far crescere tutti”. Far crescere tutti: “Ricordate queste tre parole, tenetele ben presente”, aveva sottolineato Emanuele Orsini nel suo “road show” di presentazione a Confindustria, quando ancora i cavalli in corsa erano quattro. Da oggi, è lui il candidato in pectore per la presidenza degli industriali dopo la rinuncia del suo ultimo avversario, Edoardo Garrone, che ha preferito un passo indietro per evitare un ultimo, fratricida, duello. Manca solo l’ufficialità.

Orsini verso la presidenza di Confindustria: sinistra e destra lo studiano

Domani si riunisce il consiglio generale di Confindustria che voterà per designare il prossimo presidente. Il 23 maggio, con l’assemblea finale di Confindustria, avverrà l’investitura finale per Orsini, a due settimane dal voto per le Europee. Un lasso di tempo brevissimo, su cui i partiti riflettono: sposterà voti la sua presidenza, e in così poco tempo? Ed ecco che le interpretazioni sulle sue idee, sul suo background e sulle idee contenute nel suo programma, iniziano a farsi largo nei corridoi dei palazzi e nelle redazioni dei giornali.

Orsini non è catalogabile, politicamente, ma geograficamente sì: è espressione della cosiddetta “Confindustria del Nord Est”, come l’ha definita nei giorni scorsi il friulano Agrusti, e delle piccole e medie imprese che esportano nel mondo grazie alle propri eccellenze, al “made in Italy” tanto caro al governo e al centrodestra, che proprio in quella parte d’Italia fa man bassa di voti: Orsini è un apolitico che però vede col fumo negli occhi le rinnovabili ideologiche che tanto piacciono a sinistra, che chiede all’Italia di ridiscutere le norme Ue che penalizzano le imprese italiane, a cominciare dalla questione “imballaggi”, i deliri del “green deal”, un apolitico che sul fronte fiscale boccia gli incentivi a pioggia per privilegiare l’alleggerimento del costo del lavoro sulle imprese. Contrario, contrarissimo, invece, è il futuro presidente di Confindustria all’abolizione del bonus edilizi da parte del governo Meloni, che a suo avviso hanno aiutato molto le imprese italiane (non a caso guida un colosso delle costruzioni) anche se a caro prezzo per i conti pubblici. Ma è contrario, tanto per dire, a qualsiasi forma di patrimoniale, visibile o mascherata, sul settore immobiliare.

Interessi dal legno, all’edilizia fino ai prosciutti

Emiliano, classe 1973, amministratore Delegato di Sistem Costruzioni Srl, e di Tino Prosciutti SpA, presidente di Maranello Residence Srl,  consigliere delegato di Sistem Cubiertas Iberica Sl consigliere di amministrazione di AFI (Associazione Forestale Italiana) Emanuele Orsini è un figlio d’arte e in Confindustria è stato presidente di Assolegno (2013) e poi di Federlegno Arredo (2017). Dal 2020 è stato al vertice con Carlo Bonomi, come vice presidente con deleghe su credito, finanza e fisco. Ma non tutto il suo programma è in continuità con la vecchia governance.

Un altro dei temi che Orsini porta avanti, nelle sue battaglie confindustriali  è la battaglia di genere, tema certamente caro a destra nell’era meloniana. “Dobbiamo cercare di valorizzare le donne, non per tematiche di genere ma soprattutto per il fatto che questo è un valore aggiunto per noi”. Ma non solo: “Abbiamo bisogno che i giovani facciano parte della nostra organizzazione, senza lasciarli da parte, loro sono il nostro futuro”, ha detto nei suoi spunti programmatici.

Poi l’energia, pulita, ma non solo. “Serve un mix energeticoLe rinnovabili sono importanti ma non si può usare solo questo tipo di energia, perché sappiamo benissimo che anche noi dobbiamo puntare con forza energie costanti e consentire alle nostre imprese di essere più competitive”. Non certo roba di sinistra, come le aperture sul nucleare. “E’ necessario parlare del nucleare di 5ª generazione perché l’unica via per rendere competitive le nostre imprese che sono in concorrenza con Paesi nei quali cui l’energia costa 2/3 o addirittura cinque volte meno. Serve un mercato europeo unico e di questo io non ho dubbi e noi dobbiamo pretenderlo con forza”.

Con forza, magari anche con la forza della politica nelle sedi (e sulle sedie) giuste.

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