Antifascismo, Rampelli: “Non capisco cosa si voglia ancora dalla Meloni. C’è chi ha bisogno dello scontro”

26 Apr 2024 18:51 - di Federica Argento

“Io penso che dal 1945 a oggi, anzi anche prima, c’è sempre stata all’interno delle vecchie forze del Cln (Comitato di Liberazione Nazionale, ndr) una specie di partita interna per chi dovesse assumere la leadership del movimento. Ma non si è mai deciso nulla. Questo tipo di tentativo si trascina fino ai giorni nostri; tant’è che la gran parte delle forze che hanno contrastato la dittatura nazifascista non hanno protagonismo”. Sono le parole di  Fabio Rampelli (vice presidente della Camera dei Deputati ed esponente di Fratelli d’Italia) a Radio Cusano Campus. Un’analisi storica che vuole andare oltre i meccanismi di odio innescati nella giornata di ieri: un 25 aprile strumentalizzato, un’occasione persa un giorno divisivo.

Antifascismo, Rampelli: “Non capisco cosa si voglia ancora dalla premier Meloni”

Nel corso del programma ‘L’Italia s’è desta’, Rampelli è stato chiamato a chiarire il significato di un post da lui pubblicato su facebook riguardo la strumentalizzazione del 25 aprile in chiave politica. E sul tema dell’antifascismo ha quindi proseguito: “Non capisco che cosa si voglia. La Presidente del Consiglio, per l’ennesima volta e non solo in occasione del 25 aprile, si è scagliata contro il fascismo. Così come esplicitamente riportato anche nel suo ultimo post, nelle sue più recenti dichiarazioni.  Penso che questo debba essere sufficiente. E’ la parola antifascismo che fa incagliare il meccanismo” – precisa-. E’ un termine complesso, ma io penso piuttosto che sia importante dire che chi fa politica e rappresenta le istituzioni, rappresenta un partito, un movimento, una storia culturale diversa da quella della sinistra, dunque francamente non capisco questo accanimento su una parola in quanto tale”.

Rampelli: “Nell’antifascismo militante si sono consumati eccidi”

“Nell’antifascismo militante,  per esempio, – analizza Rampelli-  si sono consumati eccidi, si sono uccisi ragazzi innocenti. Ancora oggi le persone che causano violenze dentro le università o nei centri sociali si richiamano a questa parola identificante. Il problema però rimane sempre lo stesso: non si riesce mai ad arrivare a questa data con uno spirito comunitario, di condivisione. Perché si vuole tenere per sé questa festa e non condividerla con nessuno; non includere nessuno, non farla diventare la festa di tutti. Anche di quelli per esempio che avevano i nonni da una parte oppure dall’altra, in cerca magari anche di una pacificazione storica. Eppure -ha continuato Rampelli- sia la destra si è emancipata dal fascismo e dal neofascismo; sia la sinistra dal comunismo e dal neocomunismo. È dunque una fase positiva e dovremmo viverla in quanto tale, perché è un fatto particolarmente rilevante e utile per il futuro dell’Italia questo strappo rispetto alle proprie radici”.

Questo il post di Rampelli

“Se fosse una festa di pace, inclusione, amicizia, libertà, non violenza; un’occasione per rinsaldare la comunità nazionale e renderla più forte di fronte alle sfide del nostro tempo accorrerebbero milioni di italiani da ogni città. Invece anche quest’anno tocchiamo con mano solo la volontà di strumentalizzare il 25 aprile in chiave politica: (inneggiando alla spallata contro un “pericoloso e illiberale” governo). Potrebbe essere il giorno della coesione e del superamento degli steccati ideologici in nome della libertà; consapevoli di aver costruito – seppure a fatica e non definitivamente – una società dove neofascisti e neocomunisti, con il loro residuale e folcloristico armamentario, sono un prefisso telefonico, dove destra e sinistra si sono definitivamente emancipate dalle rispettive origini e rappresentano una garanzia per i diritti primari della persona, qualunque sia il governo in carica”.

“C’è chi ha bisogno dello scontro”

Ma c’è chi ha bisogno dello scontro per sopravvivere e rema da decenni contro questa prospettiva: l’unica che possa rigenerare lo spirito autentico di una nazione che voglia rialzarsi e definire il suo destino”. È quanto ha scritto il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia sulla sua bacheca Facebook. “Vedere – si legge tra le altre cose-  palestinesi e gruppettari filo Hamas cercare di espellere dalla festa di liberazione gli eredi delle vittime dell’Olocausto, fino a ferirne alcuni, fa capire quanto ci sia bisogno di un salto di qualità. La solidarietà alla Brigata ebraica non è solo doverosa ma necessaria oggi piu che mai”

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