Elly Schlein, dopo un anno c’è poco da festeggiare: Conte insidioso, correnti in tumulto e campo largo sospeso

2 Mar 2024 9:16 - di Vittoria Belmonte

Un anno fa Elly Schlein – era il 26 febbraio del 2023 – festeggiava al Monk di Pietralata la vittoria alle primarie del Partito Democratico. Una vittoria, si badi bene, ottenuta grazie alle primarie aperte ai non iscritti. Questi ultimi infatti avrebbero preferito di gran lunga Stefano Bonaccini. In pochi avevano scommesso sulla vittoria di questa 38enne che andava in giro con zaino e borraccia ma l’effetto Meloni (cioè vedere una donna in prima linea) è stato un fattore che ha giocato certamente in favore di Elly.

La nuova leader ha da subito puntato sull’immagine movimentista – a parte lo scivolone comunicativo sull’armocromista – mostrandosi come l’alternativa ai signori delle tessere e cioè a quell’apparato del partito che non l’ha mai amata e che da subito ha intrapreso l’antico sport caro ai democratici e cioè cercare di demolire il leader appena incoronato. Proprio la composizione della segreteria dem e’ stato il primo terreno di scontro fra nuova maggioranza a guida Schlein e la minoranza composta da tre pilastri: Base Riformista, corrente organizzata attorno alla figura di Lorenzo Guerini; Ex mozione Bonaccini, che di lì a poco si sarebbe strutturata in Energia Popolare; neo-ulivisti, ovvero gli ex lettiani senza Enrico Letta.

Saranno questi ultimi a fornire un aiuto alla segretaria al momento dello stallo sulla composizione della segreteria e delle presidenze dei gruppi. Anche in questo caso, la mina da disinnescare porta il nome di De Luca. Si tratta però di Piero, figlio del governatore campano Vincenzo, che la segretaria dem vuol tenere fuori dall’ufficio di presidenza, non rinnovandolo nel ruolo di vice capogruppo.  Una scelta che provoca il nervosismo di Base Riformista che, tuttavia, fa entrare in segreteria il senatore Alessandro Alfieri come responsabile Riforme e Pnrr del partito. Gli equilibri nel partito rimangono fragili, anche perché a marzo c’e’ da votare la proroga dell’invio di armi all’Ucraina, nervo scoperto dei dem.

La linea in politica estera non sarà mai chiarita offrendosi in tutta la sua ambiguità agli analisti politici . Infatti il 6 giugno, alla prima prova del voto, si registra il primo disastro. La delegazione Pd al Parlamento Europeo vota contro l’indicazione della leader a favore dello strumento normativo che offre la possibilita’ ai paesi membri di utilizzare fondi Pnrr per la produzione di munizioni da inviare a Kiev. Votano secondo l’indicazione del Nazareno soltanto Camilla Laureti, Pietro Bartolo e Massimiliano Smeriglio. Difficolta’ che la leader dem incontra anche in seguito, dopo il 7 ottobre e l’inizio dell’operazione militare israeliana a Gaza.

La segretaria si concentra quindi su campagne più strumentali e di effetto: come lo sciacallaggio sui morti di Cutro. Il primo test elettorale, pero’, delude: alle amministrative di maggio, il Pd vince solo a Vicenza. “E’ una sconfitta netta”, ammette Schlein che poi avverte chi, nelle correnti, comincia a mugugnare: “Mettetevi comodi, sono qui per restare”. L’analisi della sconfitta di Schlein, tuttavia, offre anche spunti sulla strategia futura: “Da soli non si vince”, è la frase che diventera’ un leit motiv anche per le tornate elettorali successive. Su questa linea si muove il rapporto di Schlein con Giuseppe Conte. I due si inseguono e si respingono in un ‘balletto’ che li porta anche in piazza l’uno al fianco dell’altro. La prima a offrirsi all’abbraccio e’ Schlein, apparendo alla manifestazione contro il precariato organizzata dal M5s a meta’ giugno e facendo arrabbiare la minoranza del proprio partito.

In seguito farà arrabbiare parecchio anche i cattolici, con Graziano Delrio  che si dichiara pronto a autosospendersi per il siluramento della consigliera veneta Anna Maria Bigon, che si è rifiutata di sottostare ai diktat del partito e con la sua astensione ha bloccato la legge regionale sul fine vita in Veneto.

Oltre a questo, Schlein spinge sempre più forte sulla polarizzazione con Meloni. La premier raccoglie la sfida in conferenza stampa, dicendosi ben disposta a partecipare a un duello Tv. Nella risposta di Conte si legge la determinazione a non lasciarsi escludere dalla scena: “Meloni puo’ fare le strategie che vuole e scegliere di confrontarsi con chi vuole. Ciò che non può fare è scegliersi gli oppositori”, sottolinea Conte. Risultato: il Pd sta inchiodato al 20 per cento.

Il dopo-voto in Sardegna non è tutto in discesa per Elly Schlein. E’ arrivato un segnale di conforto al centrosinistra ma in un anno la leader dem non è riuscita a risolvere il dilemma che aleggia su tutta l’area contraria al governo Meloni: l’alleanza con i post-grillini si fa o no? E su quali basi? E chi sarà il futuro candidato premier del centrosinistra? Domande che attendono risposta. Al momento l’unico collante che hanno è l’essere anti. Antimelonismo mascherato da antifascismo. La solita vecchia tiritera.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *