Meloni-Schlein, parla l’esperto: la premier ha un vantaggio, è autentica sia se parla all’Onu sia se fa il karaoke con gli amici

25 Gen 2024 14:41 - di Annalisa Terranova

Molti analisti hanno scritto oggi sui giornali che il duello alla Camera tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein è stato un po’ l’antipasto di quel confronto tv che i rispettivi staff stanno preparando in vista delle elezioni europee. Luigi Di Gregorio, docente di Comunicazione politica e sfera digitale, ha assistito al question time e ne ha tratto l’impressione che qualcosa nella comunicazione di Schlein sia cambiato. Di Gregorio sta per dare alle stampe uno studio che si basa proprio sui modi in cui i leader comunicano, si intitola War Room. Attori, strutture e processi della politica in campagna permanente (Rubbettino).

Elly Schlein si è svegliata, ha scritto Il Foglio. Un parere condivisibile? 

Più che altro mi sembra sia migliorata nella scelta dei temi su cui puntare. Schlein “prima versione” aveva un menù tipico da “partito ZTL”: diritti, immigrazione, ambientalismo, questione LGBTQ, antifascismo e così via. Poi col tempo, anche per la contesa elettorale interna col Movimento 5 Stelle, ha virato verso temi più cogenti e più sentiti dall’opinione pubblica, come il reddito minimo e, da qualche tempo, la sanità pubblica. Secondo me, questa è la novità più rilevante, che ha ricadute sull’incisività della comunicazione. Restano però i problemi di posizionamento su molti altri temi, ad esempio sulle guerre in corso.

Il duello alla Camera è stato fiacco o un anticipo del confronto televisivo annunciato per le europee?

Non mi è sembrato fiacco. Ma il question time ha regole fisse e peraltro permette a chi interroga il governo di poter parlare due volte, a fronte di una sola dell’esecutivo. Dunque, per le opposizioni è un’occasione per avere “l’ultima parola” e giocarsi quindi una chiusura a effetto, senza diritto di replica del governo. E ieri, su questo, Schlein mi è sembrata più efficace di Conte, ad esempio.

Quali differenze nel modo di comunicare di Meloni e Schlein?

Ci sono diverse differenze, ma forse quella più importante è quella che io definisco “autenticità percepita”. Nella politica personalizzata e mediatizzata di oggi, tra le varie caratteristiche di una leadership vincente, quella dell’autenticità secondo me è cruciale. Che vuol dire essere (e apparire) autentici? Vuol dire essere fedeli a se stessi in ogni circostanza. E questo comporta credibilità e fiducia. Meloni risulta autentica all’Assemblea generale dell’ONU come a un karaoke tra amici. Schlein è percepita ancora come troppo “costruita”. Da ciò derivano anche la capacità di improvvisare e di reagire a domande scomode, su cui Schlein risulta ancora spesso piuttosto debole.

Il politologo Campi da noi intervistato afferma che i duelli televisivi non smuovono gli elettori e che in genere finiscono in parità. E’ così? 

Sì e no. Statisticamente è vero che la maggior parte dei confronti TV non smuovono quote di elettori e al limite confermano le convinzioni di chi ha già deciso. Tuttavia, essi costituiscono anche lo strumento grazie al quale è più facile che qualcosa cambi in una campagna elettorale. Se pensiamo a Kennedy-Nixon o a Reagan-Mondale, ma anche a Berlusconi-Occhetto ad esempio, è difficile dire che non abbiano inciso sul voto finale. I duelli TV sono la più grande occasione per mettere davvero a confronto i candidati, uno accanto all’altro, come prodotti sullo scaffale di un negozio, e per valutare tutti gli aspetti, dalla comunicazione non verbale a quella paraverbale fino a quella verbale. Dunque, potrebbe finire in parità, ma potrebbe anche essere un’occasione da sfruttare, per entrambe.

Perché Meloni sembra più aggressiva verso Conte rispetto a Schlein?

Per tre ragioni, tra loro collegate. Una è elettorale: è più facile che un elettore del Movimento 5 Stelle si sposti verso Fratelli d’Italia rispetto a un elettore del Pd. E siccome anche il M5S è ormai un partito personalizzato – nel senso che molti elettori lo votano per via del suo leader – Conte entra facilmente nel mirino di Meloni. La seconda è di posizionamento politico ed è in parte collegata alla prima: è facile capire cosa divide FdI dal Pd, hanno una storia e un sistema di valori completamente diversi, spesso diametralmente opposti; viceversa, distinguersi dal M5S è più difficile perché è un partito che non ha una storia di sinistra o di destra e che cerca di posizionarsi sui temi caldi per l’opinione pubblica a prescindere da una particolare “visione del mondo”. La terza ragione è che Meloni ha un’idea di democrazia molto anglosassone, anzi molto statunitense direi. Sogna una democrazia in cui chi governa è eletto dal popolo e in cui si confrontino, di fatto, due forze politiche: conservatori e progressisti. In questo schema, in questa logica binaria “destra-sinistra”, “noi contro loro”, il M5S non è facilmente collocabile e diventa quindi un elemento di disturbo.

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